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Editoriali Allarme dirigenti senza poteri all’Agenzia Entrate: si salvi chi può

Editoriali Pubblicato il 27 marzo 2015

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> Editoriali Pubblicato il 27 marzo 2015

Il diritto, una volta tanto, è dalla parte del contribuente: perché disapplicarlo proprio ora?

Dopo il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, ora a correre in soccorso del Fisco – dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato decaduti ben 1200 dirigenti delle Entrate privi di concorso pubblico – è il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi.

Anche l’Orlandi, in ordine alla validità degli atti emessi dai dirigenti decaduti, avvertendo odore di ricorsi da mezza Italia, ha esternato pubblicamente senza mezze misure: “Smettiamola di far girare sciocchezze, gli atti sono validi, non si facciano spendere soldi inutili ai cittadini per i ricorsi”.

Così come era stato con le dichiarazioni di Padoan, anche in questo caso non possiamo fare a meno di rimanere perplessi. Tralasciamo, per ora, il merito delle vicenda: le affermazioni del direttore trovano smentita ufficiale nelle sentenze di numerosi tribunali, ivi compresa la Cassazione (leggi l’elenco su: “Falsi dirigenti all’Agenzia delle Entrate: le sentenze pro-contribuente”). Quel che lascia stupiti è che a parlare non sia un magistrato – unico soggetto delegato a decidere – ma un organo dell’amministrazione che, per di più, è anche parte in causa! Immaginate che il vostro avversario in giudizio, prima di ricevere la notifica della vostra citazione, appaia in televisione e vi lanci un avvertimento: “è inutile che sprechi i tuoi soldi…!”

Cosa spinge la Orlandi ad avere questa sicurezza se esiste un orientamento giurisprudenziale consolidato che afferma l’esatto contrario di quello che lei afferma? Non avrà, per caso, la sfera di cristallo che le consente di conoscere, sin d’ora, le sentenze che verranno emesse in futuro? Sa già l’Orlandi se i giudici decideranno di cambiare il proprio (sino ad oggi univoco) orientamento? Se è così, che lo dica espressamente e ci illumini su quali sono le ragioni giuridiche di questo convincimento. Solo questo, in realtà, potrebbe far desistere i contribuenti e i professionisti. Solo un ferreo ragionamento giuridico e non un avvertimento che suona più come una minaccia.

Fermo restando che – come abbiamo avuto più volte modo di sottolineare in queste pagine – la prudenza resta d’obbligo (anche per via del fatto che i giudici sono sempre liberi di cambiare il proprio orientamento) – ci piacerebbe conoscere le ragioni (giuridiche e non quelle politiche) che portano le istituzioni a lanciare messaggi subliminali di tale tipo.

Noi parliamo coi fatti e, senza voler né incutere timore agli avversari processuali, né invitare i contribuenti ad affrettati entusiasmi, citiamo solo le sentenze che, correttamente interpretando la legge, tralasciano le valutazioni di merito e di opportunità, ma applicano il diritto: diritto che, una volta tanto, è dalla parte del contribuente!

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Autore immagine: 123rf com


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