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Lo sai che? Difetto di poteri del funzionario dell’Agenzia delle Entrate: come eccepirlo

Lo sai che? Pubblicato il 23 marzo 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 23 marzo 2015

Ho letto della sentenza della Corte Costituzionale sui falsi dirigenti dell’Agenzia delle Entrate e della conseguente nullità delle cartelle di Equitalia: posso fare ricorso contro la cartella senza aver prima richiesto l’accesso agli atti per sapere chi ha firmato l’accertamento?

In teoria è certamente possibile presentare ricorso e sollevare l’eccezione di difetto di poteri del funzionario pur non essendo certi di ciò che si afferma. Si tratta però di una condotta “poco prudente”, per via della possibilità che l’amministrazione smentisca tale assunto mediante la produzione di idonea documentazione contraria e il giudice tributario condanni poi alle spese processuali.

Tuttavia, è anche vero che, secondo le regole relative all’onere della prova, il contribuente potrebbe adottare la seguente strategia processuale: potrebbe limitarsi a eccepire (eventualmente insieme ad altre contestazioni) il difetto di poteri in capo al funzionario dell’Agenzia delle Entrate che ha firmato l’accertamento, lasciando all’amministrazione finanziaria resistente l’onere della prova contrario, ossia di dimostrare la “corretta carriera” del proprio dipendente/dirigente (suggeriamo la formula da noi pubblicata in un precedente articolo).

Sarà infatti l’Agenzia delle Entrate che, per ribattere all’eccezione di controparte, dovrà dimostrare la legittimità della nomina del dirigente che ha firmato l’atto. Non potrebbe invece spettare al contribuente la prova della “non idoneità” del dirigente, trattandosi di prova di un fatto negativo, (il non aver sostenuto un concorso pubblico) impossibile quindi da fornire.

Dunque, una volta che il ricorrente avrà sollevato tale eccezione, si aprono tre diverse possibilità:

1 – se l’amministrazione produce la documentazione relativa alla carriera del firmatario dell’atto, al contribuente non resterà che eccepire eventualmente l’inutilizzabilità/tardività/irrilevanza della prova documentale di controparte. Diversamente perderà il ricorso;

2 – se l’amministrazione, pur contestando l’eccezione del contribuente, non fornisce la prova, il ricorso dovrebbe essere accolto;

3 – se invece l’Agenzia delle Entrate nulla deduce in merito, si applicherà la norma del codice di procedura civile [1] che stabilisce il cosiddetto principio della non contestazione: in pratica, tutto ciò che non viene contestato, si considera ammesso. E pertanto il difetto dei poteri in capo al soggetto che ha sottoscritto l’atto costituirebbe fatto idoneo per essere posto a fondamento della decisione del Giudice.

È molto probabile, poi, che, una volta in giudizio, l’amministrazione, nel sostenere la validità degli atti, citi alcune sentenze del TAR e del Consiglio di Stato. Sul punto, noi abbiamo espresso un parere differente, che andrà eccepito, eventualmente, a verbale. A riguardo leggi l’approfondimento: “Dirigenti Agenzia Entrate: le sentenze del Tar e del Consiglio di Stato non rilevano“.

note

[1] Art. 115 cod. proc. civ.


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2 Commenti

  1. Quanta ignoranza sull’argomento!! Ma è possibile che non vi vergognate piuttosto di essere degli evasori?? E se poi invece avete ragioni per contestare sul merito allora è un altro discorso! Centinaia di funzionari con incarichi dirigenziali, selezionati all’interno dell’Agenza fra i più capaci e meritevoli e che hanno consentito all’Agenzia di fare passi da gigante e di ottenere risultati eccellenti in termini di gettito quello no? Vergognatevi per tutto il fango che state gettando e per le menzogne! Non conoscete nulla di nulla eppure sputate veleno!

  2. L’unica ignorante qui sei proprio tu cara Sara Gentile, leggi le sentenze invece di sparlare a sproposito e prova a farti un giro all’Agenzia delle Entrate per renderti conto del clima che si respira.

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