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Il PCT manda in crisi i tribunali: rinvio di un anno

23 marzo 2015


Il PCT manda in crisi i tribunali: rinvio di un anno

> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 marzo 2015



Processo civile telematico alla sbarra: rallenta il lavoro e non ha fatto scomparire la copia di cortesia; le cancellerie non rispondono al telefono.

Che senso ha prevedere l’obbligo del deposito telematico degli atti processuali se poi, in cancelleria, l’avvocato è costretto a passare due volte: l’una per avere il numero di registro generale (necessario per il deposito telematico della comparsa), l’altra per il deposito della copia di cortesia?

A chiederselo sono già molti avvocati che stanno sperimentando il difficile passaggio dal cartaceo al telematico: passaggio che, come tutti i periodi di transizione, genera difficoltà, lungaggini, incertezze e, a volte, miete vittime.

A Reggio Calabria, i telefoni delle cancellerie squillano a vuoto. Così l’avvocato che deve costituirsi telematicamente con comparsa di risposta, deve necessariamente passare dagli uffici del tribunale per farsi rilasciare il numero di registro generale relativo al procedimento per il quale ha ricevuto la citazione. Con ciò vanificando quello che doveva essere un procedimento agevole, immediato e senza costi.

A Napoli le cause vengono rinviate di un anno e la giustificazione (assurda per i legali del posto) è che l’entrata del Pct rallenta il lavoro delle cancellerie per via della “criticità del sistema” e i problemi che sorgono con gli avvocati e i cancellieri impediscono di rispettare il calendario per lo smaltimento delle cause arretrati: è quanto emerge dall’ordinanza pubblicata venerdì scorso dalla dodicesima sezione civile del tribunale partenopeo.

Non solo. Nel 20% dei fori la copia cartacea di cortesia è richiesta dal giudice.

Nel quarto rapporto sulla giustizia civile realizzato dall’Uncc, il 48% degli intervistati lamenta inefficienze nel nuovo Pct.

L’ordinanza del Tribunale di Napoli

Lo slittamento dell’udienza per la precisazione delle conclusioni, fissata dal tribunale di Napoli, è dettato dalla necessità di “più pertinenti modalità di conduzione dell’attività processuale” come il dover fissare un numero massimo di pagine entro cui contenere le memorie. Ogni giorno, lamenta il giudice, è caricata sulla consolle una mole di memorie “di lunghezza spesso eccessiva e contenenti il più delle volte allegati indicati solo numericamente o istanze non portate singolarmente all’attenzione del magistrato”. Come se cià non bastasse, si aggiungono poi tutti i problemi creati dal sistema.

Risultato: a Napoli è più difficile rispettare il termine di deposito di tutte le sentenze e risulta necessario rimettere sul ruolo le cause in primo grado iscritte a ruolo dopo il 30 giugno 2012 e gli appelli iscritti a ruolo dopo il primo gennaio 2013 (una scelta, peraltro, che scontenta gli avvocati).

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Autore immagine: 123rf com

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