Legalizzazione delle droghe? No… ma quasi

23 marzo 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 marzo 2015



Fra i reati per i quali sarà applicabile la non punibilità per particolare tenuità del fatto c’è anche lo spaccio di sostanze stupefacenti, limitatamente ai fatti di minore entità. Non può parlarsi di legalizzazione, ma gli effetti non saranno poi così diversi.

 

Fra le moltissime persone che dal 2 aprile prossimo potranno godere della nuova causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto ci saranno anche loro: gli spacciatori. La nuova legge si applica infatti anche al piccolo spaccio di droghe, leggere e pesanti.

Questi ultimi mesi di novità legislative sono stati una vera e propria manna dal cielo per gli spacciatori.

Dopo la sentenza della Corte costituzionale del febbraio 2014 che ha dichiarato incostituzionale la legge Fini-Giovanardi e il successivo decreto legge n. 36/2014, sia lo spaccio di droghe leggere (marijuana, hashish ecc…) che quello di droghe pesanti (cocaina, eroina ecc…) è ormai punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni quando a causa della qualità e della quantità della sostanza, oppure per le modalità della condotta, l’attività di spaccio sia considerata di lieve entità [1].

Si tratta quindi dei casi più frequenti e di maggiore allarme sociale, perché riguardano le piccole attività di spaccio che quotidianamente popolano e rendono pericolose molte strade, piazze, persino scuole di ogni città d’Italia.

Il nuovo decreto che introduce dal 2 aprile la non punibilità per particolare tenuità del fatto è applicabile a tutti i reati puniti con la pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni [2].

Vi rientra quindi anche il reato di spaccio di droghe, sia leggere che pesanti, quando si tratti di fatti di lieve entità, come accade per la maggior parte dei casi.

È vero che lo stesso decreto non permette di accedere al beneficio quando il reato è commesso abitualmente, cioè più volte, ma ciò non toglie che gli spacciatori di tutta Italia siano legittimati a sentirsi molto più tranquilli a partire dal 2 aprile prossimo.

Già oggi, infatti, grazie alla consistente riduzione delle pene intervenute nel 2014, per i reati di piccolo spaccio non è più permessa la custodia cautelare in carcere, quindi anche in caso di arresto chi viene colto a spacciare qualche dose di hashish o eroina rischia al massimo di rimanere nelle celle di sicurezza della polizia per una notte, con la certezza di uscirne il giorno dopo in attesa dell’esecuzione della pena che arriverà dopo molti mesi o, addirittura, anni.

Grazie alle nuove leggi, quindi, uno spacciatore abituale rischierà seriamente il carcere solo al quarto episodio: per il primo potrà sperare nella archiviazione per tenuità del fatto, per il secondo potrà chiedere la sospensione del procedimento con messa alla prova, per il terzo potrà ottenere la sospensione condizionale della pena. Dalla quarta denuncia in poi, resta comunque la possibilità di evitare il carcere chiedendo di scontare la pena in detenzione domiciliare o con l’affidamento in prova ai servizi sociali.

In altre parole, se non può parlarsi di una vera e propria depenalizzazione dello spaccio di stupefacenti di lieve entità, ci siamo molto vicini.

note

[1] D.P.R. n. 309/1990, art. 73 comma 5.

[2] Cod. pen., art. 131-bis.

Autore immagine: 123rf com

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI