Unioni civili tra gay: primo sì del Senato

27 marzo 2015


Unioni civili tra gay: primo sì del Senato

> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 marzo 2015



Primo significativo sì della Commissione Giustizia dei diritti delle coppie dello stesso sesso; unioni non fondate necessariamente sul matrimonio.

Approvato ieri, dalla Commissione Giustizia del Senato, il testo base sulle unioni civili tra persone dello stesso sesso. Si tratta di un nuovo istituto giuridico (fondato sul principio di uguaglianza sancito all’articolo 2 della Costituzione) che riconosce i diritti sociali dei gay ed evita qualsiasi richiamo al matrimonio che resta riservato alle coppie di sesso diverso.

La nuova legge stabilisce che due persone dello stesso sesso costituiscono un’unione civile mediante dichiarazione di fronte all’ufficiale di stato civile ed alla presenza di due testimoni.

Presso gli uffici dello stato civile di ogni comune italiano è istituito il registro delle unioni civili tra persone dello stesso sesso.

La costituzione della unione civile tra persone dello stesso sesso è impossibile se sussiste uno dei seguenti presupposti:

a) la sussistenza di un vincolo matrimoniale o di un’unione civile tra persone dello stesso sesso;

b) la minore età salvo apposita autorizzazione del tribunale;

c) l’interdizione per infermità di mente.

Si può scegliere uno dei due cognomi o decidere di adottare entrambi i cognomi.

Viene estesa alle unioni civili l’adozione del bambino che vive in una coppia dello stesso sesso, ma che è figlio biologico di uno solo dei due.

Identica al matrimonio è poi tutta la disciplina riguardo ai diritti e doveri reciproci, figli, diritti successori, residenza, concorso negli oneri, abusi familiari, scioglimento dell’unione, interdizione.

Identico è anche il regime del mantenimento in caso di scioglimento dell’unione. In particolare, in caso di cessazione della convivenza di fatto, ove ricorrano i presupposti di legge previsti per le coppie sposate, il convivente ha diritto di ricevere dall’altro quanto necessario per il suo mantenimento per un periodo determinato in proporzione alla durata della convivenza.

In caso di cessazione della convivenza, ove ricorrano i presupposti di legge previsti anche in caso di matrimonio, il convivente ha diritto di ricevere dall’altro gli alimenti per un periodo determinato in proporzione alla durata della convivenza.

I rapporti patrimoniali possono essere regolati attraverso contratti di convivenza di fronte a un notaio.

I conviventi di fatto hanno gli stessi diritti spettanti al coniuge nei casi previsti dall’ordinamento penitenziario.

In caso di malattia o di ricovero, i conviventi di fatto hanno diritto reciproco di visita, di assistenza nonché di accesso alle informazioni personali, secondo le regole di organizzazione delle strutture ospedaliere o di assistenza pubbliche, private o convenzionate, previste per i coniugi e i familiari.

Ciascun convivente di fatto può designare l’altro quale suo rappresentante con poteri pieni o limitati:

a) in caso di malattia che comporta incapacità di intendere e di volere, per le decisioni in materia di salute;

b) in caso di morte, per quanto riguarda la donazione di organi, le modalità di trattamento del corpo e le celebrazioni funerarie.

In caso di morte del proprietario della casa di comune residenza, il convivente di fatto superstite ha il diritto di abitazione per un numero di anni pari alla durata della convivenza. Tale diritto cessa in caso di matrimonio, di unione civile o di nuova convivenza di fatto.

In caso di morte del conduttore o della sua risoluzione anticipata del contratto di locazione della casa di comune residenza, il convivente di fatto ha facoltà di succedergli nel contratto.

Il contratto di convivenza

Il contratto di convivenza è un accordo con cui i conviventi di fatto disciplinano i rapporti patrimoniali relativi alla loro vita in comune e fissano la comune residenza. Deve essere redatto da un notaio che ne trasmette copia al comune di residenza dei conviventi per l’iscrizione all’anagrafe.

Il contratto può prevedere:

a) le modalità di contribuzione alle necessità della vita in comune, in relazione alle sostanze di ciascuno e alla capacità di lavoro professionale o casalingo;

b) il regime patrimoniale della comunione dei beni.

Il regime patrimoniale (separazione dei beni o comunione) scelto nel contratto di convivenza può essere modificato in qualunque momento nel corso della convivenza.

Il contratto di convivenza non può essere sottoposto a termine o condizione.

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