Diritto e Fisco | Editoriale

Illegittimità della norma salva-dirigenti: potenti riflessi sugli atti della riscossione

29 marzo 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 marzo 2015



Illegittime non solo le cartelle di pagamento di Equitalia, ma anche lo stesso ruolo necessario, a monte, per la riscossione: le possibilità di ricorso contro l’Agenzia delle Entrate e l’Agente della riscossione si moltiplicano.

Pubblichiamo il pregevole contributo inviatoci dall’avv. Iris Maria Ruggeri, tributarista del foro di Catania.

Senza volere con ciò creare facili illusioni nella moltitudine di italiani che, oggi, risulta gravemente esposta alle “grinfie” degli Agenti della riscossione, è evidente che la recentissima sentenza della Corte Costituzionale n. 37 del 17.03.2015, con la quale la Consulta ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della norma “salva – dirigenti”, farà sentire il proprio effetto, e non potrebbe essere altrimenti, anche sulle cartelle di pagamento. Quella a seguire l’ottica in cui la pronuncia potrà essere “sfruttata” per tentare di ottenere l’annullamento degli atti della riscossione, ma, molto più importante, del “ruolo”.

Per intenderci, la cartella di pagamento, rappresenta il veicolo attraverso il quale il ruolo, titolo esecutivo tributario, viene portato nella sfera di giuridica conoscenza del debitore.

Ne deriva che, laddove il ruolo sia nullo, la cartella di pagamento sarà “svuotata” del proprio contenuto e rimarrà un mero involucro privo di qualsivoglia effetto.

Orbene, l’art. 12 del DPR. n. 602/1973, intitolato “Formazione e contenuto dei ruoli” , prevede espressamente, al comma 4, che “Il ruolo è sottoscritto, anche mediante firma elettronica, dal titolare dell’ufficio o da un suo delegato. Con la sottoscrizione il ruolo diviene esecutivo”.

Quello evidenziato, il passaggio chiave.

La norma espressamente subordina l’efficacia esecutiva del ruolo alla sottoscrizione del titolare dell’ufficio o del suo delegato. Ultroneo evidenziare che laddove ad aver sottoscritto il ruolo sia un “falso-dirigente”, nessuna valida esecuzione tributaria potrà essere attivata, stante l’impossibilità dello stesso ad acquisire efficacia di titolo esecutivo.

Non resterà, allora, che impugnare la cartella di pagamento e far valere, tra gli altri, il vizio di nullità del ruolo per difetto di sottoscrizione, in violazione dell’art. 12, co. 4, sopra citato ed attendere che la controparte offra, se può, la prova del contrario, ossia della valida sottoscrizione.

Ove ciò non sia la cartella di pagamento ed il ruolo ad essa sotteso non potranno che essere annullati.

Tanto valga per le cartelle di pagamento in relazione alle quali non siano ancora scaduti i termini per impugnare.

In relazione, invece, alle cartelle di pagamento sub iudice, la pronuncia della Corte Costituzionale sarà invocabile nei soli casi in cui fosse già stata dedotta, col ricorso introduttivo, la nullità del ruolo per difetto di sottoscrizione; tale invocazione, da portare all’attenzione del Giudice Tributario con “memoria illustrativa”servirà a rafforzare la contestazione iniziale in particolare nelle ipotesi in cui essa sia stata genericamente e/o scarsamente argomentata.

Nel caso in cui, invece, la contestazione non fosse stata mossa ab origine, la questione non potrà più essere sottoposta al vaglio giudiziale, non potendo configurarsi un’ipotesi di inesistenza giuridica (rilevabile in ogni stato e grado) come da alcune parti azzardato.

avv. Iris Maria Ruggeri

note

Autore immagine: 123rf com

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