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Dirigenti Agenzia Entrate senza concorso: le sentenze TAR e Consiglio Stato non rilevano

23 Marzo 2015


Dirigenti Agenzia Entrate senza concorso: le sentenze TAR e Consiglio Stato non rilevano

> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 Marzo 2015



Fisco: dirigenti senza poteri per firmare gli avvisi di accertamento: come muoversi.

Falsi dirigenti all’Agenzia delle Entrate e funzionari senza i poteri di firma degli avvisi di accertamento. Poiché a scriverci sono in molti lettori, continuiamo a fornire ulteriori chiarimenti su come comportarsi in merito alla ormai famosa sentenza della Corte Costituzionale [1] che ha dichiarato l’illegittimità della nomina a dirigente di ben 1200 funzionari dell’amministrazione fiscale.

Gli autori che sostengono la tesi pro-fisco, ossia quella della legittimità degli atti firmati da tale personale benché privo di poteri, si “aggrappano” ad alcuni precedenti del TAR e del Consiglio di Stato.

In particolare, si legge in alcune sentenze che:

Allorché venga annullata in sede giurisdizionale la nomina del titolare di un organo, l’accertata invalidità dell’atto di investitura non ha di per sé alcuna conseguenza sugli atti emessi in precedenza, tenendo conto che quando l’organo è investito di funzioni di carattere generale, il relativo procedimento di nomina ha una sua piena autonomia, sicché i vizi della nomina non si riverberano sugli atti rimessi alla sua competenza generale[1].

 

Si tratta, in definitiva, di un’applicazione del principio c.d. del funzionario di fatto[2].

Non riteniamo di aderire a tale interpretazione. E ciò per una serie di ragioni.

Le sentenze del Tar e del Consiglio di Stato non si riferiscono affatto ad atti di natura tributaria, bensì amministrativa. La differenza è sostanziale.

Infatti, nell’ambito del diritto amministrativo, l’amministrazione entra in rapporto con il cittadino con una netta posizione di potere (tant’è che non si parla spesso di diritti soggettivi, bensì di interessi legittimi). Prova ne è il fatto che, nel diritto tributario, esiste un corpo normativo che sancisce una serie di diritti soggettivi invalicabili del contribuente (che non ha corrispondenti nell’ambito del diritto amministrativo): lo Statuto del contribuente.

Ne consegue che i principi applicabili al contenzioso con l’amministrazione finanziaria non possono essere quelli relativi al diritto amministrativo in genere.

Proprio perché consapevole di ciò, la Cassazione ha sempre affermato che l’atto emesso dal funzionario privo di delega da parte del capo ufficio è nullo (in alcuni tribunali si è addirittura detto che sarebbe “inesistente”). Addirittura sarebbe nullo anche se tale delega, pur esistente, non viene prodotta in giudizio in caso di opposizione del contribuente.

Allora, verrebbe difficile comprendere come potrebbe oggi, la stessa Cassazione, prima affermare che la mancata produzione della delega è causa di nullità dell’avviso, mentre invece l’ipotesi più grave, ossia quella della totale assenza dei poteri in capo al firmatario, non sarebbe censurabile.

In ogni caso, così come stiamo suggerendo in diversi articoli, invitiamo tutti alla massima prudenza perché l’attuale situazione, derivata dalla sentenza della Corte Costituzionale, rischia di compromettere il recupero di una buona fetta dell’evasione fiscale. Sicché non è da escludere un futuro cambio di orientamento della giurisprudenza.

Basterebbe che la giurisprudenza ritenga il vizio come causa di annullabilità dell’accertamento, e quindi rilevabile solo entro i termini di ricorso standard, per “sanare” tutto il passato. Infatti solo l’inesistenza dell’atto consentirebbe di sollevare l’eccezione in qualsiasi momento.

note

[1] C. Cost. sent. n. 37 del 17.03.2015.

[2] Cfr. CTP Bari sent. n. 67.11.14; CTP Palermo, sent. n. 1429/14. Cass. sent. n. 14942/2013. Solo in casi particolari come la cartella esattoriale (Cassazione 13461/2012), il diniego di condono (Cassazione 11458/2012 e 220/2014), l’avviso di mora (Cassazione 4283/2010), l’attribuzione di rendita (Cassazione 8248/2006), tributi locali (dove è valida la firma stampata ex articolo 3, comma 87, della legge 549/1995; Cassazione 9627/2012), per cui manca una sanzione espressa, la giurisprudenza ammette la presunzione generale di riferibilità dell’atto all’organo amministrativo titolare del potere nel cui esercizio è adottato. Per imposte sui redditi e Iva (qui in forza del rinvio all’articolo 42 del Dpr 600/1973 operato dall’articolo 56 del Dpr 633/ 1972) deve essere invece dichiarata la nullità dell’avviso di accertamento, se non reca la sottoscrizione del capo dell’ufficio o di altro impiegato della carriera direttiva da lui delegato (Cassazione 18758/2014).

Autore immagine: 123rf com


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3 Commenti

  1. scusate ma i nomi per ufficio entrate milano dove posso leggere perché siamo da quasi otto anni martoriati da questa fe…… di m…….

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