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Equitalia: usura e anatocismo sulla cartella

29 Marzo 2015


Equitalia: usura e anatocismo sulla cartella

> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 Marzo 2015



Interessi sulla cartella di pagamento: quando sono illegittimi, come fare ricorso, a chi rivolgersi.

“Equitalia strozzina”, “Equitalia usuraria”: siamo ormai abituati a sentirne di cotte e di crude nei confronti dell’Agente della Riscossione. Ma quanto sono fondate, sotto il profilo giuridico, queste accuse? È davvero corretto usare la parola usura quando si parla di cartelle esattoriali o si tratta solo di luoghi comuni?

In verità, quando si considerano tutti gli accessori connessi alla cartella, tra aggio (pari al 4,5% o, se si paga dopo i 60 giorni dalla notifica, all’8%), sanzioni (in media del 30%), interessi di mora (ora al 4,88%) e spese di procedura, è facile raggiungere cifre superiori al 50% rispetto al debito originario. Le cose peggiorano poi quando si chiede la rateazione: in tal caso, nel giro di tre anni la cartella può quasi raddoppiare (leggi: “Ecco perché, in poco tempo, cresce il debito nella cartella di pagamento Equitalia”). E allora, viene facile richiamare il concetto di usura, che però è tecnicamente diverso, in quanto legato solo agli interessi. Ci spieghiamo meglio: se la cartella aumenta a causa delle sanzioni (si pensi al caso di una sanzione pari al 50% del debito fiscale) non si può parlare di usura, che invece scatterebbe – ma non è questo il caso – se il tasso di interesse raggiungesse il 20%.

Diverso però, e tutt’altro che teorico, è il problema dell’anatocismo sulla cartella esattoriale, ossia l’applicazione degli interessi calcolati non solo sul capitale, ma sul capitale addizionato agli interessi già maturati in precedenza. È ovvio che, in una situazione del genere, il pagamento della cartella potrebbe lievitare enormemente sino ad assumere un peso insostenibile, come è avvenuto in più di un caso.

Il fenomeno dell’anatocismo è il vero nodo della cartella esattoriale, specie nel momento in cui il contribuente chiede la rateazione. C’è chi ne ha fatto una missione, sino a costituire vere e proprie associazioni di tutela dei consumatori.

In ogni caso, tra detrattori e sostenitori della linea morbida, una cosa è certa, ed è la stessa Cassazione [1] a dirlo: la cartella deve essere motivata e, quindi, deve consentire la ricostruzione delle modalità con cui sono stati calcolati gli interessi. In altre parole, il dettaglio contenuto in cartella deve specificare, per ogni tributo di cui si chiede il versamento, anche le percentuali di interessi applicate per ciascun singolo anno, in modo da far comprendere al contribuente cosa sta pagando, a che titolo e se, eventualmente, viene sforato il tetto dell’usura o viene applicato l’anatocismo. Qualora tali indicazioni non vengano fornite, la cartella può essere annullata (almeno secondo gran parte dei giudici di merito [2]).

Se poi, si studia in fondo la cartella esattoriale, la questione dell’anatocismo non è affatto da sottovalutare. Si parte con l’aggio, ossia una sorta di “compenso a percentuale” che spetta ad Equitalia per la sua attività di riscossore dello Stato. Inutile dire che tale compenso lo deve pagare il cittadino moroso. L’aggio scatta nella misura del 4,5% se il contribuente paga nei primi 60 giorni; sale poi all’8% sforati i 60 giorni dalla notifica della cartella.

Veniamo al capitolo interessi. Qui il discorso diventa più delicato. Sebbene, infatti, gli interessi legali oscillino ormai, negli ultimi tempi, tra lo 0,5% e l’1%, ad Equitalia spetta un tasso quasi cinque volte superiore: infatti, in caso di mancato pagamento entro 60 giorni dalla notifica, sulle imposte sono applicati gli interessi di mora nella misura annualmente aggiornata (dal 1° maggio 2015 sono pari al 4,88%).

