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Lo sai che? Modalità di deduzione delle spese di vitto ed alloggio dei professionisti

Lo sai che? Pubblicato il 21 marzo 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 21 marzo 2015

Prestazioni alberghiere e somministrazione di alimenti nella dichiarazione dei redditi.

Recentemente il legislatore è intervenuto sul regime fiscale delle spese di vitto e alloggio dei professionisti [1] stabilendo che “le prestazioni alberghiere e di somministrazione di alimenti e bevande acquistate direttamente dal committente non costituiscono compensi in natura per il professionista”.

È rimasta, invece, invariata la previsione secondo cui tali tipologie di prestazioni (ovvero le spese relative a prestazioni alberghiere e a somministrazione di alimenti e bevande) nel caso siano state direttamente spesate da parte del professionista stesso, sono deducibili nella misura del 75% e, in ogni caso, per un importo che complessivamente non può superare il 2% dell’ammontare dei compensi che il professionista ha percepito quali corrispettivo della sua attività nel corso del periodo d’imposta.

Con la citata novella normativa, che è entrata in vigore a partire dal 1° gennaio 2015, non viene quindi più richiesto – ai fini della deducibilità del costo sostenuto direttamente dal committente per conto del professionista dal reddito imponibile del professionista stesso – l’addebito in fattura, da parte del lavoratore autonomo, delle spese di vitto ed alloggio stesse: è stata, quindi, superata la procedura che a suo tempo era stata individuata dall’Agenzia delle Entrate [2].

La modifica che è stata operata nel 2014 [3] si riferisce esclusivamente alle“prestazioni alberghiere e di somministrazione di alimenti e bevande”, senza andare ad incidere su altre tipologie di spese che il professionista può trovarsi a sostenere nel corso della sua attività ed indispensabili per il suo svolgimento, come quelle relative, ad esempio, agli spostamenti del professionista pagati direttamente dal committente (biglietti di aerei, treni, ecc.): in proposito, l’Agenzia delle Entrate ha, infatti, osservato che tale regime non è applicabile alle spese per prestazioni e somministrazioni acquistate dal lavoratore autonomo e analiticamente addebitate in fatture al committente, né a quelle relative a prestazioni diverse (ad esempio, i servizi di trasporto), ancorché acquistate direttamente dal committente [4].

In tale sede, è stato inoltre precisato che la norma che stiamo esaminando [5] – non attribuendo il carattere di “compensi in natura” ad alcune tipologie di prestazioni e somministrazioni nel caso in cui siano state acquistate direttamente dal committente – comporta una deroga al principio generale che viene enunciato dal TUIR secondo cui il rimborso delle spese a favore del professionista da parte del committente, ovvero il sostenimento delle spese direttamente a cura del committente, costituisce un’erogazione che deve essere considerata come un compenso erogato a favore del professionista stesso.

La conseguenza di tale deroga comporta, quindi che i valori corrispondenti alle prestazioni e somministrazioni acquistate da parte del committente, di cui lo stesso professionista ha beneficiato per rendere la propria prestazione, sono completamente irrilevanti, ai fini della determinazione del reddito da lavoro autonomo in capo al professionista, sia nel caso in cui siano considerati dal punto di vista dei compensi in natura sia nel caso in cui siano considerati sotto il profilo delle spese per la produzione del reddito. Quindi, sempre in sede di determinazione del reddito imponibile del professionista, finiscono per essere del tutto neutri sia nel momento in cui si vanno a prendere in considerazione i fattori che incrementano il reddito imponibile sia nel momento in cui si vanno a considerare quei fattori che riducono il reddito medesimo.

Va poi tenuto in considerazione il fatto che per il committente, sia esso impresa o lavoratore autonomo, la deducibilità del costo che è stato sostenuto per la fruizione del servizio alberghiero o di ristorazione non è più subordinata all’effettiva ricezione della parcella da parte del professionista, e finisce per dipendere esclusivamente dalle regole che risultano essere ordinariamente applicabili alle rispettive categorie reddituali di appartenenza.

L’Agenzia delle Entrate ha, inoltre, provveduto a chiarire il fatto che la modifica normativa che stiamo commentando – nel momento in cui sancisce che le prestazioni e le somministrazioni che sono state acquistate dal committente e fruite dal professionista nell’esercizio della propria attività non hanno rilevanza di compenso in natura– è diretta alla semplificazione degli adempimenti contabili e fiscali precedentemente previsti e non comporta, per quanto riguarda il committente, un trattamento fiscale relativamente alle spese alberghiere ed a quelle per la somministrazione di alimenti e bevande peggiorativo rispetto a quello che tornava applicabile prima dell’entrata in vigore della citata novità legislativa.

Di conseguenza, in capo al committente non opera il limite di deducibilità del 75% del costo delle prestazioni da lui acquistate e fruite dal professionista [6]. Tale orientamento presuppone, naturalmente, che risulti essere possibile la dimostrazione dell’inerenza della spesa sostenuta rispetto all’attività svolta da parte del committente, l’effettività della stessa e che dalla documentazione fiscale risultino quali sono gli estremi del professionista che ha usufruito delle prestazioni o somministrazioni.

La disposizione è ritenuta applicabile anche nella determinazione dei redditi diversi derivanti dall’esercizio di attività occasionali [8] in conseguenza della sostanziale identità tra la nozione di compenso riferibile all’attività di lavoro autonomo professionale e quella ascrivibile all’attività di lavoro autonomo non abituale [9].

Da quanto sinora detto deriva il fatto che, ovviamente, anche gli importi relativi alle prestazioni alberghiere e di somministrazioni di alimenti e bevande, che sono state acquistate direttamente dal committente, da un lato non possono essere ritenuti compensi in natura a favore del lavoratore autonomo non abituale e dall’altro, specularmente, non possono essere ritenuti deducibili dal reddito di lavoro autonomo non abituale [10].

note

[1] Con l’articolo 10 del D.Lgs. n. 175/2014 è stato sostituito il secondo periodo dell’articolo 54, comma 5, del D.P.R. n. 917/1986 (TUIR).

[2] Si vedano in proposito le Circolari Ministeriali n. 28/E/2006, paragrafo 38 ed 11/E/2007, paragrafo 7.2. e 7.3.

[3] D.Lgs. n. 175/2014.

[4] Si veda in proposito quanto viene indicato nella C.M. n. 31/E/2014, paragrafo 2.

[5] Ovvero il novellato secondo periodo dell’articolo 54, comma 5, del TUIR.

[6] Articoli 54, comma 5, primo periodo, e 109, comma 5, quarto periodo, del D.P.R. n. 917/1986 (TUIR) e C.M. n. 31/E/2014, paragrafo 2.1.

[7] Novellata dal D.Lgs. n. 175/2014.

[8] Di cui all’articolo 67, comma 1, lettera l), del TUIR.

[9] Si vedano in tal senso le C.M. n. 58/E/2001 e n. 1/E/1973, e le R.M. n. 49/E/2013, n. 69/E/2003 e n. 20/E/1998.

[10] Il principio enunciato vale anche nel caso, diverso da quello che è stato oggetto d’esame da parte della R.M. n. 49/E/2013, in cui l’attività di lavoro autonomo occasionale non si configura come sostanzialmente gratuita, in quanto il relativo incarico prevede un compenso di importo eccedente le spese sostenute da aprte del lavoratore autonomo occasionale stesso (C.M. n. 31/E/2014, par. 2.2.).

Autore immagine: 123rf com


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