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Compensazione delle spese legali e responsabilità processuale aggravata

17 Marzo 2015


Compensazione delle spese legali e responsabilità processuale aggravata

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 Marzo 2015



Spese giudiziali: la regola della soccombenza, le eccezioni, la condanna al risarcimento del danno per lite temeraria e responsabilità processuale aggravata.

Chi intraprende una causa civile non ha più tanta paura di perdere, quanto di dover poi pagare le spese all’avversario. E questo perché le recenti riforme al processo civile hanno reso assai più certa – e onerosa – la condanna alle cosiddette spese processuali. La compensazione delle spese (secondo la logica “ognuno paga il proprio avvocato”) diventa, infatti, l’eccezione e la regola, ora, è che “chi perde paga” (leggi “Quando si pagano le spese processuali con la riforma”).

Dall’altro lato incombe sempre la spada di Damocle della condanna per responsabilità processuale aggravata (che può essere inflitta anche d’ufficio, senza richiesta di controparte) nel caso in cui l’azione (o la resistenza in giudizio) venga vista, dal giudice, come un semplice motivo per allungare i tempi o impedire alla controparte di conseguire i propri diritti. Insomma, chi abusa del processo, imponendo cause delle quali, invece, non ce ne sarebbe assolutamente bisogno, paga, oltre alle spese processuali, anche il risarcimento del danno all’avversario.

Ecco dunque una rassegna di sentenze che la Cassazione, a chiarimento di tali principi, ha di recente avuto modo di pubblicare.

L’aspetto più cruciale è l’obbligo di motivazione: la legge, infatti, richiede al giudice di motivare la decisione ogni volta che intende compensare le spese tra le parti. Non è, invece, necessaria la motivazione in caso di condanna alle spese a carico della parte soccombente, in quanto questa discende direttamente dal codice di procedura.

E allora il punto è quando tale motivazione possa ritenersi adeguata e quando, invece, è insufficiente. Fermo restando che la parte che ritenga non corretta la decisione del giudice può sempre impugnare la parte della sentenza che dispone sulle spese (ossia tanto la condanna, quanto la compensazione).

Le ipotesi

Attualmente, gli unici casi in cui il giudice può compensare le spese sono:

– se vi è soccombenza reciproca (in termini molto semplici, quando il giudice rigetta in tutto o in parte la/le domanda/e di entrambe le parti)

– nel caso di assoluta novità della questione trattata

– nel caso in cui vi sia stato un mutamento della giurisprudenza rispetto alle questioni trattate in causa.

Prima della riforma del 2014 [1], invece, la norma era molto più generica e consentiva al giudice maggiore libertà, perché disponeva la compensazione delle spese nei seguenti casi (che, comunque, continuano ad applicarsi per le cause anteriori alla nuova legge):

– se vi è soccombenza reciproca o concorrono;

– in caso di altre gravi ed eccezionali ragioni, da esplicitare nella motivazione.

In passato la Cassazione ha chiarito [2] che In tema di spese giudiziali, le “gravi ed eccezionali ragioni“, da indicarsi esplicitamente nella motivazione, che ne legittimano la compensazione totale o parziale, devono riguardare specifiche circostanze o aspetti della controversia decisa: non è sufficiente il semplice riferimento alla “natura processuale della pronuncia”, che, in quanto tale, può trovare applicazione in qualunque lite che venga risolta sul piano delle regole del procedimento.

È insufficiente la motivazione di compensare le spese, data dal giudice, con tale formula: “in considerazione delle questioni trattate”, se non altrimenti specificate [3].

La responsabilità processuale aggravata

La legge [4] prevede anche la possibilità che il giudice condanni ad un risarcimento del danno la parte che abbia agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave. Si chiama responsabilità processuale aggravata e, per essere disposta dal giudice, è necessaria comunque la richiesta di controparte.

