Diritto e Fisco | Editoriale

Reati minori: non c’è più bisogno dell’avvocato penalista

22 Marzo 2015


Reati minori: non c’è più bisogno dell’avvocato penalista

> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 Marzo 2015



Perché pagare due legali e intraprendere due cause quando una delle due è ormai totalmente inutile?

 

Magari non si tratta dell’aumento del contributo unificato o di un nuovo ritocco ai decreti ministeriali sul “tariffario legale”. Ma gli avvocati penalisti hanno poco da festeggiare dopo l’ultima riforma del codice di procedura penale. E questo perché una fetta (a volte consistente) di guadagni verrà ridotta per via dell’introduzione della nuova causa di archiviazione del procedimento penale per “tenuità del fatto”.

Intraprendere cause per piccoli reati, per una ingiuria, una diffamazione, una minaccia, o perché si è dato una spinta a Tizio o sferrato un cazzotto a Caio, o per le consuete ritorsioni condominiali non conviene più e non ci sarà cliente che, di fronte all’alternativa di denunciare il proprio rivale, non si chiederà se piuttosto non sia meglio rivolgersi direttamente all’avvocato civilista.

E questo perché – come abbiamo già scritto in “Vittime di reato lieve: non conviene più denunciare” – la querela e il conseguente processo penale, se si tratta di reati “lievi” (ossia puniti con la reclusione fino a 5 anni o con la pena pecuniaria) non portano più ad alcun utile risultato: in tali casi, infatti, il procedimento si deve concludere con il proscioglimento dell’imputato per tenuità del fatto.

E allora, perché mai sostenere una causa penale con tutti i costi e le difficoltà che comporta se non si giunge più alla punizione del colpevole?

Perché esporsi all’eventuale ritorsione del querelato o semplicemente esacerbare la conflittualità tra le parti se il colpevole otterrà l’archiviazione?

Non solo. C’è poi l’aspetto logistico: partecipare alle udienze, citare i testimoni (a volte parenti e amici), sottoponendo anche questi ultimi alle “torture” del giudice e degli avvocati di controparte.

Infine, dulcis in fundo, c’è sempre la parcella dell’avvocato penalista, molto più “libera”, dai limiti tariffari, rispetto a quella dell’avvocato civilista.

Giustificare tutto questo solo per “macchiare” la fedina penale di controparte potrebbe non avere più senso, mancando il vero cuore del processo penale: la pena.

L’unico vantaggio che la vittima potrebbe trarre dal procedimento penale è di utilizzare poi la sentenza in un successivo giudizio civile, per chiedere il risarcimento del danno. Infatti, anche il provvedimento di archiviazione costituirà “giudicato” relativamente all’accertamento del fatto e alla commissione dell’illecito da parte dell’imputato (assolto).

Ma non è necessario agire prima penalmente per procurarsi il giudicato sul fatto. Tale compito può essere direttamente affidato al giudice civile.

Insomma, rivolgersi prima al tribunale penale e poi a quello civile solo per ottenere il risarcimento del danno rischia di duplicare tempi e costi. Con un’ulteriore penalizzazione: che l’accertamento della colpevolezza nel giudizio penale è più rigoroso di quello civile.

In sintesi, se la parte lesa deciderà di agire contro il colpevole direttamente in via civile, avrà tre vantaggi:

1. si sottoporrà solo a un processo e non a due;

2. pagherà solo una parcella all’avvocato (quello civilista) e non due;

3. avrà più possibilità di successo: infatti ottenere il giudizio di “colpevolezza” nel giudizio civile è più facile rispetto a quello penale, dove basta il ragionevole dubbio per arrivare a una assoluzione piena.

L’unica prova del reato sono le dichiarazioni della persona offesa, l’unica prova per accertare il fatto sono le dichiarazioni della vittima. Infatti, se le parti in causa non possono testimoniare nel giudizio civile, in quello penale, invece, la parte lesa può deporre a proprio favore.

A conti fatti, chi subirà un reato lieve, da oggi in poi, con molta probabilità, non sporgerà più alcuna querela, ma si recherà direttamente dall’avvocato civilista per ottenere – almeno – il risarcimento del danno.

Con buona pace di gran parte del contenzioso degli studi legali che fanno solo penale…

note

Autore immagine: 123rf com


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7 Commenti

  1. Mi spiegate come mai quando scrivete articoli così superficiali e con contenuti imprecisi non appare mai il nome dell’autore?
    1) la richiesta di archiviazione per tenuità del fatto deve necessariamente essere notificata alla persona offesa che potrà proporre opposizione e contribuire a provare che il fatto non è “lieve”.
    2) Le regole probatorie per il processo civile sono più stringenti. Vi invito a leggere la copiosa giurisprudenza penale che prevede la condanna sulla base delle sole dichiarazioni della persona offesa e raffrontarla ai principi che regolano la prova in materia civile.
    Questi solo due aspetti che, a mio avviso, avreste dovuto trattare per evitare che le persone che vi leggono – per larga parte non tecnici – cadano in errore e rinuncino a far valere i propri diritti.

  2. Da avvocato purtroppo non posso che aderire a questa analisi. L’archiviazione non può essere contestata se il fatto è tenue (a differenza di quanto scrive il sig. Cuccu). Il cittadino non ha possibilità di impedire l’archiviazione, se non dimostrando la recidiva o che il fatto non è lieve. Negli altri casi, l’archiviazione va “de plano”.
    E quanto al discorso delle dichiarazioni della vittima (che comunque l’articolo cita) è una ipotesi del tutto residuale.
    Insomma, mi trovo a dover ammettere che questa modifica comporterà una forte diminuzione della clientela.

  3. Da civilista sono felice di questa modifica: almeno i penalisti inizieranno a comprendere cosa stiamo passando noi da circa 5 anni con le varie riforme che hanno di fatto eliminato il 30% del contenzioso civile. E’ anche il turno vostro, finalmente 🙂

  4. Avv. Russo, spero che stia scherzando. Archiviazione de plano? rilegga la norma attentamente. Le riporto il testo del disposto procedurale – comma 1bis art. 411 c.p.p. ” Se l’archiviazione e’ richiesta per particolare tenuita’ del fatto, il pubblico ministero deve darne avviso alla persona sottoposta alle indagini e alla persona offesa, precisando che, nel termine di dieci giorni, possono prendere visione degli atti e presentare opposizione in cui indicare, a pena di inammissibilita’, le ragioni del dissenso rispetto alla richiesta”.
    Tale norma consente l’opposizione finalizzata all’accertamento non (come dice lei) della lieve entità ma (come dice la norma sostanziale ) delle “modalita’ della condotta” e dell'”esiguita’ del danno o del pericolo”. Mi parla poi di dichiarazione della vittima “residuale”. C’è una copiosa giurisprudenza che supporta la sentenza di condanna emessa sulla base delle sole dichiarazioni della persona offesa.
    Da ultimo, vorrei solo ricordare che i reati non devono permanere per far lavorare noi avvocati ma per tutelare esigenze superiori. Saluti

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