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Lo sai che? Separazione dei coniugi: quali soluzioni se pende un mutuo sulla casa?

Lo sai che? Pubblicato il 18 marzo 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 18 marzo 2015

Al momento della separazione, il problema della pendenza di un mutuo sulla casa familiare può essere considerato dal giudice nei provvedimenti relativi al mantenimento o essere oggetto di diversi tipi di accordo da parte dei coniugi.

 

Capita spesso che, sulla casa familiare, penda un mutuo intestato ad uno o ad entrambi i coniugi.

Tale condizione economica, al momento della separazione, è spesso motivo di forti attriti tra le parti in quanto, di solito, l’immobile viene assegnato a chi dei coniugi (in genere la donna) vivrà stabilmente con la prole, indipendentemente dalla titolarità sul bene o da chi fra le parti si sia impegnato con la banca.

Non va dimenticato, però, che il peso di un mutuo può facilmente finire col danneggiare anche gli assegnatari della casa: chi, infatti, pur andando via di casa, dovrà proseguire nel pagamento delle rate alla banca, dovrà al contempo affrontare non solo i maggiori costi legati ad un nuovo alloggio, ma anche quelli del mantenimento dei figli e (non di rado) del coniuge, così correndo il rischio (invero piuttosto frequente) di divenire non più solvibile verso uno o l’altro dei suddetti creditori.

Ecco perché è quanto mai opportuno che, nell’interesse di tutta la famiglia, la coppia riesca a trovare un accordo.

Cercheremo in questo articolo di illustrare le diverse soluzioni a riguardo, distinguendo quali tra esse possono essere disposte dal giudice e quali, al contrario, necessitano di un preventivo accordo da parte dei coniugi.

LE POSSIBILI SOLUZIONI DEL GIUDICE

 

Anche se il Tribunale non può in alcun modo modificare il rapporto contrattuale tra l’istituto di credito e il/i coniuge/i, ciò non toglie che, in presenza di una espressa richiesta, egli possa tener conto del mutuo gravante su una o entrambe le parti in causa al fine di assumere i provvedimenti di tipo patrimoniale.

Egli potrà quindi disporre:

– quale modalità di adempimento dell’obbligo di contribuzione al mantenimento dei figli (minori o maggiorenni non autosufficienti), il pagamento delle rate di mutuo gravante sulla casa familiare: si tratta, infatti, non solo di una voce di spesa determinata, ma anche strumentale alle esigenze cui il mantenimento è finalizzato [1]: naturalmente, tale soluzione non potrà mai produrre l’effetto di far uscire il coniuge obbligato dal contratto di mutuo, ma terrà semplicemente in considerazione l’obbligo periodico di quest’ultimo al pagamento della rata al fine di ridurre o eliminare l’assegno di mantenimento;

una decurtazione dell’assegno di mantenimento dovuto al coniuge [2] in ragione del fatto che questi, a differenza dell’altro, continuerà ad avere l’immobile in godimento.

 

LE SOLUZIONI DEI CONIUGI

Ciò che può essere stabilito dal giudice quando vi siano contrasti tra coniugi, può tranquillamente costituire oggetto delle condizioni separazione concordate da marito e moglie.

Il mutuo come modalità di mantenimento

I coniugi, perciò, ben potranno prevedere – senza rivedere in alcun modo le condizioni con l’istituto di credito – che la prosecuzione nel pagamento del mutuo da parte di chi fra i due lascerà la casa venga considerata una forma di contributo al mantenimento del coniuge e/o dei figli che continueranno ad abitare l’immobile.

Oltre a ciò, tuttavia, i coniugi hanno la possibilità di concordare condizioni ben più elastiche rispetto a quelle su descritte, andando anche ad incidere (a differenza di quanto non possa fare il giudice) sulle condizioni contrattuali stipulate con la banca o sulla titolarità del bene stesso.

Vediamo in che modo.

Vendita della casa

Una soluzione da non sottovalutare può essere quella di vendere l’immobile, estinguere il mutuo su di esso gravante e dividere i proventi della vendita in proporzione alle quote di proprietà di ciascuno.

Tale soluzione è sicuramente praticabile più agevolmente in mancanza di figli ma non deve essere necessariamente esclusa in loro presenza.

Potrebbe darsi, infatti, che la specifica situazione familiare renda più conveniente l’acquisto di una casa più piccola al fine di poter affrontare con maggiore serenità le spese per la sua gestione oppure l’utilizzo di altro appartamento, magari concesso in comodato d’uso da un familiare.

Cessione della proprietà

Altra possibilità è quella che uno dei due ceda la proprietà esclusiva del bene all’altro , il quale si assumerà in via esclusiva l’accollo del mutuo.

Tale accordo, tuttavia, va subordinato alla necessaria presenza di alcune condizioni:

– se il mutuo è cointestato è necessario il previo consenso della banca a che solo una delle parti garantisca per il prestito erogato

– se i coniugi intendono inserire tale accordo nel ricorso per separazione (usufruendo delle relative agevolazioni fiscali [3]) dovranno prima verificare che detta soluzione sia praticabile presso il Tribunale di competenza. Alcuni Tribunali, infatti, non consentono di attuare trasferimenti immobiliari con la separazione o il divorzio, ma solo di prevedere tra le condizioni dello stesso, un impegno al successivo trasferimento; ciò in quanto ritengono di tutelare maggiormente i coniugi stante il diverso ruolo e funzioni di giudice e notaio[4].

In caso di trasferimento della proprietà, le parti potranno anche stabilire che siano rimborsate al coniuge uscente (che vende la propria quota all’altro) le rate già corrisposte. Il rimborso potrà essere operato, in mancanza di liquidità e in base al caso specifico, anche prevedendo:

– la cessione di un altro bene in proprietà (una seconda casa di vacanza, la quota di una multiproprietà)

– la riduzione dell’eventuale assegno di mantenimento dovuto.

Estinzione del mutuo

I coniugi inoltre possono anche decidere di estinguere il mutuo tramite corresponsione alla banca delle residue rate. Si tratta di una possibilità da non sottovalutare sia nel caso che il saldo residuo con la banca sia basso, sia nell’ottica di tutelare la prole da eventuali rischi di future inadempienze.

note

[1] Cass., sent. n. 20139 del 3.09.2013.

[2] Cass. civ., sent. n. 15333/10 del 25.06.2010,relativa al caso in cui una donna risultava assegnataria della casa coniugale anche in assenza di prole.

[3] L’ Art. 19 L. n. 74/1987 stabilisce che “Tutti gli atti, i documenti ed i provvedimenti relativi al procedimento di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili del matrimonio nonché ai procedimenti anche esecutivi e cautelari diretti ad ottenere la corresponsione o la revisione degli assegni di cui agli articoli 5 e 6 della legge 1º dicembre 1970, n. 898, sono esenti dall’imposta di bollo, di registro e da ogni altra tassa”. Tale a norma, pur riferendosi al solo divorzio, si applica anche nel caso di “separazione” in quanto la Corte Costituzionale con sent. n 154 del 10.05.1999 ha equiparato il trattamento fiscale degli atti relativi al divorzio a quelli relativi alla separazione.

[4] Cfr. Trib. Milano, decreto 21.05.2013.

Autore immagine: 123rf com


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