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Lo sai che? Assegno di mantenimento del padre al figlio: linea dura della Cassazione

Lo sai che? Pubblicato il 23 marzo 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 23 marzo 2015

Mantenimento dopo la separazione, stato di bisogno del minore e impossibilità al versamento da parte del genitore in difficoltà economiche; la misura del mantenimento e i regali occasionali.

Per il genitore che, dopo la separazione dal coniuge, non versa l’assegno di mantenimento al figlio minore (o maggiorenne non autonomo economicamente) si aprono le porte del processo penale. Il capo di imputazione, infatti, è quello di “violazione degli obblighi di assistenza familiare”: un reato che scatta ogni qualvolta si fanno mancare ai figli non solo le risorse necessarie per la sopravvivenza (vitto e alloggio), ma anche quelle necessarie a una vita decorosa (sempre compatibilmente con le possibilità economiche del genitore), anche alla luce dell’evoluzione sociale: così, rientrano nell’obbligo di mantenimento anche le spese relative alle utenze, all’acquisto di un computer o di un’utenza cellulare o internet, laddove possibile. Insomma, il mantenimento ricopre non solo i mezzi di sopravvivenza minima vitale (vitto e alloggio), ma anche quelle esigenze complementari della vita quotidiana del minore (libri di istruzione, mezzi di trasporto).

Lo stato di bisogno

È questa l’interpretazione evolutiva ormai sposata dalla Cassazione. Secondo la Corte, infatti, a far scattare la responsabilità penale del genitore non è la prova dello stato di bisogno dei figli minori: quest’ultima, infatti, si presume sempre [1] già per via della minore età che obbliga, di per sé, i genitori a mantenerli. Peraltro l’obbligo di mantenimento rimane anche se a provvedervi, in via sussidiaria, sia l’altro genitore [2] o i genitori di quest’ultimo (i nonni) [3].

Non è sufficiente addurre semplici difficoltà economiche o una mera diminuzione degli introiti ma occorre provare che i disagi consistano in uno stato di vera e propria indigenza.
Così, non c’è reato per il disoccupato che percepisce un’indennità di disoccupazione insufficiente a garantirgli il minimo sostentamento [4].

Anche fuori il matrimonio

Il dovere di mantenimento del figlio minore scatta già solo dalla nascita di quest’ultimo anche se avvenuta fuori al matrimonio e sempre che sia nota al padre; non c’è bisogno, quindi, del previo accertamento della paternità da parte del giudice [5].

Le difficoltà economiche non giustificano

Non può venir meno all’obbligo del mantenimento il genitore che lamenti difficoltà economiche o uno stato di disoccupazione, se prima non interviene il giudice a ridurre la misura dell’assegno di mantenimento da versare.

Difatti le condizioni di separazione richiedono sempre la revisione giudiziale e non possono mai essere “auto-ridotte”, neanche se il genitore perde il lavoro.

L’unico caso in cui lo stato di necessità giustifica l’omissione del versamento dell’assegno e comporta l’assoluzione dal procedimento penale si ha quando l’impossibilità sia assoluta, persistente, oggettiva e incolpevole di far fronte ai propri doveri. Insomma, è necessario dimostrare, nell’eventuale processo penale, che si disponga di un solo reddito simbolico, e non di uno contenuto [6].

Regali occasionali

Il genitore che non versa l’assegno di mantenimento non può neanche giustificarsi sostenendo di aver, di tanto in tanto, contribuito al mantenimento del figlio con regali occasionali, anche periodici, come l’acquisto di un’automobile, di un motorino, di un cellulare, vestiario, ecc. o il versamento di una somma sul conto. Il punto è che quanto stabilito dal giudice per il mantenimento del figlio va rispettato alla lettera dal genitore che non può “fare di testa propria”, sostituendo l’assegno di mantenimento con regalie varie [7]. I doni – per quanto di valore elevato e stabili – non possono essere alternativi ai mezzi di sussistenza.

note

[1] Cass. sent. n. 49543/2014.

[2] Cass. sent. n. 53607/2014.

[3] Cass. sent. n. 27989/2014; Cass. sent. n. 46060/2014.

[4] Cass. sent. n. 7372/2013.

[5] Cass. sent. n. 51215/2014.

[6] Cass. sent. n. 31124/2014.

[7] Cass. sent. n. 17691/2014.

Autore immagine: 123rf com


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2 Commenti

  1. Buongiorno. Mio compagnio ha 2 figlie. 30 ed 31 anni. Una convive da anni, con un ragazzo, fra un po sposa. Tutte due lavorano in nero. Lui da molto paga mantenimento, ma loro non dicono ne anche come stai papa. Non vogliono parlare con padre, prendeno solo soldi.Cosa deve affare? Saluti di Maria

    1. Io non verso il mantenimento perchè esx ha casa che podreppe affittare. Paga un mutuo di € 450,00 al mese e il mutuo e sotto ha me. E io non posso prendere ne finanziameni e prestiti x togliemi tasse non pagate. Ho fatto due abbitazioni e sio sono da 5 ammi a casa affitto. Mio figlio non mi vuole vedere e ne parlare.. E io devo dare bil mantenimento…. Meglio fare 20 di carcere no ammantenimento cercano sempre soldi.. I giudice che vadano a zappare. Fulvio Pellegrino.

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