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Pensione 2015, come anticiparla: tutte le modalità

21 marzo 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 marzo 2015



Vediamo insieme come recuperare il maggior numero di annualità utili al raggiungimento della pensione.

Oltre alle deroghe legate a particolari requisiti personali, un’altra possibilità per superare i rigidi parametri imposti dalla Riforma delle Pensioni [1] è il recupero degli anni non coperti da contributi, o con contribuzione versata a casse differenti.

In particolare, gli istituti utili al fine di ottenere annualità di assicurazione in più sono la ricongiunzione, il riscatto, la totalizzazione, il riconoscimento di contribuzione figurativa ed i versamenti volontari: analizziamoli nel dettaglio.

 

IL RISCATTO

 

Tramite il riscatto, è possibile assicurare determinati periodi privi di versamento:

Periodi di studio universitario: sono compresi in quest’insieme i periodi corrispondenti a tutta la durata dei corsi legali di studi universitari, esclusi gli anni accademici cosiddetti “fuori corso”; la copertura è però esclusa per le annualità già coperte da contribuzione (come avviene nell’ipotesi degli studenti-lavoratori).

Periodi di lavoro svolto all’estero: normalmente, i periodi di lavoro subordinato prestati all’estero sono coperti da contribuzione, se lo Stato estero possiede una convenzione previdenziale con l’Italia; in caso contrario, è sempre possibile richiedere il riscatto relativo a tale lasso di tempo.

Periodi di formazione professionale, di studio e ricerca: in via generale, il riscatto è ammesso solo qualora la formazione sia stata preordinata all’acquisizione di titoli o di attestati per la progressione in carriera (come tirocini o borse di studio); l’istituto, però, non è ammesso da tutte le gestioni previdenziali.

Intervalli di lavoro part-time: per quanto concerne i lassi di tempo per i quali non è stata effettuata la prestazione lavorativa, è sempre possibile richiedere il riscatto.

 

– Periodi di congedo per gravi motivi familiari [2]: qualora il lavoratore abbia usufruito di tale congedo non retribuito, previsto per un massimo di due anni, può richiederne il riscatto nel caso in cui il versamento di tali contributi sia stato omesso.

Per poter coprire le annualità elencate, il soggetto interessato è tenuto ad effettuare un versamento (frazionabile sino a 120 rate [3]) al proprio Ente previdenziale, la cui misura varia a seconda dei periodi da riscattare, dell’età e sesso del richiedente, nonché della sua retribuzione attuale.

 

 

LA RICONGIUNZIONE E LA TOTALIZZAZIONE

La ricongiunzione è un istituto che consente al lavoratore di unire i periodi assicurativi , versati in gestioni differenti , presso la stessa gestione previdenziale: in questo modo, i contributi possono essere considerati come appartenenti ad un unico fondo , dando luogo ad una sola pensione.

Con la totalizzazione, meccanismo alternativo alla ricongiunzione, invece, i periodi versati presso gestioni diverse non sono riuniti, ma sommati: ciascuna contribuzione resta, cioè, accreditata presso la gestione originaria, pertanto l’ammontare finale dell’assegno pensionistico è dato dalla somma delle singole quote di pensione, calcolate secondo le regole di ogni gestione interessata.

Le differenze esistenti tra le due discipline si rispecchiano nei costi a carico del richiedente: mentre la ricongiunzione è onerosa, la totalizzazione, invece, è gratuita.

Dal 2010 [4], difatti, tutte le operazioni di ricongiunzione sono a pagamento; precedentemente, era possibile ricongiungere a titolo gratuito, presso l’INPS, i contributi maturati presso forme di previdenza sostitutive, esclusive o esonerative dell’Assicurazione Generale Obbligatoria

Il calcolo del costo di ricongiunzione dipende, in parallelo a quanto previsto per il riscatto, da diversi fattori, quali la data di presentazione della domanda, età e sesso del richiedente ed anzianità contributiva.

