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Lo sai che? La banca accede subito ai dati del debitore col Pra, Inps e anagrafe tributaria

Lo sai che? Pubblicato il 17 marzo 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 17 marzo 2015

Pignoramento e ricerca telematica dei beni del debitore: vale anche per l’istituto di credito la possibilità di farsi autorizzare dal presidente del tribunale.

Non più trasparenti solo ai “raggi x” del medico. Gli italiani non avranno più segreti né per il fisco, né per le banche, né per chiunque altro. Inutile negarlo: siamo all’alba di una vera e propria rivoluzione culturale, prima ancora che giuridica: quella che consente ai creditori di andare a frugare, con estrema facilità, nelle banche dati delle pubbliche amministrazioni per ricercare i beni del debitore da pignorare. Un diritto subordinato solo all’autorizzazione del Presidente del Tribunale, il quale è obbligato a concederla a semplice esibizione di una copia del titolo esecutivo (una sentenza, un decreto ingiuntivo, un assegno, una cambiale; leggi “Ricerca telematica dei beni del debitore: documenti da allegare all’istanza”).

Per nascondere beni o denaro non resterà che il vecchio e caro materasso. Banche, Equitalia e qualsiasi altro creditore potranno infatti eseguire la cosiddetta ricerca telematica dei beni del debitore, attraverso un comunissimo computer: quello dell’ufficiale giudiziario o, in mancanza, chiedendolo direttamente al gestore della banca dati (l’Inps, l’Agenzia delle Entrate, ecc.). Ecco solo alcuni esempi dei nuovi poteri.

1 | ACCESSO AL P.R.A. (pubblico registro automobilistico)

Il creditore potrà effettuare il pignoramento dell’automobile del debitore senza doverla più cercare materialmente. È finito il vecchio gioco di chi nascondeva il mezzo nel garage del parente o in una lontana rimessa, per sottrarla alle grinfie dell’ufficiale giudiziario quando si presentava a casa. Oggi, infatti, il pignoramento si fa in via telematica.

Il creditore accede (tramite l’ufficiale giudiziario) al pubblico registro delle automobili e lì controlla l’eventuale titolarità di una vettura in capo a chi gli deve somme di denaro. A questo punto l’ufficiale giudiziario invia al debitore un’ingiunzione con cui gli intima di consegnare, entro 10 giorni, l’automobile. Si realizza, insomma, una sorta di fermo auto, perché il proprietario del mezzo non solo non vi potrà più circolare, ma dovrà anche affidarlo all’IVG (Istituto Vendite Giudiziarie) per la messa all’asta. Se non lo fa, qualsiasi agente di polizia lo potrà fermare su strada e disporre l’acquisizione con la forza del mezzo.

Per maggiori informazioni leggi “Pignoramento di auto, moto e rimorchi: nuova competenza e adempimenti dell’avvocato”.

2 | ACCESSO ALL’ANAGRAFE TRIBUTARIA

Nell’anagrafe tributaria, tenuta dall’Agenzia delle Entrate, sono indicati non solo i redditi del contribuente, ma soprattutto le loro fonti. Così, per esempio, se si tratta di lavoratore subordinato, verrà indicato il datore di lavoro da cui percepisce lo stipendio e nei confronti della cui azienda effettuare il pignoramento del quinto. Sarà indicato anche l’istituto di previdenza dal quale il pensionato percepisce l’assegno mensile. Saranno recuperabili le informazioni su eventuali quote societarie da cui l’imprenditore percepisce utili e dividendi o gli eventuali canoni di locazione percepiti dal proprietario di casa. Così, per esempio, se il debitore ha dato in locazione un appartamento a dei ragazzi universitari, il creditore potrà intimare a questi ultimi di pagare la mensilità direttamente nelle sue mani.

