Diritto e Fisco | Articoli

Cambiare conto corrente durante il pignoramento

25 Marzo 2015
Cambiare conto corrente durante il pignoramento

Mi è stato notificato un atto di pignoramento del conto corrente bancario dove mi viene accreditato lo stipendio e un fitto di un appartamento di mia proprietà: che succede se apro un altro conto e faccio confluire le somme in quest’ultimo?

Dal momento della notifica in banca del pignoramento da parte dell’ufficiale giudiziario, il correntista non può più prelevare le somme ivi depositate nei limiti dell’importo pignorato, per come indicato nell’atto stesso di pignoramento. Pertanto, se il conto contiene maggiori somme, il correntista ben può utilizzarle; diversamente, nel caso di capienza insufficiente a coprire il credito e le spese per cui si agisce in esecuzione forzata, tutti gli importi eventualmente depositati sul conto successivamente al pignoramento (anche con bonifici di terzi, come lo stipendio e i canoni di locazione) verranno trattenuti dalla banca fino all’udienza di assegnazione delle somme. In tale sede, che si terrà in tribunale, alla data indicata nell’atto di pignoramento stesso, il giudice dell’esecuzione ordina alla banca di pagare le somme pignorate (e nel frattempo “congelate”) in favore del creditore. Dopodiché il correntista riacquista la piena disponibilità del proprio conto.

Vien fatta salva, ovviamente, la possibilità, per il creditore non ancora completamente soddisfatto, di intraprendere un nuovo pignoramento, anche sullo stesso conto.

Qualora, invece, il debitore, in costanza di pignoramento sul proprio conto, dovesse accendere un secondo conto presso la stessa banca, la sorte dei versamenti non muterebbe: anch’essi infatti resterebbero pignorati. Infatti il “terzo pignorato” (l’istituto di credito, che in questo caso è il medesimo soggetto) è tenuto a trattenere tutte le somme, titoli e quant’altro depositato dal debitore presso i propri “forzieri”, a prescindere dal tipo o dal numero di rapporto o dalla data di apertura.

Diverso il discorso qualora il debitore intendesse aprire il conto presso una banca differente. In tal caso le somme eventualmente depositate o accreditate da terzi (datore di lavoro o conduttore) non verrebbero pignorate, almeno finché il creditore non esegua un autonomo e distinto pignoramento presso terzi. Che ben potrebbe fare, se il primo pignoramento non è sufficiente a soddisfare le sue ragioni. Circostanza, comunque, che il creditore è in grado di sapere con largo anticipo, posto che la banca è tenuta a comunicare al creditore, già prima dell’udienza di assegnazione delle somme, quanto è depositato nel conto pignorato. Così, il creditore potrebbe decidere di avviare, contemporaneamente alla prima procedura, la notifica di un nuovo pignoramento, preceduto da un secondo atto di precetto (qualora il primo sia scaduto, cosa che accade una volta decorsi 90 giorni dalla sua notifica).

Si tenga conto che con l’istituzione dell’anagrafe dei conti correnti, è ormai estremamente facile, per il creditore, sapere dove il debitore deposita i propri risparmi. Infatti, con un’istanza inoltrata al Presidente del Tribunale, è possibile essere autorizzati a ricercare telematicamente i beni del debitore, “frugando” nelle banche dati in uso alle pubbliche amministrazioni. Insomma, fuggire può mettere al riparo, ma solo per poco tempo.


note

Autore immagine: 123rf com


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