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Per l’elusione fiscale l’accertamento deve contenere la motivazione

29 marzo 2015


Per l’elusione fiscale l’accertamento deve contenere la motivazione

> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 marzo 2015



L’Agenzia delle Entrate deve spiegare la ragione per cui il contribuente ha aggirato la norma fiscale.

Mentre il governo studia gli ultimi dettagli della legge sul cosiddetto “abuso di diritto”, la giurisprudenza incalza l’amministrazione finanziaria: gli avvisi di accertamento che contestano l’elusione fiscale sono nulli se il fisco non spiega al contribuente, con precisione, in che modo questi abbia aggirato la norma per ottenere l’indebito risparmio di imposta.

Con una recente sentenza [1], infatti, la Cassazione accoglie la tesi contraria al fisco. L’Agenzia delle Entrate, in pratica, non può limitarsi a rilevare la pura e semplice violazione della normativa fiscale, contestando al contribuente il fatto che, con un’operazione elusiva, abbia ottenuto un risparmio sulle tasse non consentito dalla legge, ma deve anche provare il disegno elusivo, nonché le modalità di manipolazione e di alterazione degli schemi negoziali classici.

Perché è irragionevole il comportamento tenuto dal contribuente? Questo lo deve chiarire l’amministrazione e non deve essere invece il soggetto accertato a farsi carico di dare prova della liceità del proprio comportamento. Infatti, si legge in sentenza, non costituisce elusione la sola scelta del contribuente di non seguire l’opzione fiscalmente più onerosa.

La legge specifica tre requisiti necessari per l’individuazione del comportamento elusivo:

– l’operazione deve comportare un aggiramento “patologico” di norme tributarie;

– attraverso tale operazione si deve realizzare un risparmio d’imposta indebito;

– l’operazione complessivamente considerata deve essere priva di valide ragioni economiche.

A prescindere da tutto, l’amministrazione deve tenere conto del diritto di difesa del contribuente, dovendo, prima di spiccare l’accertamento, procedere a un contraddittorio preventivo, in modo da consentire al cittadino di presentare le difese a sostegno dell’operazione eseguita. A questo punto anche l’atto impositivo deve allinearsi al principio del rispetto e diritto alla difesa e dev’essere motivato: non è quindi sufficiente un semplice rinvio al processo verbale di constatazione.

È nullo l’accertamento quando l’amministrazione finanziaria non spiega in che modo è stata raggirata la norma per ottenere l’indebito risparmio d’imposta. La Cassazione, con la sentenza in commento, rafforza il concetto per cui incombe alle Entrate la prova del disegno elusivo.

note

[1] Cass. sent. n. 6226/15.

Autore immagine: 123rf com

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