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Lo sai che? Notifica presso il Comune: quando si perfeziona?

Lo sai che? Pubblicato il 29 marzo 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 29 marzo 2015

Irreperibilità del destinatario e deposito dell’atto del tribunale presso la casa comunale: quando si considera avvenuta la conoscenza del plico?

Che succede se, quando non sei a casa, e nessuno al posto tuo può ritirare la corrispondenza, arriva il postino con un atto del tribunale da notificarti (atti giudiziari)? Come abbiamo chiarito più volte in queste pagine, si applica il cosiddetto procedimento di notifica per “irreperibilità relativa”: in pratica, l’ufficiale giudiziario, qualora non riesca a trovare né il destinatario dell’atto e consegnarlo nelle sue mani, né altri familiari conviventi, addetti alla casa o il portiere (o qualora tali persone rifiutino di prendere il consegna l’altrui posta), esegue due passaggi essenziali (diversamente la notifica è nulla):

1) deposita una copia del plico in questione presso il Comune;

2) contemporaneamente dà notizia di tale deposito al destinatario inviandogli una seconda comunicazione con raccomandata a.r. e immettendola nella cassetta postale (cosiddetta raccomandata informativa).

Il problema affrontato dalla Cassazione in una recente sentenza [1] è quando si può considerare perfezionata la notifica effettuata con deposito presso il Comune. In altre parole, in caso di irreperibilità del destinatario, da quale giorno si può dire che decorrono tutti i termini che, dalla notifica, la legge fa conseguire?

Che significa in parole povere?

Il problema non è di poco conto: cercheremo di spiegarlo in poche e semplici parole.

Se ciascuno di noi fosse libero di “scappare” dalla notifica degli atti semplicemente fingendo di non essere a casa o rifiutandosi di prendere in consegna la posta, nessun processo, procedimento amministrativo o riscossione esattoriale avrebbe luogo.

Allora, sia quando il destinatario (o chi per lui) non è in casa, sia quando questi sbatta la porta in faccia al postino, la notifica si considera ugualmente effettuata con il deposito dell’atto giudiziale al Comune. La legge considera infatti che, all’esito di tale procedimento, il destinatario abbia preso visione (seppure virtuale) dell’atto.

Ovviamente, si tratta di una finzione giuridica, ma necessaria per far in modo che, così, non possano essere bloccati i procedimenti nei suoi riguardi.

Allo stesso modo, il destinatario non potrà impedire che, con il deposito alla Casa Comunale, non decorrano i termini di legge fissati, per esempio, per costituirsi in causa, per opporsi a un decreto ingiuntivo, per contestare una multa, per ricorrere a una cartella esattoriale, ecc.

Il chiarimento della Cassazione

Per rispondere al quesito iniziale, la Suprema Corte [1] ha spiegato che la notifica dell’atto giudiziario deve considerarsi perfezionata, per il destinatario, decorsi 10 giorni dall’invio della raccomandata informativa da parte del notificante, se il primo tentativo di notifica non sia andato a buon fine.

Pertanto, giusto per fare un esempio, nel caso di notifica di decreto ingiuntivo (che, come noto, può essere opposto entro 40 giorni dalla notifica) il termine di 40 giorni per impugnarlo non decorre dunque dalla data di spedizione della raccomandata informativa, bensì dal decimo giorno successivo (data di “presunta conoscenza” della stessa da parte del destinatario).

Dunque – il chiarimento è importantissimo per chi, davvero, non era in casa all’arrivo del postino – se l’atto del tribunale viene comunque ritirato al Comune dall’undicesimo giorno in poi, la notifica si considera già perfezionata il decimo giorno. Pertanto i termini decorreranno ugualmente dal decimo giorno. Diversamente ragionando, il destinatario dell’atto potrebbe, fraudolentemente, spostare a proprio piacimento gli effetti legali di un atto a lui notificato per posta, semplicemente rifiutando dapprima il plico dalle mani del postino, ma poi andando a ritirarlo in Comune dopo qualche settimana.

E invece non è così che va. Sintetizzando, la regola è la seguente:

– se il destinatario ritira prima dei 10 giorni dal deposito alla Casa Comunale, la data di conoscenza sarà quella dell’effettivo ritiro del plico;

– se il destinatario, invece, ritira il plico dopo i 10 giorni dal deposito alla Casa Comunale, o non lo ritira proprio, la conoscenza si considera avvenuta nel decimo giorno dal deposito stesso.

La Cassazione, nel definire ciò, non fa altro che richiamare la precedente sentenza della Corte Costituzionale del 2010 [2] che ha dichiarato illegittima [3] la norma del codice di procedura civile [4] che disciplina le notifiche per “irreperibilità relativa” nella parte in cui prevede che la notifica si perfeziona, per il destinatario, con la spedizione della raccomandata informativa, anziché con il ricevimento comunque decorsi 10 giorni dalla relativa spedizione. Tale disposizione comportava la decorrenza dei termini per la tutela giudiziale del destinatario da un momento anteriore alla concreta conoscibilità dell’atto a lui destinato, violando in tal modo i principi costituzionali invocati dal rimettente con un bilanciamento non ragionevole tra gli interessi del notificante e quelli del destinatario.

note

[1] Cass. sent. n. 5999/15 del 25.03.2015

[2] C. Cost. sent. n. 3/2010.

[3] Per violazione degli artt. 3 e 24 Cost.

[4] Art. 140 cod. proc. civ.

Autore immagine: 123rf com


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