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Rettifica di attribuzione di sesso e intervento ricostruttivo: giudice che vai sentenza che trovi

25 marzo 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 marzo 2015



Disomogenei gli orientamenti dei tribunali circa la necessità, ai fini dell’accoglimento della domanda di rettifica, che il richiedente si sia sottoposto ad intervento chirurgico ricostruttivo; non resta che attendere la pronuncia della Consulta che metta un punto sulle interpretazione della legge.

 

Il diritto all’identità sessuale va riconosciuto anche a chi abbia costruito una diversa identità del proprio genere senza però modificare chirurgicamente i propri caratteri sessuali primari.

È questo l’importante principio espresso in una recente sentenza del Tribunale di Messina [1] secondo cui, anche la sottoposizione a cure idonee ad adeguare in modo significativo l’aspetto corporeo di un soggetto, può valere ai fini dell’accoglimento della domanda di rettificazione del sesso.

In base alla legge [2] il diritto all’attribuzione di sesso è riconosciuto nei limiti delle “intervenute modificazioni dei caratteri sessuali“; condizione questa che viene normalmente individuata dalla prevalente giurisprudenza nella necessità che sia stato eseguito un intervento medico-chirurgico di modificazione del sesso.

La norma, tuttavia, non specifica quali debbano essere i caratteri sessuali da modificare: se cioè quelli primari (ossia gli organi riproduttivi) o secondari (cioè le diverse caratteristiche anatomiche utili a ricondurre una persona ad un genere: barba, seno, timbro vocale, ecc.).

Per tale ragione, sottolinea il giudice siciliano, si può senz’altro ritenere che basti – per rispondere ai requisiti richiesti dalla legge – una modifica dei caratteri sessuali secondari, la quale può anche ottenersi attraverso la sottoposizione ad una meno invasiva terapia di tipo ormonale.

Resta, perciò, piena la facoltà del magistrato di valutare liberamente se occorra o meno, ai fini dell’autorizzazione alla rettifica, che il richiedente si sia sottoposto o meno ad intervento chirurgico.

Il diritto all’identità sessuale, si legge in sentenza, merita pieno riconoscimento non soltanto con riferimento a quelle persone che abbiano modificato i loro caratteri sessuali primari avvertendo in modo profondo la loro appartenenza al diverso sesso, ma anche a coloro che abbiano costruito una diversa identità di genere attraverso un significativo adeguamento del proprio aspetto corporeo.

Di diverso avviso il Tribunale di Vercelli [3] che ritiene al contrario necessaria, ai fini dell’accoglimento della domanda di rettifica, una modificazione dei caratteri sessuali primari mediante un intervento chirurgico demolitivo e ricostruttivo degli organi genitali.

Ciò sulla base dell’assunto che, se il legislatore avesse voluto distinguere i caratteri sessuali primari da quelli secondari, avrebbe potuto prevederlo in modo espresso.

Non è dato, infatti, desumere dalla lettura della norma, “la modificazione di quali e di quanti, caratteri sessuali secondari – e con quale grado di profondità ed irreversibilità – possa ritenersi astrattamente sufficiente a consentire la rettificazione delle risultanze dello stato civile”.

Non esiste, dunque, sul punto una univocità di vedute, ma resta fermo il fatto che se la disciplina in tema di rettificazione dell’attribuzione di sesso si propone anche di tutelare un diritto garantito dalla costituzione quale quello alla salute [4], allora sarebbe contraddittorio (come sostengono numerose pronunce [5]) prevedere come condizione necessaria all’accoglimento dell’istanza l’ obbligo di sottoporsi a intervento chirurgico dal quale potrebbe derivare un pregiudizio al benessere psico-fisico del soggetto interessato.

Val la pena ricordare, a riguardo, che solo qualche mese fa il Tribunale di Trento [6] ha rimesso la questione alla Corte Costituzionale, sottolineando come “sembra che non vi sia ragionevolezza né logicità nel condizionare il riconoscimento del diritto della personalità in esame, ad un incommensurabile prezzo per la salute della persona” (di tanto abbiamo parlato nell’articolo: Rettifica di sesso: identità modificabile senza intervento chirurgico).

Non resta che attendere la pronuncia della Consulta che faccia finalmente chiarezza su una disciplina suscettibile, per la sua genericità, di interpretazioni così discordanti.

note

[1] Trib. Messina, sent. del 4.11.2014.

[2] Gli art. 1 e 3 Legge 14.04.1982 n. 164 recante Norme in materia di rettificazione di attribuzione di sesso e ’art. 31 D. Lgs. 150/2011 recante “Delle controversie in materia di rettificazione di attribuzione di sesso”, stabiliscono che la rettificazione debba avvenire con sentenza del giudice “a seguito di intervenute modificazioni dei suoi caratteri sessuali” e che “quando risulta necessario un adeguamento dei caratteri sessuali da realizzare mediante trattamento medico-chirurgico, il tribunale lo autorizza con sentenza passata in giudicato”. Dunque, dalla lettera della norma non si evince quali siano i caratteri sessuali da modificare, se quelli primari o secondari.

[3] Trib. di Vercelli, sent. n. 159/2014 del 12.12.2014 conformemente a C. App. Bologna, sent. del 22.2.2013.

[4] Corte cost., sent. n. 161 del 24.5.1985.

[5] Trib. Rovereto, sent. del 3.5.2013; Trib. Milano, 26.5.2011; Trib. Roma, sent. del 18.10.1997.

[6] Trib. Trento, ord. del 20.8.2014.

Autore immagine: 123rf com

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