Gli interessi sono calcolati dalla data della notifica alla data in cui viene eseguito il pagamento per ogni giorno di ritardo, secondo la seguente formula:

(imposte dovute x numero di giorni di ritardo x tasso di interesse)/ 365.

Questi interessi, poi, vengono “capitalizzati” – con conseguente pratica anatocistica – nel caso di pagamento rateizzato, ossia quando il contribuente chiede di poter dilazionare (di norma in 72 o 120 mensilità) il debito riportato in cartella.

Ma è legittimo? Possibile che una società, che opera davanti agli occhi di tutti, ed è nell’occhio del ciclone, possa attuare pratiche così palesemente illegittime?

Abbiamo cercato di approfondire il discorso con l’amministratore della società Cloudfinance, il dottore commercialista Umberto Tranfaglia, evidentemente esperto della materia. Ecco qui di seguito l’intervista rilasciata alla nostra redazione, intervista che, peraltro, appare illuminante relativamente ad alcune questioni, su cui, sino ad oggi, è circolata parecchia disinformazione.

 

Dottor Tranfaglia, da quali somme è composta la cartella di pagamento notificata da Equitalia Spa? Qual è il criterio di calcolo degli interessi che Equitalia applica prima e dopo la scadenza dei 60 giorni dalla notifica della cartella?

L’importo delle somme richieste varia a seconda del momento del pagamento o del rateizzo.

Nel caso di pagamento della cartella ENTRO i 60 giorni dalla notifica l’importo totale comprende: le imposte o i contributi non versati, gli interessi di ritardata iscrizione a ruolo (o gli interessi INPS o INAIL), le sanzioni civili pecuniarie (o le somme aggiuntive relative al premio o contributo, se trattasi di INPS o INAIL), i Compensi di riscossione (aggio) in misura del 4,65% delle somme iscritte a ruolo e le spese di notifica degli avvisi notificati precedenti la cartella.

Nel caso di pagamento cartella OLTRE i 60 giorni dalla notifica la cartella riporterà ulteriori importi: gli interessi di mora, le ulteriori somme aggiuntive nel caso di contributi INPS o premi INAIL, l’aggio di riscossione interamente a carico del contribuente e pari al 8% del totale (9% per i ruoli emessi prima del 1° gennaio 2013), le eventuali spese per le procedure cautelari ed esecutive (fermi, ipoteche, pignoramenti). Converrà con me che è tanta roba!

Non solo i contribuenti, ma anche i professionisti lamentano l’impossibilità di verificare, con l’esame della cartella, i criteri in base ai quali Equitalia effettua il conteggio degli interessi moratori. È vero o è soltanto un pretesto per attaccare la “famigerata” Equitalia?

 

È assolutamente vero. L’importo preteso a titolo di indennità di mora, denominato interessi di mora e ricompreso nell’importo totale della cartella, non è affatto intelligibile per il contribuente poiché nelle singole cartelle viene riportata unicamente la cifra totale degli interessi dovuti, senza alcuna indicazione del metodo di calcolo e senza specificare le singole aliquote applicate alle varie annualità. La Corte di Cassazione Civile, Sezione tributaria con la sentenza n. 4516 del 21.03.2012 ha affermato che non competono al contribuente difficili indagini per ricostruire “l’operato dell’ufficio” e decifrare un computo degli interessi “criptico e non comprensibile”. In tale situazione si riscontra un difetto di motivazione della cartella stessa. Nella stessa direzione e sempre in tema di adeguata motivazione anche l’Ordinanza n. 8934 della Cassazione Civile sez. VI-T, del 17 aprile 2014 ribasce che “l’obbligo di una congrua, sufficiente ed intelligibile motivazione non può essere riservato ai soli avvisi di accertamento della tassa” e che “alla cartella di pagamento devono ritenersi comunque applicabili i principi di ordine generale indicati per ogni provvedimento amministrativo.

Pertanto, le cartelle che non dettagliano puntualmente il conteggio degli interessi e le aliquote applicate alle varie annualità sono affette da nullità.