La domanda deve essere presentata alla gestione previdenziale nella quale devono essere ricongiunti i diversi periodi assicurativi, che curerà l’intero iter, e comunicherà all’interessato l’ammontare dell’onere a suo carico ed eventuali rateizzazioni: se almeno le prime tre rate della somma indicata non sono versate entro i 60 giorni successivi , o non risulta pervenuta richiesta di rateazione, si presume la rinuncia alla ricongiunzione, mentre il versamento implica l’irrevocabilità.

Dal 2013 [5] esiste, poi, una nuova disciplina, la totalizzazione retributiva, detta anche “cumulo”: essa consente, ai lavoratori iscritti più forme di assicurazione obbligatoria, al pari della totalizzazione, l’unione di più lassi di tempo non coincidenti; a differenza della totalizzazione, che prevede il solo calcolo contributivo delle frazioni di pensione, però, consente il calcolo dell’assegno pensionistico, “pro quota”, ovvero per ogni singola gestione, anche col metodo retributivo (solo quando spettante al soggetto).

LA CONTRIBUZIONE VOLONTARIA

Il lavoratore, qualora il rapporto di lavoro cessi o sia sospeso, può versare volontariamente i contributi, al fine di raggiungere il diritto alla pensione: per effettuare gli accrediti, è necessaria un’autorizzazione dell’Ente previdenziale di riferimento, che la potrà fornire solo se il soggetto ha maturato almeno cinque anni di contributi effettivi nella vita lavorativa, o tre anni (un anno per part time, stagionali o parasubordinati) di contribuzione nei cinque anni che precedono la richiesta.

L’importo dei contributi volontari si ottiene applicando l’aliquota contributiva prevista, (che varia a seconda dell’annualità e del settore, e non può essere inferiore alla retribuzione settimanale imponibile prevista dalla normativa), all’ imponibile previdenziale del lavoratore riferito all’anno precedente la data di presentazione della domanda.

Se il soggetto è iscritto ad altre forme di previdenza sostitutive Gestioni speciali, Gestione Separata o Casse dei Liberi professionisti , non può essere ammesso al versamento.

 

 

LA CONTRIBUZIONE FIGURATIVA

Nella vita lavorativa, esistono periodi coperti da contributi “fittizi”, cioè non versati dal datore di lavoro, né dal lavoratore, che hanno lo scopo di tutelare la persona in caso di sospensione o la cessazione del rapporto di lavoro; i periodi coperti da contribuzione figurativa riguardano le seguenti situazioni:

– servizio militare o civile;

– lavoro prestato presso un Paese estero privo di convenzione previdenziale con l’Italia;

– fruizione dell’indennità di disoccupazione;

– mobilità e cassa integrazione;

– congedo parentale ed altre tipologie di congedo-aspettativa retribuita;

– infortunio, malattia o maternità riconosciuta nell’assicurazione obbligatoria.

In talune ipotesi i contributi figurativi sono accreditati automaticamente, per altre è necessaria la domanda: in ogni caso, l’istituto non comporta alcuna spesa a carico del lavoratore ed è utile, generalmente, sia per il diritto che per la misura della pensione.

note

[1] D.L.201/2011.

[2] L. 53/2000.

[3] L. 247/2007.

[4] L.122/2010.

[5] Art.1, Co 239-246, L. 228/2012.

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2 Commenti

  1. sono una dipendente di un ospedale pubblico, nata il 20/07/1954 e assunta il 01/12/1976, quindi 39 anni e 61 di età al 01/12/2015, usufruisco della legge 104 per mio padre 86enne, sono stanca, ho anche i miei problemi di salute. quando posso andare in pensione? con la legge 104 posso andare prima?
    grazie infinite per la risposta

  2. sono una dipendente pubblica, compirò 58 il 1° settembre e ho 37 anni di contribuzione avendo iniziato il 20/04/1978, ho i benefici delle L. 104 dal 2010 per mia madre 87enne, ho una percentuale del 50 per cento di invalidità civile dovuta a recente malattia. quando posso andare in pensione, posso andare prima?
    grazie per il vostro aiuto.

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