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ASL e medico di base responsabili in solido per la malasanità

29 marzo 2015


ASL e medico di base responsabili in solido per la malasanità

> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 marzo 2015



L’azienda sanitaria locale è responsabile in solido insieme al sanitario convenzionato per la negligenza di quest’ultimo, in quanto obbligata alla prestazione garantita per legge dal Ssn.

Se sbaglia il medico di base, la responsabilità ricade anche (ossia “in solido”) sull’Asl; e questo perché l’azienda sanitaria è responsabile della negligenza del proprio ausiliario, che altro non è che un suo strumento, imposto dall’assicurazione obbligatoria al Ssn. Ciò a prescindere dal fatto che il sanitario convenzionato sia stato volontariamente scelto dal paziente. Così, il soggetto danneggiato dall’errore medico potrà chiedere il risarcimento tanto al professionista quanto all’Asl (o, ovviamente, ad entrambi, fermo restando che l’ammontare resterà sempre lo stesso e non potrà essere duplicato).

A dirlo è una recente sentenza della Cassazione [1]. I giudici della Suprema Corte stabiliscono, una volta per tutte, il principio della responsabilità solidale fra Asl e medico generico (o “di base”), anche se quest’ultimo è solo convenzionato con il servizio sanitario nazionale e non dipendente.

Il paziente, così, vittima della negligenza altrui e della malasanità, sarà garantito due volte: da chi aveva prescelto come proprio medico di famiglia (o, per lui, dalla relativa assicurazione) e, contemporaneamente, dall’azienda sanitaria locale.

Secondo i giudici della Cassazione, infatti, il debitore effettivo della prestazione sanitaria resta unicamente l’Asl nel quadro dei livelli essenziali di assistenza stabiliti dalla legge, mentre il fatto che sia il medico convenzionato a erogarla costituisce soltanto una modalità dell’adempimento, nonostante quest’ultimo venga scelto dal paziente e, dunque, si configuri una scelta fiduciaria: va infatti ricordato che l’utente del Ssn può ben indicare anche un medico dipendente dell’Asl, a riprova che del fatto che i due modelli organizzativi sono fungibili e puntano entrambi al solo obiettivo di assicurare le cure ai cittadini.

Tanto per fare un esempio, qualora il medico di base non si rechi a casa del paziente a visitarlo (laddove previsto, ossia nei casi più gravi e indispensabili) e da ciò derivi un danno per quest’ultimo, l’azienda sanitaria deve rispondere in solido del risarcimento con il sanitario negligente. In base all’attuale quadro normativo, prima e dopo l’introduzione dei cosiddetti livelli essenziali di assistenza (LEA), l’Asl ha una vera è obbligata per legge a prestare l’assistenza medica generica all’utente del Ssn: tale obbligazione è adempiuta (anche) attraverso l’opera del medico convenzionato, che è un suo ausiliario quanto all’erogazione della prestazione.

È irrilevante, infine, la scelta fiduciaria del paziente, che risulta comunque limitata all’elenco del personale che è stato selezionato dalla stessa azienda sanitaria.

note

[1] Cass. sent. n. 6243/2015 del 27.03.2015.

Autore immagine: d.repubblica. it

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