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La donazione indiretta

17 marzo 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 marzo 2015



I coniugi possono trasferire la proprietà dei beni immobili in favore dei figli nell’atto di separazione personale mediante il ricorso allo schema della donazione indiretta.

Il trasferimento spontaneo di un bene o di un diritto in favore di altra persona senza pretendere nulla in cambio prende il nome di donazione. La donazione è, infatti, quel contratto con il quale una parte arricchisce l’altra disponendo a favore di questa di un suo diritto o assumendo verso la stessa un’obbligazione.

La causa, cioè la ragione che giustifica il contratto di donazione, è lo spirito di liberalità [1].

La donazione è un “contratto formale”: con tale espressione si vuol dire che ai fini della validità dell’operazione negoziale le parti devono rispettare le formalità richieste dalla legge.

Il legislatore, infatti, stabilisce che la donazione rivesta la forma dell’atto pubblico, sia redatta da un notaio in presenza di due testimoni e venga accettata dal donatario cioè dalla persona a favore della quale è disposto il beneficio economico [2].

Tuttavia, al fine di evitare le procedure ed i costi che lo strumento della donazione comporta, sempre più spesso si assiste nella prassi al diffondersi di forme di “donazione indiretta”.

In altre parole i privati stipulano negozi giuridici diversi da quello previsto per la donazione pur se mossi dall’animus donandi cioè dallo spirito di liberalità.

Sono esempi di donazioni indirette il pagamento del debito altrui cioè il pagamento spontaneo di un debito contratto da altra persona; il contratto a favore di terzo, cioè il contratto con cui due soggetti dispongono il trasferimento di un diritto a favore di una terza persona; la vendita ad un prezzo irrisorio, cioè ad un prezzo notevolmente inferiore rispetto al valore reale del bene.

In tutti questi casi le parti raggiugono l’obiettivo di arricchire una persona senza stipulare un vero e proprio atto di donazione.

Un’altra ipotesi di donazione indiretta oggi molto diffusa ricorre qualora, al momento della separazione personale, i coniugi stabiliscano di trasferire la proprietà di uno o più immobili di cui sono titolari in favore dei figli.

Più nel dettaglio, piuttosto che procedere ad una donazione vera propria, nel decreto di omologa della separazione o nella sentenza, i coniugi si obbligano a trasferire in un secondo momento il diritto di proprietà sui propri beni immobili in favore dei figli.

Il successivo atto negoziale di trasferimento del diritto potrà assumere la forma di un contratto (di solito si richiama lo schema del contratto a favore di terzo) oppure di un negozio unilaterale (cioè un atto posto in essere da una sola persona in favore di un’altra): tuttavia, qualora non abbia altra causa se non che lo spirito di liberalità dei genitori verso i figli, l’operazione negoziale realizzata in realtà integrerà una donazione indiretta.

Il grande vantaggio delle donazioni indirette è che i beni giuridici in tal modo trasferiti assumono la veste giuridica di beni personali.

In conclusione, qualora il donatario sia a sua volta coniugato, il bene cosi acquistato verrà considerato bene personale e non cadrà in comunione legale [3].

note

[1] Art. 769 cod. civ.

[2] Art. 782 cod. civ.

[3] Art. 179, co. 1 lett. b), cod. civ.

Autore immagine: 123rf com

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