Diritto e Fisco | Editoriale

Il paradosso della guida in stato di ebbrezza: chi più beve meno è punito

27 Marzo 2015
Il paradosso della guida in stato di ebbrezza: chi più beve meno è punito

Riforma del codice di procedura penale: archiviazione per chi è più ubriaco.

La recente riforma penale [1], che prevede, per i reati di minore gravità, l’archiviazione del procedimento, porta con sé un grave paradosso: quello della guida in stato di ebbrezza.

Come avevamo anticipato in un precedente articolo, il rischio è che l’applicazione letterale della norma porti a non punire condotte particolarmente pericolose per l’incolumità pubblica quali quelle di chi si mette alla guida dopo aver bevuto (leggi “Guida in stato di ebbrezza: ora si archivia”).

Ma, a ben vedere, c’è un ulteriore e assurda conseguenza: si finisce per punire di più chi viene pizzicato con un minore tasso alcolemico. Quasi a suggerire, da oggi, che convenga esagerare piuttosto che limitarsi a qualche bicchierino. Vediamo perché.
Come noto, il codice della strada [2] stabilisce un crescendo di sanzioni a seconda del quantitativo del tasso alcolemico trovato nel conducente. In particolare vengono previste tre diverse fasce di gravità:

da 0,51 a 0,8 grammi di alcol per litro di sangue: non ci sono sanzioni penali, ma solo sanzioni di carattere amministrativo. Pertanto, la recente riforma penale [1] non tocca queste ipotesi (la nuova legge, infatti, prevede l’archiviazione solo per i procedimenti di carattere penale e non per quelli a carattere amministrativo). Quindi, per chi beve “poco” e presenta un tasso alcolemico più basso resta confermata la sanzione pecuniaria di 531 euro, la decurtazione di 10 punti e la sospensione della patente da tre a sei mesi.
tra 0,81 e 1,5 grammi di alcol per litro di sangue: scatta l’ammenda da 800 a 3.200 euro, la decurtazione di 10 punti e la sospensione da sei mesi a un anno;
per tassi superiori a 1,5 g/l: scatta l’ammenda da 1.500 a 6mila euro, la decurtazione di 10 punti dalla patente e la sospensione da uno a due anni, oltre alla confisca del veicolo.
Ebbene, con la riforma appena approvata, tali sanzioni penali potrebbero non essere più applicate, sempre che il conducente non sia recidivo e dalla condotta non sia derivato un sinistro con la morte di taluno.

In pratica, stando alla nuova legge (se verrà interpretata così come scritta), le autorità continueranno a procedere penalmente, ma poi il giudice, valutata la sussistenza della tenuità della condotta (in base alla modalità della condotta, esiguità del pericolo e non abitualità del comportamento), dovrà optare per la non punibilità e l’archiviazione del procedimento.

Gli unici disagi per il conducente ubriaco resterebbero il ritiro della patente (poi restituita per ordine del giudice), il dover nominare un avvocato difensore e l’eventuale visita medica disposta per accertare se l’interessato è etilista.

È vero che, in questo, ampia discrezionalità l’avrà il singolo giudice chiamato a valutare, caso per caso, se il fatto possa davvero ritenersi “tenue”. E in ogni caso, salvo un diverso orientamento giurisprudenziale che, proprio per via della delicatezza della materia, è auspicabile.


note

[1] Dlgs 28/2015.

[2] Art. 186 cod. str.

Autore immagine: 123rf com


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2 Commenti

  1. ma se c’è decreto penale di condanna definitivo per il reato di guida in stato di ebbrezza prima dell’entrata i in vigore della legge , si potrà ricorrere all’incidente d’esecuzione per ottenere la declaratoria di non punibilità , sempre che ci siano i presupposti?

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