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Lo sai che? Stanza uso studio compatibile coi benefici prima casa

Lo sai che? Pubblicato il 30 marzo 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 30 marzo 2015

Se adibisco a uso studio una stanza del mio appartamento che è la mia abitazione principale (cosiddetto uso promiscuo), perdo i benefici fiscali per la prima casa di cui sto già godendo?

Il proprietario dell’appartamento può adibire, sia a uso proprio che a uso di altri conviventi, una camera dell’immobile di residenza, per uso dello studio professionale, anche eventualmente per ricevere clienti. La legge, infatti, non dispone in merito alcuna incompatibilità e l’immobile può essere adibito a uso promiscuo. L’importante è che l’abitazione resti comunque prevalentemente destinata ad abitazione.

Ricordiamo che le agevolazioni fiscali per l’acquisto della prima casa [1] consistono in:

Iva al 4%

– imposta di registro, ipotecarie e catastali in misura fissa pari a 200 euro cadauna, oppure, nel caso di acquisto non da impresa, imposta di registro al 2% e ipotecarie e catastali in misura fissa par a 50 euro cadauna.

Si può godere di tali benefici a condizione che nell’atto di compravendita l’acquirente dichiari:

– di non essere titolare, esclusivo o in comunione col coniuge, di diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione di altra casa di abitazione nel territorio del Comune dove si trova l’immobile oggetto dell’acquisto agevolato;

– di non essere titolare, neppure per quote o in comunione legale, su tutto il territorio nazionale, di diritti di proprietà, uso usufrutto abitazione o nuda proprietà, su altra casa di abitazione, acquistata, anche dal coniuge, fruendo delle agevolazioni per l’acquisto della prima casa.

In particolare, l’immobile deve essere ubicato: nel Comune di residenza dell’acquirente, oppure nel Comune in cui, entro 18 mesi l’acquirente stabilirà la propria residenza. L’obbligo di trasferimento della residenza entro suddetto termine non è assolutamente derogabile, se non per fatti imprevedibili ed estranei alla volontà del proprietario (vedi sotto).

Pertanto, non sussiste alcun problema, ai fini delle agevolazioni, se dopo l’acquisto una parte dell’appartamento viene destinato ad uso di attività professionale propria o di un parente.

L’abitazione principale fruisce anche dell’esclusione dell’Irpef e dell’applicazione della Tasi in misura ridotta: neanche questo regime è incompatibile con la destinazione di una stanza a studio per esercizio di attività professionale.

L’importante – come detto – è che l’abitazione resti comunque prevalentemente destinata ad abitazione. Non ci sono invece limitazioni per l’uso promiscuo [2].

Il cantiere non giustifica il ritardo nel trasferimento

Proprio in merito all’obbligo di trasferimento della residenza nel Comune ove si trova l’immobile entro massimo 18 mesi, è intervenuta una recente sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Liguria [3] la quale ha ricordato che tale termine è derogabile solo se sia sopraggiunto un impedimento “improvviso ed inevitabile” o determinato da “cause di forza maggiore” che non potevano essere note al momento della stipula dell’atto di acquisto.

 

Pertanto, il procrastinarsi di eventuali lavori di recupero che abbiano ritardato l’agibilità dell’immobile, per ritardi della ditta di costruzioni, non giustificano il mancato trasferimento della residenza. Il contribuente, anche in questi casi, è tenuto a rispettare il termine perentorio; pertanto, egli è chiamato a valutare in anticipo se i lavori termineranno in tempo o meno e, in quest’ultimo caso, non può richiedere l’applicazione delle agevolazioni.

Non ha quindi il carattere di “imprevedibilità” il mancato trasferimento della residenza in virtù delle condizioni in cui si trovava l’immobile al momento dell’acquisto.

note

[1] n.21, Tabella A, parte II, Dpr 633/72 o articolo 1 Tariffa, Dpr 131/1986.

[2] Art. 1, comma 669, legge 147/2013.

[3] CTR Liguria, sent. n. 18/1/15.

Autore immagine: 123rf com


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