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Comunione o separazione dei beni: cosa scegliere quando ci si sposa

23 marzo 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 marzo 2015



Conviene la comunione o la separazione dei beni? Che differenza c’è? Perchè è più conveniente un regime piuttosto che un altro? E’ importante scegliere bene e subito per evitare soprese e costi inutili.

Quando ci si sposa è necessario dichiarare quale regime patrimoniale si intende scegliere per la famiglia che, con il matrimonio appunto, si andrà a costituire.

Durante la celebrazione del matrimonio, civile o religioso, i coniugi sono tenuti a precisare se vogliono la separazione dei beni, mentre se tacciono scatta automaticamente la comunione dei beni. Infatti il “regime legale”, ossia quello he la legge considera quale scelta “standard”, è quello della comunione dei beni.

Scegliendo la comunione legale, tutti i beni acquistati dopo la data delle nozze sono di proprietà di entrambi i coniugi in uguale misura, anche se sono stati acquistati solo da uno di essi.

In regime di comunione cadono però anche i debiti, che vengono quindi condivisi dai coniugi.

Restano estranei alla comunione solo determinati beni espressamente indicati dalla legge: ad esempio l’eredità acquisita da uno dei coniugi, oppure i beni necessari per l’esercizio della professione.

Con il regime di separazione dei beni, invece, ciascun coniuge sarà titolare esclusivo del bene da lui acquistato, anche se l’acquisto avviene durante il matrimonio e debiti di ciascun coniuge non ricadranno anche sull’altro.

CONTRO

I problemi relativi alla comunione dei beni sono molteplici e sorgono soprattutto in caso di separazione:

– spesso, ad esempio, è difficile distinguere tra beni posseduti prima o acquistati dopo il matrimonio e provare quindi chi ne sia il solo proprietario;

– i soldi utilizzati per ristrutturazioni e migliorie degli immobili sono difficili da quantificare e dividere in sede di separazione;

– è difficile provare che le donazioni fatte in modo non ufficiale, ad esempio dai genitori di uno dei due coniugi, appartengono a questo soltanto;

– se il coniuge che esercita un’attività commerciale autonoma si è attribuito dei beni che non c’entrano con l’attività, intestandoli alla ditta, questi anche se di fatto appartengono al patrimonio comune, saranno riconosciuti soltanto al coniuge in questione;

– è difficile stabilire la proprietà di uno solo dei coniugi di alcuni beni personali, come i gioielli;

– se uno dei coniugi è titolare di un’impresa e fallisce o comunque matura debiti nei confronti di fornitori e dipendenti, i creditori potranno pignorare i beni, anche se per metà di proprietà dell’altro coniuge, che con quei debiti non ha nulla a che fare.

PRO

 

I vantaggi della separazione dei beni sono invece molteplici e immediati:

– la separazione conviene quando uno dei due coniugi ha già usufruito degli sconti sulle imposte prima casa e vuole mantenere l’immobile; se in questo caso la famiglia vuole acquistare un altro immobile, si potrà ugualmente usufruire dell’imposta agevolata di registro al 3% o dell’Iva al 4%;

– se uno dei due coniugi esercita un’impresa commerciale, la separazione dei beni conviene perché, in caso di fallimento, si salvano comunque i beni posseduti dall’altro coniuge, che non vengono così coinvolti nel fallimento stesso;

– se uno dei due coniugi ha dei figli da un altro matrimonio, la separazione dei beni col nuovo matrimonio, eviterà al coniuge rimasto in vita, alla morte dell’altro, di litigare con i figli dell’altro per l’eredità.

È comunque sempre possibile modificare il regime patrimoniale scelto al momento delle nozze, ma questo si potrà fare solo con l’assistenza di un Notaio, con i costi che ciò comporta.

note

[1] Artt. 177 e 178 cod. civ.

[2] Art. 191 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com

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