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Le Guide Danno emergente, lucro cessante, invalidità e danno biologico: che differenza?

Le Guide Pubblicato il 25 marzo 2015

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Danni patrimoniali e non: criteri per determinare il risarcimento anche nel caso di invalidità temporanea e permanente, la capacità lavorativa specifica e generica, le tabelle per il danno biologico.

A seguito di un fatto illecito, il soggetto danneggiato può riportare:

  • danni alla persona
  • danni a cose.

I danni alla persona possono essere di due tipi:

  • danni patrimoniali
  • danni non patrimoniali (ossia danno morale e danno biologico).

I danni patrimoniali sono quelli connessi con la sfera economica del danneggiato e, quindi, legati con un filo diretto al suo portafogli. Vengono, di regola, distinti in:

  • danno emergente
  • lucro cessante.

DANNI PATRIMONIALI

Diamo un rapido sguardo alle due figure che compongono il danno patrimoniale per come ora indicate: danno emergente e lucro cessante, cercando anche di fare qualche esempio concreto e informare il lettore sulle difficoltà che si possono trovare in sede di prova. 

DANNO EMERGENTE

Nozione

Consiste in tutte le spese sostenute a causa del danno, spese che, altrimenti, non sarebbero state mai sopportate. Così, per esempio, chi riporta danni alla persona subisce di regola anche una diminuzione patrimoniale per le spese mediche, di medicinali, per eventuali interventi chirurgici, ecc. Nel caso, invece, di un danno a un oggetto (si pensi a un’automobile), il danno emergente consisterà nel costo della riparazione. Ebbene, per indicare tale diminuzione di denaro che scaturisce da tali spese si parla di danno emergente.

La prova

Per poter dimostrare l’esistenza di tale danno (e ottenerne il risarcimento) è bene conservare i documenti che dimostrino la spesa sostenuta, ossia – tanto per fare qualche esempio – le fatture rilasciate dai medici o dal meccanico, le prescrizioni dei farmaci o altre cure, lo scontrino fiscale rilasciato dalla farmacia, ecc.

LUCRO CESSANTE

Nozione

Insieme alla richiesta di danno emergente, o anche in via autonoma, si può chiedere il risarcimento del lucro cessante cioè quel danno che deriva dal mancate entrate oppure dalla perdita di occasioni di guadagno che subisce il danneggiato in conseguenza del sinistro. Si pensi, per esempio, al caso del lavoratore autonomo che non abbia potuto lavorare per via di una frattura alla gamba o dell’agente di commercio che non abbia potuto rispettare gli appuntamenti perché l’auto è andata distrutta.

Il periodo di tempo durante il quale un soggetto non ha potuto attendere alle sue normali occupazioni viene, di regola, indicato come periodo di invalidità temporanea.

Se il danneggiato è un lavoratore dipendente, però, il danno da mancato guadagno per invalidità temporanea non è di solito riconosciuto se non in misura limitata. Infatti, in tali casi il risarcimento è già erogato dall’Inps e dal datore di lavoro che versano al lavoratore un’indennità che sostituisce la retribuzione che l’interessato avrebbe altrimenti percepito lavorando.

Tale danno, invece, sussiste per i liberi professionisti, gli imprenditori, i commercianti, i quali, in caso di assenza dal lavoro, non percepiscono in genere alcuna indennità.

Prova

Non è facile fornire la prova del lucro cessante, trattandosi di un evento “ipotetico” e futuro. Infatti, se per dimostrare il danno emergente non si pongono particolari problemi nell’assolvimento dell’onere della prova, essendo sufficiente documentare le spese sostenute, per il lucro cessante, invece, l’interessato, per avere accesso al risarcimento, deve dimostrare che la sua dimensione patrimoniale, per effetto dell’illecito, non si è accresciuta nella misura che avrebbe raggiunto se il danno non si fosse realizzato.

Serve quindi una prova convincente del fatto che, eliminando ipoteticamente l’evento, il guadagno si sarebbe verosimilmente realizzato.

È impossibile, per come è ovvio, fornire una prova certa (bisognerebbe altrimenti tornare nel passato e vivere una realtà parallela dove il danno non si è mai prodotto). Secondo allora la giurisprudenza è sufficiente che gli elementi portati sul banco del giudice, consentano una valutazione concreta e ragionevole circa la possibilità di vantaggi futuri, invece impediti a causa della condotta illecita altrui; la chance costituisce infatti lo strumento grazie al quale sono ammessi alla tutela risarcitoria aspettative di incremento patrimoniale, vantaggi proiettati nel futuro.

Invalidità permanente

Nel lucro cessante è anche ricompreso il danno da invalidità permanente, che si ha quando la lesione sia di tale gravità da non consentire lo svolgimento, come avveniva prima dell’incidente, della propria attività lavorativa. Il che potrebbe, per esempio, consistere anche in un facile affaticamento degli arti del lavoratore o in un difetto funzionale.

Invalidità temporanea

L’invalidità temporanea può essere:

totale: è quella che matura nel tempo durante il quale il danneggiato è totalmente incapace di svolgere le sue occupazioni (si pensi al soggetto che deve stare necessariamente a letto o che abbia, per esempio, entrambe le gambe ingessate);

parziale: riguarda il tempo durante il quale la persona, pur menomata, non è del tutto incapace di svolgere le sue normali occupazioni, ma le fa con maggiore fatica o dolore (si pensi, ad esempio, a chi, seppur claudicante o dolorante, era in grado di muoversi e di uscire di casa).

