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Lo sai che? Chi percepisce la mobilità può esercitare lavoro autonomo?

Lo sai che? Pubblicato il 23 marzo 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 23 marzo 2015

Chi si trova in mobilità ordinaria può svolgere un’attività parasubordinata che sia compatibile e cumulabile con lo status di lavoratore in mobilità.

Tempo di crisi e di licenziamenti. Molti lavoratori si trovano in mobilità e percepiscono dall’Inps la relativa indennità. Tuttavia, il godimento di tale beneficio non impedisce l’esercizio di ulteriori attività di lavoro autonomo. Ma con dei limiti. Vediamo quali.

I chiarimenti vengono forniti da una circolare dell’Inps [1] che si è occupata, appunto, dell’indennità di mobilità, con particolare riguardo alla sua compatibilità con l’attività di lavoro autonomo o subordinato. La circolare, nel dettaglio, precisa che l’attività di lavoro autonomo è compatibile con la percezione dell’indennità di mobilità quando i redditi che ne derivino siano tali da non comportare la perdita dello stato di disoccupazione.

Tali redditi, in vigenza dell’attuale normativa in materia di imposte sui redditi, sono quantificati in 4.800 euro nell’anno solare per l’attività autonoma, e in 8.000 euro per le collaborazioni coordinate e continuative.

Ciò vale anche nel caso di percezione dei trattamenti speciali edili [2], per come chiarito sempre dall’Istituto nazionale di previdenza [3].

In caso, dunque, di svolgimento di attività autonoma, la remunerazione potrà cumularsi con l’indennità nei limiti in cui sia utile a garantire la percezione di un reddito pari alla retribuzione spettante al momento della messa in mobilità, rivalutato in misura corrispondente alla variazione dell’indice del costo della vita calcolato dall’Istat ai fini della scala mobile delle retribuzioni dei lavoratori dell’industria [4].

Che succede se si supera tale limite?

In tal caso, l’indennità verrà ridotta fino a che la somma dell’indennità stessa con la remunerazione da lavoro non eguagli la precedente retribuzione (quella sulla cui base l’indennità è calcolata), opportunamente rivalutata.

Lo schema di decreto legislativo sulle tipologie contrattuali prevede la reintroduzione delle prestazioni di lavoro accessorio, nel limite complessivo di 3mila euro per anno civile, per i percettori di prestazioni integrative del salario o di sostegno al reddito. Nel limite citato di 3mila euro, dunque, all’approvazione del Dlgs si potrà anche ricorrere allo strumento del voucher.

note

[1] Inps, circolare n. 14 aprile 2011, n. 67.

[2] Ex legge n. 223/1991 e n. 451/1994.

[3] Inps messaggio 501 del 21.01.2015.

[4] Previsti dall’art. 9, comma 9, della legge 223 del 1991.

Autore immagine: 123rf com


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