3 | ACCESSO ALL’INPS

Eventuali indennità e assegni previdenziali o di assistenza pignorabili saranno rintracciabili anche direttamente tramite un accesso all’Anagrafe dell’Inps, dove tutti i contribuenti sono ormai schedati. È di pochi giorni fa, inoltre, la notizia dell’operatività del nuovo casellario dell’Istituto che censisce tutti i sostegni economici erogati agli italiani. Anche questi, nei limiti in cui lo prevede la legge, potranno essere facilmente pignorati, solo attraverso una consultazione “a distanza” tramite computer.

4 | ACCESSO ALL’ANAGRAFE DEI RAPPORTI FINANZIARI

Il creditore potrà sapere quanti conti correnti, e presso quali istituti, possiede il debitore. Non solo. Ne potrà conoscere l’ammontare e ogni movimentazione “sospetta” da sottoporre eventualmente a revocatoria: si pensi alla chiusura del conto con spostamento delle somme su un altro rapporto intestato a un parente.

È questa l’anagrafe dei rapporti finanziari (o, anche detta, dei “conti correnti”) che, forse, è l’unica banca dati di cui gli Istituti di credito non avranno bisogno (proprio perché ne sono gli autori). Per legge, le banche devono inviare periodicamente all’Agenzia delle Entrate una sorta di censimento di tutti i conti correnti, deposito titoli, cassette di sicurezza e qualsiasi altra fonte di ricchezza da loro gestita per conto dei propri clienti. In altre parole, non solo il saldo, ma anche qualsiasi prelievo o versamento andrà ad arricchire questo enorme archivio che sarà consultabile da chiunque, non solo dal Fisco.

Risultato: i creditori non avranno più bisogno di incaricare le agenzie investigative, poiché potranno chiedere la consultazione dell’anagrafe direttamente all’ufficiale giudiziario.

5 | ACCESSO AI REGISTRI IMMOBILIARI

Come già in precedenza, il creditore potrà sempre effettuare una visura immobiliare per verificare se il debitore è titolare di immobili o quote di immobili.

PROCEDURA

Leggi gli approfondimenti: “Esecuzione forzata: la nuova ricerca telematica dei beni da pignorare” e “Nuovo contributi unificato per la ricerca telematica da parte dell’ufficiale giudiziario” e Ricerca telematica dei beni del debitore: documenti da allegare all’istanza”).

ENTRATA IN VIGORE

La legge è già entrata in vigore anche se la stessa sembra subordinare la possibilità di tale accesso all’emanazione di decreti attuativi che ancora non sono stati adottati. Ma alcuni tribunali sono passati sopra questa lacuna e hanno autorizzato il creditore, “bypassando” l’ufficiale giudiziario, a farsi rilasciare le informazioni direttamente dalle amministrazioni che gestiscono la singola banca dati, in attesa che gli uffici giudiziari si aggiornino alla riforma.

Tra i fori favorevoli a un immediato accesso alle banche dati, nonostante l’assenza dei decreti attuativi, vi è Pavia. In tal caso, quindi, il giudice autorizza la banca (o qualsiasi altro creditore) a ottenere, direttamente dai gestori delle banche dati, tutte le informazioni rilevanti per l’individuazione di cose e crediti del debitore da sottoporre ad esecuzione.

Peraltro, la nuova norma non richiede un previo tentativo di pignoramento; anzi, la procedura di ricerca dei beni appare concettualmente preliminare e strumentale al successivo pignoramento.

Quando la disposizione parla di “creditore procedente”, si legge nel provvedimento del giudice di Pavia, allude a chi intende procedere all’esecuzione. Di conseguenza appare sufficiente la verifica presidenziale della sussistenza del titolo; soltanto quando la riforma entrerà a regime, osserva il giudice, la richiesta dovrà essere rivolta all’ufficiale giudiziario e unicamente per mancanza di accessibilità alle banche dati sarà rivolta al presidente del Tribunale “richiedendosi la previa notifica del titolo e del precetto proprio in ragione del soggetto nei cui confronti al ricerca viene domandata”.

Di contrario avviso quello di Novara, secondo cui bisogna ancora attendere i decreti attuativi.

note

Autore immagine: 123rf com


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