Il danno patrimoniale da invalidità temporanea totale può essere risarcito con un importo giornaliero pari al guadagno annuale di una persona diviso per i 365 giorni che compongono l’anno, moltiplicato per i giorni d’invalidità. ln difetto di un’esatta prova del guadagno del soggetto, ricavabile di regola dalle dichiarazioni fiscali, si ricorre attualmente nella pratica a un importo di euro 31 ,46 (pari al triplo della pensione sociale mensile relativa al 2006 diviso per 30 giorni).

L’invalidità temporanea parziale verrà invece di regola risarcita con un importo pari al 50% della invalidità temporanea totale.

Invalidità permanente

Nel lucro cessante può essere compreso anche il danno permanente che il soggetto ha subito. In particolare, si tratta dei postumi del sinistro che, quindi, rimangono non in via transitoria, bensì definitiva (si pensi, ad esempio, alla funzionalità di un arto ormai irrimediabilmente compromessa dopo un incidente).

Di norma, sotto l’aspetto patrimoniale, tale danno si evidenzia anche come una diminuzione della capacità di lavorare. Si parla a riguardo di capacità lavorativa generica (con riferimento alla capacità di svolgere una qualche professione) o capacità lavorativa specifica (quella relativa alla professione precedentemente svolta dal soggetto).

ln ogni caso, il medico legale quantificherà l’invalidità permanente del danneggiato attribuendogli, in base alla menomazione subita, una certa percentuale d’invalidità (si parla anche di “punti” di invalidità).

Dopo l’attribuzione del punteggio, si potrà procedere alla quantificazione del danno in base alle tabelle del danno biologico.

DANNI NON PATRIMONIALI

Oltre ai danni patrimoniali (danno emergente e lucro cessante), il danneggiato può subire anche danni non patrimoniali. Questi ultimi si distinguono in:

DANNO MORALE

Si tratta del dolore subìto dal danneggiato ed è risarcito solo per quei comportamenti che costituiscono anche reato o comunque violano diritti costituzionali (si pensi al reato di lesioni colpose o alla violazione del nome di un soggetto). Il risarcimento viene calcolato, di regola, con un importo che va dal 25 al 50% del danno biologico (permanente e temporaneo).

DANNO BIOLOGICO

È quello che lede la salute, l’integrità fisica e/o psichica del danneggiato. In altre parole, si tratta della lesione del valore-uomo indipendentemente dall’incidenza sulla capacità di guadagno.

Nonostante il danno biologico sia oramai una categoria di danno riconosciuta dalla dottrina e dalla giurisprudenza, ancora qualche problema risiede nella sua effettiva liquidazione, in particolare nel settore dei sinistri stradali, dove esistono apposite tabelle. Altrettanto in tema di infortunio sul lavoro.

In tutti gli altri casi, bisogna fare affidamento su altri tipi di tabelle. Al momento il sistema tabellare maggiormente usato nelle Corti d’Appello italiane appare essere quello del Tribunale di Milano.

Un criterio di liquidazione del danno biologico da invalidità permanente consiste nell’attribuire al danneggiato un certo importo per ogni punto di invalidità.

Quando si ricorre a questo criterio, si riconosce, di regola, a ogni punto un valore diverso in considerazione del grado d’invalidità. Il valore di ogni punto è cioè maggiore quando l’invalidità è grave e diminuisce in relazione alle piccole invalidità.

Per calcolare il risarcimento dovuto, si deve quindi moltiplicare il punteggio d’invalidità per il valore di ogni singolo punto. Il risultato va poi moltiplicato per un coefficiente relativo all’età (tanto più basso quanto più l’età aumenta). Si va da un coefficiente di 1,00 per un anno di età a un coefficiente di 0,555 per 90 anni di età.

Alcuni tribunali attribuiscono a ogni punto un valore monetario rapportato non solo al grado d’invalidità ma anche all’età del danneggiato. Il calcolo è quindi ancora più semplice in quanto per calcolare quanto è dovuto a titolo di danno biologico basta moltiplicare il valore del punto (tratto da apposite tabelle) per il punteggio d’invalidità.

Sinistri stradali

Per lesioni derivanti da incidenti stradali che comportino un’invalidità permanente non superiore al 9% (quindi, dall’1% al 9%), il risarcimento danni spetta in base a importi crescenti in proporzione al punteggio di invalidità, ma decrescenti in base all’età del danneggiante (più è anziano il danneggiato, minore è il risarcimento).

Per quantificare il risarcimento spettante a titolo di danno biologico si devono compiere due operazioni.

  1. prima si deve individuare il valore base del risarcimento, valore che varia a seconda del grado invalidità (per il primo punto l’importo ammonta a euro 688,28, per i punti dal secondo in poi il valore unitario è via via crescente);
  2. determinato il valore base relativo al grado di invalidità riportato dal danneggiato, bisogna individuare il valore effettivo del risarcimento in base all’età del danneggiato.

A tale scopo la legge prevede che il valore base (che abbiamo appena individuato) deve essere diminuito dello 0,50% per ogni anno di età a partire dall’undicesimo.

Tali importi sono, tuttavia, soggetti a revisione periodica.

In ogni caso il giudice può aumentare l’ammontare del danno biologico liquidato in base ai criteri indicati dalla legge, in misura non superiore a un quinto, con equo e motivato apprezzamento delle condizioni soggettive del danneggiato.

note

[1] D.lgs 20912005

Autore immagine: 123rf com


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