Per la Cassazione si tratta di atti lesivi del diritto alla difesa del contribuente e a nulla vale che l’iter dell’accertamento si già giunto a conclusione ed il contribuente stesso sia informato.

Qual è il criterio di calcolo degli interessi che applica Equitalia? È possibile che Equitalia applichi l’anatocismo sul conteggio degli interessi?

Possibile? Direi che è tre volte possibile!

L’anatocismo, ai sensi dell’art. 1283 del codice civile consiste nell’applicazione di interessi su altri interessi. Nel caso di specie sono considerati anatocistici e quindi illegittimi le aliquote e gli interessi applicati su altri interessi e sulle sanzioni.

Possiamo distinguere 3 applicazioni di anatocismo nelle formule utilizzate da Equitalia:

 

l’anatocismo nel calcolo degli interessi di mora: la base di calcolo applicata comprende, infatti, gli interessi di ritardata iscrizione a ruolo e le sanzioni

 

– l’anatocismo nel calcolo dell’Aggio: il compenso di riscossione (o aggio) è determinato in misura percentuale (è quindi parificato ad un interesse) su una base di calcolo che comprende anche gli interessi di ritardata iscrizione a ruolo, le sanzioni e, addirittura, gli interessi di mora!

 

– l’anatocismo degli interessi di dilazione: in caso di rateizzo Equitalia applica gli interessi di dilazione anche sugli interessi di ritardata iscrizione a ruolo e sulle sanzioni.

 

 

È legittima tale pratica? Cosa prevede, a riguardo, la legge?

No, non è una pratica legittima poiché è in contrasto con l’art. 1283 c.c. che, appunto, vieta l’anatocismo.

In base alla vostra esperienza, quante volte capita che la cartella di Equitalia sia viziata per anatocismo?

Trascorsi 60 giorni dalla notifica, tutte le cartelle sono viziate dall’anatocismo!

Come si fa a definire l’entità dell’anatocismo applicato per recuperare o chiedere lo storno delle somme richieste?

Per eliminare l’effetto anatocistico e porre le somme recupero occorre modificare la base ricalcolando gli interessi di mora, l’aggio e gli interessi di dilazione sul solo tributo.

Come è possibile avere, dalla vostra azienda, una consulenza in tal senso e quali sono i costi?

 

La nostra azienda, attraverso la sua piattaforma di cloud computing, mette a disposizione di professionisti che hanno esigenze di analisi complesse, software in grado di realizzare elaborazioni e reportistica in modo semplice e in tempi rapidi, il servizio, in abbonamento, include senza ulteriori spese l’assistenza telefonica di un professionista esperto della materia.

Il nostro software Verifica Cartelle Equitalia, verifica:

– la presenza di anatocismo

– eventuali errori di calcolo di calcolo dell’applicazione della mora, delle sanzioni e dell’aggio l’illegittimità della tecnica di ammortamento impiegata per il rateizzo

– l’applicazione impropria di un tasso di dilazione non conforme ai dettami del D.P.R. n. 602/1973.

Inoltre, ricalcola gli importi, quantifica le somme da recuperare e redige automaticamente la perizia per il ricorso.

note

[1] Cass. sent. n. 11461 del 3.11.1995; Cass. S.U. sent. n. 2246 del 2.04.1986; Cass. S.U. sent. n. 5782 del 26.10.1988; Cass. ord. n. 20211 del 3.09.2013; Cass. setn. N. 24912 del 10.10.2008.

[2] CTP Napoli, sent. n. 524.06.2009; CTP Torino sent. n. 64.08.2011 del 30.05.2011; CTR Torino sent. n. 92/36/12 del 1.10.2012; Cass. sent. n. 4516 del 21.03.2012.

Autore immagine: 123rf com


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3 Commenti

  1. sul tema Equitalia: anatocismo e usura.
    come può ritenersi anatocistico un interesse applicato ad una posta già scaduta?
    come può individuare usura senza uno specifico tasso soglia?
    come può praticare usura chi non presta denaro ma rateizza un debito?
    non mi sembra ci siano sentenza di tribunali di merito che puniscano in tal senso Equitalia…
    attendo sviluppi

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