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Lo sai che? Regole per la tutela del decoro architettonico degli edifici condominiali

Lo sai che? Pubblicato il 22 marzo 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 22 marzo 2015

Le indicazioni fondamentali, utili a condomini ed amministratori, per il rispetto dell’estetica architettonica all’interno degli stabili condominiali.

Non è raro che sorgano discussioni o, addirittura, comincino procedimenti giudiziari allorquando si discuta se opere nuove, iniziate e/o portate a conclusione da singoli o gruppi di condomini, ledano il cosiddetto decoro architettonico.

 

Innanzitutto è utile rammentare che sovente nei regolamenti condominiali esistono norme poste a tutela del decoro condominiale e che spesso tali norme, proprio per tutelare il bene comune del decoro, hanno la finalità di ridurre le facoltà dei proprietari di eseguire specifiche attività o di destinare beni in loro esclusiva proprietà a determinati scopi.

Già semplicemente il rispetto di queste norme regolamentari consentirebbe di evitare molte discussioni o di iniziare liti giudiziarie.

La giurisprudenza definisce decoro architettonico “l’estetica complessiva data dall’insieme delle linee e strutture ornamentali, che conferisce un’armoniosa fisionomia e una unica impronta all’aspetto dell’edificio” [1].

 

Lo scopo per cui il decoro architettonico viene tutelato è, non solo preservare l’estetica dell’edificio, ma anche il valore economico dello stesso e delle unità abitative singole che lo compongono.

Per valutare se un intervento eseguito sui beni comuni (ad esempio sui muri esterni condominiali o nei giardini o viali comuni ecc.) leda o meno il decoro e l’estetica e, quindi, anche il valore economico dell’edificio, occorre analizzare lo stato attuale complessivo dell’estetica dello stabile.

 

Se, infatti, il decoro complessivo sia già degradato a causa di precedenti interventi realizzati e non rimossi, un ulteriore intervento modificativo non potrà essere considerato ulteriormente peggiorativo [2].

 

Fra i casi più frequenti in cui il decoro architettonico viene chiamato in causa, si citano quelli della installazione di caldaie sui muri esterni o di antenne satellitari sulle terrazze comuni o di tende parasole sui balconi aggettanti.

 

In tutti questi casi (ed in tutti gli altri) per stabilire, almeno per grandi linee, se un’opera sia lesiva o meno dell’estetica condominiale, occorrerà verificare se la stessa sia visibile o meno dall’esterno e se l’edificio sia stato già oggetto di interventi precedenti che ne menomarono l’originario decoro.

Se l’opera o installazione non è visibile dall’esterno o è stata preceduta da altri interventi che menomarono in passato gli originari profili architettonici dell’edificio, è chiaro che non si potrà parlare di alcuna lesione all’attuale decoro complessivo.

Infine, si precisa che è solo il giudice che può stabilire se un’opera sia o meno lesiva del decoro architettonico; in caso, quindi, di dissenso fra condomini la decisione se una nuova installazione abbia o meno leso l’estetica dell’edificio non può essere presa né dall’amministratore né dall’assemblea: occorrerà, per stabilirlo, iniziare una causa.

note

[1] Cass. sent. n. 1.286 del 25.01.2010.

[2] Cass. sent. n. 14.992 del 7.09.2012.

Autore immagine: 123rf com


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