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Inutile la doppia firma sul contratto se richiama tutte le clausole

17 marzo 2015


Inutile la doppia firma sul contratto se richiama tutte le clausole

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 marzo 2015



Clausole vessatorie: la doppia sottoscrizione della parte che accetta il modulo non deve essere apposta sotto al richiamo di tutte le clausole contenute nelle condizioni generali di contratto.

Ecco una sentenza, pubblicata dal Tribunale di Reggio Emilia [1], con un utilissimo suggerimento per tutti coloro che si trovino a sottoscrivere uno di quei consueti e interminabili moduli, contenenti le condizioni generali di contratto con un operatore telefonico, una banca, una finanziaria, una società della luce o del gas, ecc. Bisogna prestare massima attenzione a tali contratti perché, a volte, potrebbero essere in parte nulli, con la conseguenza che il cliente/consumatore sarà libero da obblighi particolarmente onerosi. Ma procediamo con ordine.

Quando ti rapporti a una controparte particolarmente forte sotto il profilo commerciale, ti sarai certamente abituato al fatto che una firma non è più sufficiente, ma, in genere, te ne vengono chieste almeno due o tre. Di norma, la prima è per l’accettazione del contratto, la seconda per l’autorizzazione al trattamento dei dati personali (la legge sulla privacy) e la terza serve a ratificare le cosiddette “clausole vessatorie” ossia quelle condizioni, inserite nell’accordo, che per te possono essere più svantaggiose rispetto alle normali clausole contrattuali, perché implicano la rinuncia a diritti più “delicati”.

A tal fine, la legge impone, a chi redige il modulo, di indicare, con una apposita postilla di chiusura, tutte le clausole vessatorie presenti nel contratto, e ivi far apporre al cliente un’ulteriore firma (appunto la terza), in modo che questi possa prestare massima attenzione a tali situazioni di svantaggio e accettare dette clausole in modo specifico e consapevole, per evitare successive sorprese.

Ecco perché troverai nel contratto una dicitura simile alla seguente “Ai sensi e per gli effetti dell’art. 1341 e seguenti del codice civile, il cliente dichiara di accettare le seguenti clausole: art. …. art. …. art. …, “ ecc.

Ebbene, con una recente sentenza [1], il Tribunale di Reggio Emilia ha chiarito che, quando si richiamano le clausole vessatorie, chi ha redatto il contratto non può, insieme ad esse, inserire anche quelle non vessatorie perché, così facendo, oltre ad eludere l’obbligo di legge, ingenererebbe confusione nel consumatore.

Cercheremo di spiegarci con un esempio.

Sarebbe inefficace una tale dicitura: “Ai sensi e per gli effetti… il cliente dichiara di accettare le seguenti clausole: art. 1, art. 2., art. 3, art. 4, art. 5, art. 6,…” e così via.

È invece corretta la dicitura “Ai sensi e per gli effetti… il cliente dichiara di accettare le seguenti clausole: art. 5, art. 8., art. 13, art. 14…” dove tali sono solo le clausole vessatorie.

Le clausole vessatorie

Nel nostro ordinamento vige un principio (detto “autonomia negoziale”) in base al quale le parti, se trovano l’accordo, possono dare al contratto qualsiasi contenuto essa preferiscano. Tale libertà ovviamente trova alcuni limiti invalicabili, come, per esempio, il divieto di accordarsi per prestazioni contrarie all’ordine pubblico (per esempio: la vendita di una partita di armi o di droga), al buon costume (la concessione di piaceri sessuali), le norme imperative (la retribuzione al datore di lavoro di importo inferiore a quanto previsto dal contratto collettivo).

Non solo. Quando il contratto viene stilato da una sola parte e all’altra non resta che sottoscriverlo in calce, non avendo partecipato al processo formativo del testo, quest’ultima viene ulteriormente tutelata dalla legge. Infatti, il codice civile elenca una serie di clausole, che chiama vessatorie. Esse sono:

1) le condizioni che stabiliscono, a favore di colui che le ha predisposte:

– limitazioni di responsabilità, facoltà di recedere dal contratto o di sospenderne l’esecuzione,

2) oppure sanciscono a carico dell’altro contraente:

decadenze, limitazioni alla facoltà di opporre eccezioni, restrizioni alla libertà contrattuale nei rapporti coi terzi, tacita proroga o rinnovazione del contratto, clausole che deferiscono le eventuali controversie agli arbitri (cosiddette clausole compromissorie) o deroghe alla competenza dell’autorità giudiziaria (riserva di foro).

Se manca la firma apposita

Se al consumatore non viene chiesta la firma apposita sulla clausola che richiama le clausole vessatorie, queste ultime saranno inefficaci: con la conseguenza, per esempio, che se il contratto prevede che, in caso di lite, la decisione spetta agli arbitri, il consumatore potrà ugualmente agire presso il Tribunale. Oppure se il contratto stabilisce che il contratto si rinnova automaticamente in caso di mancata disdetta, anche tale previsione non avrà alcun effetto.

 

Il richiamo non può mai essere “in blocco”

Con la sentenza in commento, viene precisato che il richiamo, a fine contratto, delle clausole vessatorie non può riferirsi, in blocco, a tutte le condizioni generali di contratto, comprese quelle prive di carattere vessatorio, poiché sarebbe un riferimento generico che priva l’approvazione della specificità e della separatezza richieste, rendendo difficoltosa la selezione e la conoscenza delle clausole a contenuto realmente vessatorio.

Quindi è necessaria non solo la sottoscrizione separata, ma anche una indicazione delle singole clausole vessatorie (e solo di quelle) idonea a suscitare l’attenzione del sottoscrittore sul significato delle clausole specificamente approvate.

note

[1] Trib. Reggio Emilia, sent. del 30.10.2014.

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