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Mediazione e opposizione a decreto ingiuntivo: rischio dietro l’angolo

22 marzo 2015


Mediazione e opposizione a decreto ingiuntivo: rischio dietro l’angolo

> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 marzo 2015



Gli orientamenti contrastanti dei tribunali: secondo alcuni l’onere spetta al debitore opponente, secondo altri al creditore opposto poiché riveste il ruolo di attore sostanziale.

Indubbio che, in caso di opposizione al decreto ingiuntivo, si debba procedere – laddove la materia lo imponga – al tentativo di mediazione obbligatoria. Il punto però è (e su questo si stanno interrogando i tribunali) a chi spetti tale onere. Se, cioè, al debitore opponente (in quanto ha avviato il giudizio a cognizione piena) oppure al creditore opposto (in quanto, anche durante l’opposizione, questi conserva il ruolo di creditore sostanziale).

La differenza non è di poco conto. Infatti, in caso di mancata convocazione della controparte davanti all’organismo di mediazione, le conseguenze, nell’uno e nell’altro caso, sono opposte. In particolare le due interpretazioni che si sono aperte sono le seguenti.

1- Se riteniamo che a dover intraprendere la mediazione sia il debitore opponente, allora il mancato adempimento di tale obbligo porterà alla dichiarazione di improcedibilità della opposizione e alla conferma del decreto ingiuntivo che passerà in giudicato.

Questo orientamento fa leva sulla scarsa chiarezza obiettiva delle disposizioni letterali della legge.

2 – Se, invece, si accede all’idea opposta, secondo cui la mediazione deve essere attivata dal creditore opposto, in quanto (per giurisprudenza consolidata) è su questi che permane l’onere della prova (rivestendo la qualità di creditore in senso sostanziale), allora la violazione di tale dovere porta con sé, l’accoglimento della opposizione e, quindi, la revoca del decreto ingiuntivo. È questo, ad esempio, l’orientamento del Tribunale di Firenze [2].

In particolare, secondo il giudice fiorentino, il vero significato della legge sulla mediazione impone di ritenere che il legislatore abbia voluto onerare l’attore di promuovere il procedimento conciliativo, inteso in senso sostanziale.

Del resto, la controprova si ha nel momento in cui consideriamo che cosa succederebbe se il creditore scegliesse di agire in via ordinaria: non vi è dubbio che l’onere del previo esperimento del tentativo di mediazione graverebbe su chi propone la domanda.

La conseguenza di tale ultima interpretazione è che, nel caso in cui il creditore, a ciò tenuto per legge, non abbia promosso la mediazione, il procedimento di ingiunzione si concluderà con una pronuncia in rito che, nel dichiarare l’improcedibilità della domanda, al contempo, caducherà, revocandolo, il decreto ingiuntivo.

La problematica ovviamente si pone solo per i giudizi di opposizione a decreto ingiuntivo una volta che il giudice si sia pronunciato sulla provvisoria esecuzione e abbia disposto la mediazione: sia quando la stessa è obbligatoria per legge, sia quando è obbligatoria per ordine del giudice (cosiddetta mediazione delegata).

La querelle è aperta. La confusione altrettanto. Non rimane che sperare in un intervento chiarificatore della Cassazione.

La legge, dal canto suo, non ha fatto nulla per agevolare il compito ai giudici. Il testo è, infatti, estremamente lacunoso laddove si limita a stabilire [3] che l’obbligo di mediazione (come condizione di procedibilità o quella delegata) non si applica (…) nei procedimenti per ingiunzione, inclusa l’opposizione, fino alla pronuncia sulle istanze di concessione e sospensione della provvisoria esecuzione.

In pratica, la norma ha previsto che, nelle materie rientranti nella mediazione obbligatoria, laddove il creditore intenda agire con un ricorso per decreto ingiuntivo, non è onerato di depositare la domanda di mediazione. Tuttavia si prevede che l’obbligo del previo esperimento del tentativo di mediazione sussista nel corso del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo eventualmente promosso dal debitore ingiunto.

note

[1] Trib. Nola, sent. del 24.02.2015. Trib. Firenze, sent. n. 3325 del 31.10.2014. Trib. Prato sent. del 18.07.2011. Trib. Siena, sent. del 25.06.2012. Trib. Rimini, sent. del 17.07.2014.

[2] Trib. Firenze sent. del 12.02.2015. Così anche Trib. Varese, sent. del 18.05.2012. Trib. Verona, sent. del 28.10.2014.

[3] D.lgs. n. 28/2010, per come modificato dal d.l. n. 69/2013, art. 5, comma 4.

 

Autore immagine: 123rf com

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