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Omesso versamento dell’assegno di mantenimento: non sempre scatta il reato

28 marzo 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 marzo 2015



Reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare: quando il mancato versamento dell’assegno può evitare la condanna.

 

Capita spesso che, dopo la separazione, il genitore obbligato a contribuire al mantenimento della prole (e/o del coniuge), interrompa il versamento dell’assegno mensile adducendo ( in buona o mala fede) problemi legati alla difficile congiuntura economica.

Ci siamo più volte soffermati sulle conseguenze che (non solo sul piano civile) possono derivare da tale comportamento omissivo: in tal caso, infatti, dinanzi ad una denuncia dell’ex, l’obbligato rischia anche la condanna per il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare [1] (del quale abbiamo parlato nell’articolo: Obblighi di assistenza familiare e di mantenimento: quando violarli è reato ) che può comportare oltre che l’applicazione di una pena pecuniaria anche di quella più grave della reclusione (per un approfondimento leggi: Omesso mantenimento dei figli: quando si rischia il carcere).

E se sul punto la Cassazione di regola mostra una linea piuttosto rigida, in ragione della necessità di tutela di soggetti deboli, va detto tuttavia che non sempre la violazione dei provvedimenti economici disposti in sede civile può condurre alla condanna in sede penale.

Vediamo allora, più nello specifico, quando è possibile evitarlo.

Assenza di dolo

Fondamentale importanza, ai fini dell’assoluzione dell’imputato, è data dal fatto che egli non abbia agito con la precisa volontà di sottrarsi ai propri doveri di mantenimento. La norma, infatti, non fa riferimento alle semplici situazioni di omesso o ritardato pagamento, bensì alla condotta di chi si sia volutamente sottratto agli obblighi stabiliti dal giudice. Eviterà perciò la condanna la prova che il genitore (o il coniuge) non abbia volutamente eluso i propri obblighi [2].

Inoltre, sotto il profilo strettamente oggettivo, l’ inadempimento deve essere serio e protratto (o comunque destinato a protrarsi) nel tempo, sì da incidere in modo apprezzabile sulla disponibilità delle risorse economiche che il soggetto obbligato è tenuto a fornire alla famiglia [3].

Stato di indigenza dell’obbligato

Il genitore dovrà così dimostrare di aver mancato di versare l’assegno in quanto si sia trovato nella impossibilità oggettiva di corrispondere all’ex l’importo stabilito in sentenza.

Allo scopo, non basterà di norma giustificare l’inadempimento adducendo la sola diminuzione dei guadagni o una situazione di difficoltà economica [4], ma sarà necessario provare nel giudizio a suo carico che la propria condotta sia stata la diretta conseguenza di un vero e proprio stato di indigenza in cui egli sia venuto a trovarsi.

Potrà perciò essere positivamente valutata, ai fini dell’assoluzione, la situazione di chi percepisca un’indennità di disoccupazione inadeguata a consentirgli di provvedere ai propri bisogni primari [5] o ancora quella in cui al genitore, per via del proprio stato di invalidità, sia stata certificata una permanente e significativa riduzione della capacità lavorativa [6].

Venir meno dei mezzi di sussistenza del beneficiario

La Suprema corte, inoltre, ha ricordato [3] che, ai fini della commissione del reato, una cosa è la situazione di far mancare ai figli o al coniuge il mantenimento (per come previsto dalla norma civile) ed altra è privare loro dei mezzi di sussistenza (concetto questo, di natura penalistica, che ricomprende ciò che è strettamente indispensabile a prescindere dalle condizioni sociali o di vita pregressa degli aventi diritto, quali vitto, alloggio, canoni per le utenze, medicine, vestiario, spese per l’istruzione della prole); la norma penale in questione, infatti, non può sanzionare un semplice inadempimento dell’obbligo stabilito dal giudice in sede civile.

Pertanto, potrà portare all’assoluzione la condotta di chi – se pur in presenza di oggettivi problemi economici e di salute – abbia ugualmente contribuito a mantenere i propri figli: si pensi a situazioni nelle quali il genitore, pur mancando di versare con puntualità e in forma integrale il contributo dovuto, abbia comunque provveduto a numerosi pagamenti relativi ai mezzi di sussistenza (ad esempio di bollette, di canoni locativi, spese legate all’istruzione o al trasporto) [7].

Significativa, a riguardo, è l’assoluzione operata dal Tribunale di Firenze nei confronti di un genitore che, se pur inadempiente nel versamento dell’assegno mensile, aveva -nel corso degli anni -sostenuto per intero (e perciò anche la parte dovuta dall’ex) tutte le spese di luce e gas, pagando alla figlia maggiore più di quanto effettivamente dovuto e aprendo al figlio un libretto nominativo [8].

Non esiste comunque una situazione precisa che possa condurre in automatico all’assoluzione dell’imputato, ma il giudice dovrà fare una valutazione caso per caso, in relazione alle specifiche circostanze.

Val la pena ricordare che, ad ogni modo, l’assoluzione dal reato in sede penale non fa venir meno la responsabilità del soggetto inadempiente in sede civile, il quale potrà quindi vedersi sottoposto, su istanza dell’ex, ad un procedura espropriativa, ad un ordine di pagamento diretto dal datore di lavoro o ad altro genere di provvedimento previsto per il caso di inadempienza o violazioni in materia di responsabilità genitoriale [9].L’inadempimento, infatti, può essere rilevante comunque per il diritto civile pur senza integrare la specifica figura di reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare.

Il consiglio importante per chi venga a trovarsi nella situazione di non poter più ottemperare agli obblighi imposti dal giudice civile è quello di chiedere la modifica delle condizioni [10] risultanti dalla sentenza che stabilisce l’ammontare del mantenimento, al fine di ottenere un nuovo provvedimento che riduca l’importo dovuto. Infatti , le condizioni stabilite in sentenza (sia per accordo delle parti che per decisione del giudice) non possono essere eluse in modo arbitrario (ad esempio autoriducendo la misura dell’assegno), ma richiedono sempre una previa domanda di revisione.

note

[1] Art. 570 cod. pen.

[2] Cass. sent. n 52393/14.

[3] Cass. sent. n. 15898/14 e n. 586/01.

[4] Cass. sent. n. 38363/14 e sent. n. 33492/09.

[5] Cass. sent. n. 7372/13.

[6] Cass. sent. n. 23581/13.

[7] Tribunale S. Maria Capua Vetere, sent. n. 2586/14.

[8] Trib. Firenze sent. n. 3820/14.

[9] Art. 709 ter cod. proc. civ.: “In caso di gravi inadempienze o di atti che comunque arrechino pregiudizio al minore od ostacolino il corretto svolgimento delle modalità dell’affidamento, può modificare i provvedimenti in vigore e può, anche congiuntamente:1) ammonire il genitore inadempiente;2) disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori, nei confronti del minore;3) disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori, nei confronti dell’altro;4) condannare il genitore inadempiente al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria, da un minimo di 75 euro a un massimo di 5.000 euro a favore della Cassa delle ammende”.

[10] Art. 710 cod. proc. civ; art. 337 quinquies cod. Civ. e art. 9 L.898/70.

Autore immagine: 123rf com

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