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Lo sai che? Lo stalking è stato depenalizzato?

Lo sai che? Pubblicato il 22 marzo 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 22 marzo 2015

La legge sull’archiviazione del procedimento per tenuità del fatto e le conseguenze sulle vittime di atti persecutori.

Sul web, e non solo, circola con insistenza la voce secondo cui il reato di stalking sarebbe stato depenalizzato. Il dubbio è sorto a quanti, leggendo il testo del nuovo decreto legislativo sull’archiviazione del procedimento penale per “tenuità del fatto” hanno ritenuto che, in tale previsione, vi rientrassero anche gli atti persecutori (per approfondimento leggi “Tenuità del fatto: una guida per l’imputato e il danneggiato).

Innanzitutto è necessaria una importante precisazione: la riforma non contiene una depenalizzazione di alcuni reati. Essi rimangono tali e, come tali, “trattati” con il codice penale e un processo penale. La novità è che, quando il fatto è di minore importanza (o, per usare le parole del decreto, “tenue“) il procedimento viene archiviato.

Più precisamente, il nuovo d.lgs. stabilisce l’automatica (e obbligatoria) non punibilità per tutti quei crimini che il codice penale sanziona alternativamente con:

– la reclusione fino a 5 anni;

– la pena pecuniaria.

All’archiviazione la vittima può sempre opporsi dimostrando l’abitualità del reo, la gravità della condotta, ecc.

Veniamo ora al reato di stalking (o meglio “atti persecutori”). Esso viene punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni [1] e, dunque, apparentemente, rientrerebbe nella nuova previsione legislativa.

Non è però così, per cui le vittime di stalking e coloro che hanno denunciato il proprio molestatore possono stare tranquilli (si fa per dire! N.d.r.). E questo perché la nuova legge esclude l’applicazione del beneficio dell’archiviazione “per tenuità del fatto” a tutta una serie di ipotesi particolarmente gravi. Tra queste (oltre al caso del delinquente abituale o per tendenza o a chi ha commesso più reati della stessa indole) vi sono i reati consistenti in condotte plurime, abituali e reiterate.

Ebbene, ai sensi del codice penale [1], il reato di atti persecutori richiede, affinché possa essere integrato, che vi siano condotte reiterate. Non solo: tali condotte, volte a minacciare o molestare la vittima, devono cagionare uno stabile e grave stato di ansia o di paura oppure devono ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona comunque legata alla vittima da relazione affettiva ovvero da costringere la stessa vittima ad alterare le proprie abitudini di vita.

Dunque, in sintesi lo stalking è integrato solo da “minacce” o “molestie” reiterate [2], e pertanto resta punibile come sempre lo è stato.

note

[1] Art. 612 bis cod pen.

[2] Cass. sent. n. 41182/2014.

Autore immagine: 123rf com


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