In ogni caso, però, il presupposto della condanna al risarcimento dei danni a titolo di responsabilità aggravata per lite temeraria è la totale soccombenza, con la conseguenza che non scatta tale risarcimento in caso, per esempio, di soccombenza reciproca o parziale [5].

Essa vale tanto in primo grado (si pensi a un’iniziativa giudiziaria avventata), quanto in appello (una impugnazione pretestuosa).

Secondo un orientamento giurisprudenziale [6], i danni andrebbero sempre dimostrati. Va rigettata la richiesta di condanna al risarcimento dei danni da lite temeraria se tali danni non sono provati. Un’altra tesi, invece, sostiene che i pregiudizi da lite temeraria potrebbero desumersi da “nozioni di comune esperienza”.

La responsabilità per lite temeraria

È tuttavia possibile anche una condanna per lite temeraria che, a differenza della precedente ipotesi (responsabilità processuale aggravata), può scattare anche d’ufficio, a prescindere dalla richiesta della controparte. La legge, in particolare, prevede che il giudice possa condannare la parte soccombente al pagamento di una somma equitativamente determinata ed ulteriore, rispetto alle spese di lite.

In pratica si sanziona la condotta con la quale si sia ostacolato il diritto della controparte ricorrendo a strategie processuali inutilmente dilatorie. Il presupposto per la condanna è, anche in questo caso, la mala fede, colpa grave, ovvero l’assenza della normale prudenza. Non si può disporre in tutte le ipotesi di semplice soccombenza.

A differenza dell’ipotesi tradizionale della responsabilità aggravata, la quantificazione del pregiudizio avviene secondo equità, senza che sia richiesta la prova del danno.

Secondo infatti il Tribunale di Napoli [7], la condanna per lite temeraria presuppone non solo il requisito oggettivo della totale soccombenza di controparte e quello soggettivo dell’elemento psicologico di aver agito o resistito in mala fede o colpo grave, ma richiede anche la prova, quantomeno nelle sue linee essenziali relativamente ad an e quantum, di un danno subito, potendo il Giudice liquidare equitativamente tale danno solo una volta fornita tale prova relativa all’esistenza del danno.

La condanna per responsabilità processuale aggravata e quella per lite temeraria non sono alternative, ma, al contrario, possono essere cumulate, poiché basate su presupposti parzialmente differenti. Sicché il giudice, sussistendone le condizioni, può pronunciare condanna applicando entrambe le disposizioni di legge, pur dovendo evitare di ristorare il medesimo pregiudizio due volte [8].

In definitiva la condanna per responsabilità processuale aggravata o per lite temeraria si sostanzia in una sanzione conseguente all’inosservanza del dovere di lealtà e probità cui le parti sono tenute. Ma tale condanna non può conseguire solo perché il giudice ha accolto le tesi della controparte, bensì occorre che l’avversario abbia tenuto (e se ne dia prova) un comportamento temerario con dolo o colpa grave, nel senso della consapevolezza o dell’ignoranza derivante dal mancato uso di un minimo di diligenza, dell’infondatezza delle suddette tesi.

In pratica, non si deve essere caduti semplicemente in un errore sull’interpretazione delle norme del diritto (per le quali già c’è la condanna alle spese), ma anche bisogna aver avuto la consapevolezza della non spettanza della prestazione richiesta ovvero intrapreso la causa in maniera imprudente, imperita e negligente [9].

note

[1] L. 162/2014 di conversione del DL n. 132/2014.

[2] Cass. ord. n. 16037/2014.

[3] Cass. ord. n. 15413/2011.

[4] Art. 96 cod. proc. civ.

[5] Cass. ord. n. 24294/2014.

[6] Trib. Bari, sent. n. 3990/2014.

[7] Trib. Napoli, sent. n. 6013/2013. Cfr. anche Trib. Padova, sent. n. 2255/2013.

[8] Cass. sent. n. 4925/2013.

[9] Trib. Genova, sent. n. 252/2013.

Autore immagine: 123rf com


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