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Lo sai che? Se arriva la finanza e la tua contabilità è dal commercialista

Lo sai che? Pubblicato il 19 marzo 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 19 marzo 2015

L’imprenditore che non mostra al fisco la contabilità non può essere condannato per evasione se dimostra, anche per testimoni, che i documenti sono custoditi dal commercialista.

Senza peli sulla lingua: nel nostro Paese, l’arrivo della finanza alla porta è sentito un po’ come l’irruzione dei militari in regime di guerra. Un’affermazione che, dietro un’immagine ironica, nasconde comunque un fondo di verità. Perché è così che, ormai, si sente il contribuente: tra oneri della prova invertiti, presunzioni a favore del fisco e una moltitudine di adempimenti fiscali e burocratici tra i quali è facile perdersi.

Così, nessuno – specie gli imprenditori e i professionisti – si augura che, un giorno, suonando al campanello, debba scorgere la divisa con le fiamme gialle.

Ma che succede se, in quel frangente, il contribuente non dovesse essere trovato in possesso della propria contabilità?

In generale il rifiuto di mostrare al fisco i propri “libri” e “scritture” costituisce reato di occultamento dei documenti contabili. La legge [1], infatti, stabilisce che (salvo che il fatto non costituisca più grave reato) tale reato scatta nei confronti di chi, allo scopo di evadere le imposte sui redditi o l’Iva, occulta o distrugge in tutto o in parte le scritture contabili, o i documenti di cui è obbligatoria la conservazione, in modo da non consentire la ricostruzione dei redditi o del volume d’affari.

Ma questo reato è a carattere doloso. In buona sostanza, richiede la coscienza e la volontà, da parte del contribuente, di evadere le imposte.

Per cui, se l’imprenditore, a cui la finanza abbia richiesto le scritture contabili, dimostri di non esserne in possesso, perché consegnate al proprio commercialista, dimostra tutt’al più un comportamento di disinteresse, ossia un atteggiamento tutt’al più colpevole, ma non certo doloso. E pertanto non punibile penalmente per come prima detto.

Così il contribuente che non esibisce al fisco la contabilità non può essere condannato per evasione fiscale se dimostra, anche per testimoni, che i documenti sono custoditi dal commercialista.

È quanto chiarito dalla Cassazione questa mattina [2].

Se è vero – si legge in sentenza – che il contribuente che dichiari che le scritture contabili si trovano presso il commercialista deve esibire l’attestazione di quest’ultimo ove specifica le scritture contabili in suo possesso, è altrettanto vero, però, che la mancata esibizione di tale attestazione o il rifiuto del soggetto terzo all’esibizione delle scritture stesse o la sua opposizione all’accesso degli organi accertatori, comportano come unica conseguenza legale che i libri, i registri, le scritture e i documenti contabili non possono essere più presi in considerazione in favore del contribuente.

Ciò non vuol dire che la mancata esibizione della attestazione si trasforma automaticamente in una mancanza di prova della tenuta delle scritture da parte del terzo. Così il giudice penale potrebbe formare la propria decisione, in assenza di prove documentali, dalle dichiarazioni testimoniali fornite da terzi che attestino, appunto, la consegna dei libri al commercialista.

note

[1] Art. 10, d.lgs. n. 74/2000.

[2] Cass. sent. n. 11479/15.

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. Aggiungerei che per la verifica presso il commercialista il mandato deve essere richiesto nuovamente e non ha validità quello presentato per l’accesso allo stabile del contribuente.

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