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Risarcimento del danno: quanto rileva la realtà sociale del danneggiato?

22 marzo 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 marzo 2015



Il giudice, nel determinare l’entità del danno, non può procedere a un trattamento personalizzato sulla base del diverso costo della vita del luogo di residenza del danneggiato nel quale le somme liquidate sono destinate ad essere spese.

 

Vi siete mai chiesti se e quanto la realtà sociale ed economica di un soggetto possa condizionare la misura di un suo eventuale diritto al risarcimento del danno? Se, ad esempio, uno straniero sia vittima in Italia di un danno risarcibile, il giudice dovrà liquidargli una somma che tenga conto del diverso potere di acquisto del denaro nel suo Paese di residenza?

Ha dato risposta a questa domanda una sentenza della Cassazione di qualche mese fa [1].

In proposito, la Suprema Corte ha chiarito che, nella determinazione del danno non patrimoniale il giudice – pur dovendo procedere a valutare tutte le circostanze relative al caso concreto – non deve, tuttavia, considerare la realtà socio-economica nella quale la somma liquidata è destinata ragionevolmente ad essere spesa, in quanto essa è estranea al contenuto dell’illecito.

Per meglio comprendere le conclusioni della Corte è bene fare un breve cenno al caso sottoposto al suo esame.

La vicenda

Una donna con residenza Tunisina ricorreva in Cassazione contro una sentenza d’appello che (richiamandosi ad una precedente pronuncia [2]) aveva ridotto l’importo riconosciuto nel primo grado di giudizio per il danno morale conseguente alla morte del marito a seguito di un sinistro stradale. I giudici d’Appello, infatti, si erano pronunciati in conformità alla norma [3] secondo la quale la determinazione dell’entità del risarcimento del danno va adeguata e rapportata all’effettivo potere di acquisto della moneta dello Stato in cui risiede il danneggiato.

 

I giudici supremi, al contrario, sposando un più recente orientamento [4], hanno sottolineato che sono solo tre gli elementi che possono incidere sulla determinazione del danno da responsabilità extracontrattuale:

– il comportamento illecito,

– il danno subito dalla vittima

– e il rapporto di causa effetto tra l’uno e l’altro (cosiddetto nesso di causalità).

Non va, invece, dato rilievo alla realtà geografica di vita del beneficiario in quanto, così facendo, si calpesterebbe il principio di uguaglianza sancito dalla Costituzione [5] e il divieto di discriminazione degli stranieri legittimamente soggiornanti in Italia sancito dalle norme internazionali.

In altre parole, il contesto socio economico abituale del danneggiato e nel quale, come presumibile, egli si troverà a spendere o investire quel denaro, rappresenta un elemento che non può influire sulla misura del risarcimento del danno in quanto esterno e successivo alla fattispecie dell’illecito.

La Corte sottolinea, inoltre, come la sua pronuncia si inserisca in quel filone di giurisprudenza [6] che attribuisce rilevanza alla necessità che vi sia uniformità tra i parametri risarcitori del danno (facendo ricorso alle tabelle del Tribunale di Milano) ed evidenzia, di conseguenza, l’impossibilità per il magistrato di riferirsi, in sede di risarcimento del danno non patrimoniale, alle diverse realtà economiche e sociali del danneggiato.

“Il risarcimento del danno deve avere come obiettivo fondamentale il rispristino del valore-uomo nella sua insostituibile unicità” e non si comprende perché, aggiunge la Corte, “alla luce della giurisprudenza costituzionale e della semplice logica giuridica, a uno stesso evento dannoso possano conseguire diverse determinazioni in base alla nazionalità dei danneggiati”.

note

[1] Cass. sent. n. 24201/14 del 13.11.2014.

[2] Cass. sent. n.1637/00 a cui si conformano anche Trib.Torino, sent. del 20.07.2010, Trib.di Monza, sent. del 2.11.2007.

[3] D.M. del 12 Maggio 2003.

[4] Cass. sent. n..7932/12 del 18.05.2012.

[5] Art. 3 Cost.

[6] Cass. sent. n.12408/11 del 7.06.2011.

Autore immagine: 123rf com

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