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Limite alle condanna delle spese processuali: solo per l’equità

17 marzo 2015


Limite alle condanna delle spese processuali: solo per l’equità

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 marzo 2015



Fino a quanto può ammontare la condanna, per la parte soccombente, a pagare l’avvocato della controparte?

Se ti spaventa l’eventuale condanna alle spese legali, che potrebbe scattare qualora il giudice dovesse darti torto, sappi che, in determinati casi, esiste un tetto massimo a tale importo. La legge, infatti, stabilisce che [1], nelle cause davanti al giudice di pace fino a 1.100 euro (che sono, in sostanza, le cause in cui il cittadino può difendersi personalmente, senza bisogno dell’avvocato), le spese, competenze ed onorari liquidati dal giudice non possono superare il valore della controversia. Questo significa, per esempio, che se stai ricorrendo contro una multa di 35 euro, la condanna alle spese legali non potrà mai superare tale importo.

Questa disposizione, però, è stata interpretata in modo non corretto da parecchi cittadini che, per questa ragione, dopo aver proposto ricorsi a volte avventati e frettolosi al giudice di pace (per esempio, per l’annullamento di un autovelox, un photored o per qualsiasi altra vertenza fino a 1.100 euro), con il rigetto della domanda giudiziale, si sono trovati a dover pagare spese processuali per svariate centinaia di euro, a volte fino a superare le 4 cifre.

Ciò perché non tutti sono a conoscenza della chiarificatrice sentenza della Cassazione dell’anno scorso [2].

In pratica, la Corte ammonisce che il limite per la liquidazione delle spese processuali, sancito dal codice di procedura civile [1], non riguarda tutti i tipi di controversie, ma solo quelli in cui il giudice è chiamato (su richiesta delle parti) a decidere secondo equità e non secondo diritto.

Invece, nelle controversie d’opposizione a verbale di accertamento per violazioni del codice della strada che vengono decise “secondo diritto” (anche se di competenza del giudice di pace e di valore non eccedente €. 1.100,00) si applicano le regole generali con i parametri delle parcelle stabilite per tutte le altre cause (e con i relativi importi).

Cosa si intende per “decisione secondo equità”?

Di norma, il giudice di pace, nel pronunciarsi sulle domande proposte dalle parti, e quindi nel decidere la causa, deve applicare le norme di diritto ossia quelle previste dalle leggi che tutti conosciamo (o meglio, che dovremmo conoscere). Tuttavia, il giudice può anche decidere la causa secondo equità, cioè senza dover applicare norme di diritto, in base a quello che la sua personale esperienza (più di “uomo” che di “magistrato”) gli suggerisce come giusto.

Il Giudice di pace decide secondo equità in due casi:

– quando il valore della controversia non supera 1.100 euro con l’eccezione delle cause derivanti da contratti conclusi mediante sottoscrizione di moduli o formulari;

– quando la controversia ha ad oggetto diritti disponibili delle parti e queste gliene facciano richiesta.

In ogni caso, quando il giudice decide secondo equità trova i seguenti limiti:

– non può decidere secondo equità le norme di ordine processuale (per esempio, quelle che stabiliscono la nullità di una notifica, il difetto di legittimazione passiva, ecc.);

– deve sempre rispettare la Costituzione e le norme della Comunità Europea se di rango superiore alle leggi ordinarie;

– deve sempre osservare i principi regolatori della materia applicabili alla fattispecie concreta.

note

[1] Combinato disposto art. 82 e art. 91 cod. proc. civ.

[2] Cass. sent. n. 9556 del 30.04.2014.

Autore immagine: 123rf com

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