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Lo sai che? Pensione anticipata Opzione Donna, proroga ed estensione agli uomini?

Lo sai che? Pubblicato il 26 marzo 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 26 marzo 2015

Mentre il comitato Opzione Donna ha appena avviato la class-action contro l’Inps, si parla di proroga e d’introduzione di nuovi regimi pensionistici anticipati.

Dopo l’entrata in vigore della Riforma Monti- Fornero[1], a causa del forte innalzamento sia dell’età pensionabile, che degli anni di contributi richiesti per l’accesso alla pensione, si sono susseguite innumerevoli proposte di legge e riforme in materia previdenziale.

Uno dei progetti più recenti è stato effettuato dall’On. Gnecchi che, nel dicembre scorso, aveva presentato un disegno di legge che consentiva un innalzamento minore dei requisiti d’età ed il pensionamento con “sconto” contributivo di due anni per ogni figlio, o per cure prestate ai propri familiari.

Attualmente, nella Commissione Lavoro e Previdenza sociale, si discute riguardo ad una nuova proposta, che prevede il pensionamento a 62 anni d’età, e con 35 anni di contribuzione, con decurtazione, però, degli assegni.

Nell’attesa di novità in materia, non dobbiamo dimenticare che sono ancora operative diverse deroghe alla Riforma: una delle più utilizzate resta, senza dubbio, la famosa Opzione per il trattamento contributivo [2], conosciuta come Opzione Donna. Possono beneficiarne le dipendenti aventi 57 anni più 3 mesi d’età (58+3 se lavoratrici autonome) e 35 anni di contribuzione, che optino per la liquidazione degli assegni pensionistici con il calcolo contributivo, maggiormente penalizzante rispetto al retributivo o al misto.

Tuttavia, sono al momento bloccate le domande presentate da chi ha maturato i requisiti nel 2015: questo, in quanto l’Inps, con due sue circolari [3], aveva interpretato la normativa in senso restrittivo, precludendo l’accesso all’Opzione a chi non avesse maturato i parametri di età e contribuzione entro il 31/12/2014, statuendo che la data del 31 dicembre 2015 si riferisse alla fruizione del trattamento, spostata di 12 mesi (18 per le autonome) in avanti, a causa dell’applicazione delle “finestre mobili”.

Successivamente, date sia le risoluzioni di Parlamento e Governo avverso le illegittime interpretazioni dell’Ente[4],sia i numerosi ricorsi nei confronti dell’Istituto, non ultima la Class Action da parte del Comitato Opzione Donna, è stato deciso di non scartare le domande, ma di effettuare un interpello al Ministero del Lavoro e , nell’attesa di una risposta, tenere tutte le richieste in “stand by”.

È, pertanto, altamente probabile una “proroga”, relativa alla possibilità di presentare richieste di Opzione, a tutto il 2015, con conseguente data –limite per fruire del trattamento al 31 dicembre 2016 per le dipendenti, ed al 30 giugno 2017 per le autonome (a causa dell’aggiunta delle differenti “finestre”).

Le azioni attualmente in corso, peraltro, non riguardano solo la restrizione dei termini, ma altresì la restrizione di genere: difatti, una normativa che preveda un trattamento differente tra uomini e donne, appare in netto contrasto con la storica Sentenza della Corte di Giustizia Europea “Parità uomo-donna sull’età pensionabile“, per la quale l’Unione Europea ha già esperito contro l’Italia una procedura d’infrazione.

L’opzione contributiva, consentendo l’accesso anticipato alla pensione solo alle donne, si configurerebbe come una disparità di trattamento di genere, e costituirebbe una violazione della statuizione della corte di Giustizia Europea. Vero è che la sentenza in oggetto è discutibile, in quanto la ratio della normativa dell’Opzione è fornire al genere femminile dei requisiti di maturazione della pensione agevolati, poiché le donne sono notoriamente penalizzate dal punto di vista contributivo; specie in Italia, non sono rari i casi di lavoratrici licenziate a causa della maternità, o costrette a dimettersi, o a prendere periodi d’aspettativa, per la cura della famiglia.

È altrettanto vero, però, che, grazie all’emanazione della suddetta sentenza, molte saranno le lotte legali intraprese per estendere il Regime Sperimentale agli uomini: anche se, difatti, l’Opzione comporta una riduzione del trattamento non indifferente, per numerosi soggetti (disoccupati in avanti con l’età, lavoratori con gravi problemi di salute o familiari), costituisce l’unica alternativa possibile alla totale carenza di reddito, dunque in tanti si batteranno per scongiurare i gravi danni causati dall’illegittima preclusione.

note

[1] D.L.201/2011.

[2] L. 243/2004.

[3] Circolari Inps n. 35 e 37 /2012.

[4] Risoluzione XI Commissione Parlamentare n.7-00159, novembre 2013, e Atto della Camera C9/00224,  luglio 2014.

[5] Sentenza Corte di Giustizia Europea del 18/11/2010 N. C-356/09.

Autore immagine: 123rf com


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3 Commenti

  1. E’ di questi giorni la notizia che Boeri presidente INPS ha detto no al regime sperimentale contributivo per gli uomini, non è percorribile!
    La proposta continua lo stesso a circolare ma non ha fondamento.

  2. E’ vero che Boeri ha detto no, ma è altrettanto vero che molti soggetti percorreranno la strada della class action per tentare l’estensione del beneficio. Certamente il percorso sarà lungo ed il risultato non è scontato.

  3. non si capisce di tutti questi limitazioni secondo me solo di ordine elettoralistico perche’ e’ cosi semplice applicare una norma che sia volontaria chi vuole va altrimenti rimane al lavoro sono tutti inghippi che vengono creati apposta per farsi vedere ma i problemi non interessano ,…bla bla ..bla tutti i giorni…

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