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Diritto all’assegno sociale: la casa non si computa

30 marzo 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 marzo 2015



Una recente ordinanza della Cassazione afferma che, per ottenere l’assegno sociale, non debba essere considerato il reddito della prima casa.

L’assegno sociale (ex pensione sociale) è un sussidio reddituale erogato dall’Inps del quale possono beneficiare, a domanda, i soggetti che si trovano in una situazione economica particolarmente disagiata. Si tratta, in particolare, di una prestazione assistenziale (non soggetta a ritenute Irpef), ovvero non correlata al versamento di contributi, riservata solo ai cittadini che non superino, assieme all’eventuale coniuge, le soglie annuali di reddito stabilite dalla normativa.

I parametri soggettivi per beneficiarne, oltre allo stato di bisogno economico, nel dettaglio, sono il possesso di 65 anni e 3 mesi di età, la cittadinanza italiana o europea (purché si risulti iscritti all’anagrafe di un comune d’Italia), o, se extracomunitari, la titolarità del permesso di soggiorno CE di lungo periodo, assieme alla residenza in Italia da oltre 10 anni.

Per l’anno 2015, la misura intera dell’assegno (spettante ai soggetti non coniugati privi di reddito ed ai coniugati con entrate familiari inferiori all’ammontare annuo del sussidio), che è erogato per 13 mensilità, è pari a € 448,52 con un limite di reddito di € 5.830,76 euro annui.

Il beneficio non è permanente: può essere revocato per permanenza all’estero superiore ai 30 giorni, e per perdita dei requisiti reddituali; inoltre, non è reversibile ai superstiti.

Negli ultimi anni, per quanto concerne le componenti computabili al fine della concessione del beneficio, vi sono state parecchie discussioni sul reddito derivante dall’abitazione principale.

In particolare, l’Inps includeva tale elemento nel computo della soglia patrimoniale rilevante, fatto contestato da un gran numero di contribuenti.

La risposta definitiva alla questione è arrivata da un’ordinanza della Corte di Cassazione [1]: nel concreto, la casistica sottoposta alla magistratura riguardava la conversione in assegno sociale di una pensione d’invalidità civile, rifiutata dall’Istituto, in quanto si affermava che la soglia reddituale fosse stata superata, a causa dell’immobile di abitazione.

La Corte di merito ha, in primis, rigettato la tesi dell’Inps, in quanto sostiene l’automaticità della trasformazione dell’invalidità civile in assegno sociale, al compimento del sessantacinquesimo anno d’età, che, pertanto, è indipendente da eventuali accertamenti patrimoniali nei confronti del beneficiario: questo, poiché il possesso dei parametri soggettivi per la pensione d’invalidità civile costituisce, di per sé, un presupposto sufficiente per conseguire l’assegno sociale, a condizioni più favorevoli.

In secondo luogo, è stata posta l’esigenza di accertare se entrate e patrimonio del soggetto richiedente superassero i limiti utili alla fruizione della prestazione, in sede di trasformazione del vecchio sussidio.

Nel dettaglio, la Corte si è interrogata riguardo all’inclusione entro la soglia del reddito derivante dall’abitazione principale: a questo proposito, bisogna osservare la presenza di un orientamento interpretativo stabile sul medesimo argomento [2]; la Cassazione ha sottolineato che, al fine dell’erogabilità dell’assegno, le disposizioni inerenti prevedano l’esclusione delle voci patrimoniali del reddito derivante da prima casa e dagli assegni sociali. Pertanto, nonostante le soglie siano state innalzate più volte, recentemente, non è mai stata modificata l’esclusione dal conteggio di tali componenti, come dimostra, peraltro, la stessa pagina dedicata alla pensione sociale del sito internet dell’Inps. All’interno della relativa sezione informativa del portale, difatti, si legge che ai fini dell’attribuzione dell’assegno non si debba computare, oltre a TFR, indennità di accompagnamento e comunicazione per invalidi civili, ciechi e sordi, arretrati assoggettati a tassazione separata, anche il reddito della casa di abitazione.

La Corte ha osservato infine che, in caso contrario, il limite patrimoniale previsto per le prestazioni assistenziali per invalidità, al momento della conversione in pensione sociale, danneggerebbe il beneficiario che, al contrario, dovrebbe essere maggiormente agevolato a causa di un peggioramento delle condizioni personali, considerando che l’invalidità si aggrava con l’avanzare dell’età.

Tutte queste ragioni motivano ampiamente il rigetto della tesi dell’Istituto, da parte della Suprema Corte.

note

[1] Cass., ord. n. 1081/15.

[2] Cass. sent. n. 5479/12, n. 1456/12, n. 20387/13.

Autore immagine: 123rf com

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2 Commenti

  1. SALVE; COMO Faccio io per ottenerlo….Non lavoro come un Anno. sono en DISAGIO ECONOMICO.. HO CON IL PERMESSO DI SOGGIORNO SCADUTO COME 1ANNO E 3 MESI…Mangio nella MENSA PUBLICA…..AIUDATEME PER FAVORE…..per info 3246214602 Grazie e Arrivederci……….LE MANI SPORCHE DI LAVORO PROFUMANO DI DIGNITA…

  2. Salve, ho fatto domanda per l’assegno sociale, vorrei sapere i tempi dell’istruttoria della domanda , gia’ sono passati 5 mesi e non ho ancora risposta. La domanda e stata inoltratra tramite padronato

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