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Lo sai che? Legge Pinto: pignorabili i proventi delle tasse presso la Banca d’Italia

Lo sai che? Pubblicato il 27 marzo 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 27 marzo 2015

Irragionevole durata del processo: via libera, dalla Cassazione, al pagamento del risarcimento con il pignoramento di Irpef, Irap e altre imposte.

Chi ha ottenuto, in proprio favore, una sentenza di risarcimento del danno per aver dovuto patire una causa troppo lunga (cosiddetta “Legge Pinto” sulla “irragionevole durata del processo”) potrà, da oggi, se lo Stato non paga spontaneamente, pignorare i proventi riscossi dall’Erario e depositati presso la Banca d’Italia.

Lo ha appena confermato la Cassazione [1] che, così facendo, ha reso di fatto completamente aggredibili i fondi Irpef, Irap e simili qualora il ministero della Giustizia, seppur condannato al versamento dell’indennizzo in favore del cittadino, non voglia farlo spontaneamente. Il che si adegua anche alla condanna che il nostro Paese ha subito dalla Corte europea per via della mancata esecuzione, nei fatti, delle sentenze della Legge Pinto. La presa di posizione della Cassazione, dunque, oltre ad essere auspicabile era anche “forzata” dagli impegni comunitari.

Bocciata, così, la tesi del ministero secondo cui tali somme resterebbero impignorabili. Al contrario, secondo la Suprema Corte è intoccabili solo il denaro destinato alle spese per pagare i servizi e le forniture che hanno finalità giudiziaria. Tutto il resto – e così anche i proventi del fisco – è aggredibile nelle forme del pignoramento presso terzi. Terzo pignorato è, dunque, la Banca d’Italia ove lo Stato deposita i proventi riscossi dai contribuenti.

Nella stessa sentenza, la Cassazione ricorda che la violazione del diritto alla ragionevole durata del processo è “particolarmente grave e odiosa”, quanto il mancato rispetto della Carta dei diritti dell’Uomo, di pari rango alla tortura, alla negazione della libertà di stampa e di espressione.

note

[1] Cass. sent. n. 6068/2015.


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