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Come ottenere la sospensione della cartella Equitalia

31 marzo 2015


Come ottenere la sospensione della cartella Equitalia

> Diritto e Fisco Pubblicato il 31 marzo 2015



Istanza al giudice, all’ente impositore e all’agente della riscossione: il pericolo di un danno grave e irreparabile.

Equitalia può procedere ad esecuzione forzata decorsi sessanta giorni dalla notifica della cartella anche se il contribuente ha già presentato ricorso al giudice.

Per evitare, però, che, in presenza di apparenti situazioni di necessità e di illiceità della cartella, il contribuente possa subire un danno irreparabile, è possibile ottenere la sospensione dell’esecutività del titolo (la cartella o un accertamento immediatamente esecutivo).

Esistono diverse forme e modi per ottenere la sospensione dell’esecuzione forzata, utilizzabili in tempi e modi diversi a seconda della fase in cui si trova la procedura di riscossione. Ecco, in sintesi, le chance che si profilano per il contribuente.

1 | ISTANZA AL GIUDICE

L’istanza è subordinata al fatto che il contribuente abbia presentato (o intenda presentare) ricorso al tribunale contro la cartella o l’accertamento esecutivo. Insomma: solo se si procede per la via giudiziale, con l’impugnazione dell’atto, si può chiedere anche (nell’atto stesso o con successiva istanza) la sospensiva dell’esecutività del titolo. Infatti, la semplice impugnazione non ne sospende automaticamente gli effetti e, pertanto, Equitalia, può procedere all’esecuzione forzata anche se pende un ricorso. Ecco perché, di norma, insieme al ricorso, si presenta anche istanza di sospensione.

Se il giudice accoglie l’istanza, l’Agente della riscossione non potrà procedere a effettuare pignoramenti.

Come si procede

Il ricorrente che abbia impugnato l’atto, se teme che l’esecuzione di quest’ultimo possa determinargli un danno grave e irreparabile, può chiedere al giudice, la sospensione in via cautelare di tale atto, mediante la proposizione di una istanza motivata [1].

È necessario che il ricorso illustri al giudice la sussistenza di tali presupposti:

– il pericolo di un danno grave e irreparabile che deriverebbe dall’esecuzione dell’atto impugnato (i giuristi lo chiamano “periculum in mora”);

– la fondatezza del ricorso sulla base di un’analisi sommaria (i giuristi lo chiamano “fumus boni iuris”).

A questo punto il giudice fissa una udienza solo per decidere in merito alla sospensiva e, con successiva ordinanza, decide se accogliere o rigettare la richiesta.

Cosa si intende per “pericolo di danno grave e irreparabile”?

Il danno grave e irreparabile va inteso, ovviamente, in relazione alle condizioni soggettive del contribuente [2].

Ecco alcuni esempi. I giudici hanno ritenuto sussistente il pericolo di un danno grave e irreparabile quando:

– l’esecuzione dell’atto mette a repentaglio diritti primari della parte e non è verosimilmente più eliminabile in futuro: per esempio, se l’esecuzione forzata dell’atto determina una vera e propria situazione di insolvenza da rendere indispensabile il ricorso a procedure liquidatorie (per le aziende) [3] o da ridurre il contribuente in stato di povertà;

– c’è il pericolo di dover ricorrere all’improvviso smobilizzo di beni patrimoniali senza la possibilità di fissare condizioni di vendita adeguate e di individuare idonea controparte [4];

– l’eccessiva esposizione bancaria di un’impresa non consente di far fronte al pagamento di quanto dovuto, con conseguente rischio di pignoramento ed asportazione dei beni aziendali e con ripercussioni gravi sulla situazione occupazionale dei dipendenti [5];

– l’importo in contestazione è molto elevato e i tempi per l’eventuale rimborso sono molto lunghi [6];

– l’importo oggetto dell’accertamento è molto elevato in ragione della natura dell’attività esercitata dalla società [7];

– risulta provata in atti una forte esposizione debitoria nei confronti del sistema bancario che impedisce al contribuente, di attingere ulteriormente allo stesso per pagare il debito con l’erario [8].

Così, per esempio, è stata decretata la sospensione di un avviso di accertamento che comportava un danno grave e irreparabile in base alla sola entità della pretesa erariale, il cui pagamento poteva essere effettuato solo ricorrendo a mezzi straordinari, come l’alienazione del proprio patrimonio immobiliare [9].

Ed ancora il pesante pregiudizio economico che può derivare a un pensionato dall’accertamento anche di poche migliaia di euro non è assolutamente comparabile con quello più che lieve che subirebbe una spa accertata per la stessa somma.

2 | ISTANZA ALL’ENTE IMPOSITORE

Il contribuente può sempre rivolgersi all’ente impositore – quello cioè, titolare del tributo di cui si chiede il pagamento (per esempio Inps, Agenzia delle Entrate, ecc., ma anche Regione e Comuni) – proponendo una istanza in autotutela.

In questo caso, in quanto espressione del potere di autotutela, l’ufficio che ha emesso l’atto può sospenderne l’esecuzione anche d’ufficio, e in assenza di istanza del contribuente, qualora questo appaia illegittimo o infondato.

Presupposti

I presupposti sono gli stessi visti per l’istanza davanti al giudice:

– presentazione di un ricorso fondato;

– danno grave e irreparabile.

L’amministrazione finanziaria ha una maggiore discrezionalità rispetto al giudice in merito all’eventuale accoglimento o rigetto dell’istanza.

Come si procede

Chi ha ricevuto la notifica di una cartella di pagamento o un avviso di accertamento esecutivo e che lo abbia tempestivamente impugnato può richiederne la sospensione in tutto o in parte con istanza presentata alla Direzione Provinciale o Direzione Regionale dell’Agenzia delle Entrate che ha emesso l’accertamento o che ha formato il ruolo.

L’istanza deve essere redatta in carta semplice e va motivata indicando, nel dettaglio, la sussistenza dei presupposti per la sospensiva. Bisogna poi allegare copia delle cartelle di pagamento e del ricorso presentato al giudice competente.

3 | ISTANZA A EQUITALIA

Il contribuente può chiedere direttamente a Equitalia l’immediata sospensione della riscossione nei seguenti casi:

– il diritto di credito azionato era prescritto o decaduto prima che il ruolo fosse stato reso esecutivo;

– l’ente impositore ha emesso un provvedimento di sgravio del credito;

– l’ente creditore ha concesso la sospensione amministrativa;

– il credito è stato in tutto o in parte annullato o sospeso in giudizio;

– è stato effettuato pagamento prima della formazione del ruolo;

– qualsiasi altra causa di non esigibilità del credito.

Come si procede

L’istanza va presentata entro 90 giorni dalla notifica della cartella con raccomandata a.r., in via telematica o con consegna allo sportello. I moduli sono già prestampati da Equitalia.

L’istanza sospende automaticamente l’esecuzione.

Equitalia, entro 10 giorni, trasmette all’ente impositore l’istanza del debitore. Se, nei 60 giorni successivi, l’ente impositore trasmette ad Equitalia lo sgravio, il contribuente non deve più alcunché. Diversamente, quest’ultimo comunica a Equitalia la correttezza della richiesta di pagamento e la cartella torna ad essere esecutiva.

Se invece Equitalia non fornisce risposta al contribuente entro 220 giorni dalla presentazione dell’istanza, i crediti in oggetto sono annullati automaticamente.

PER SCARICARE L’ISTANZA E ULTERIORI MOTIVAZIONI LEGGI: “Sospensione dell’esecuzione forzata e della cartella: come e quando si chiede.

note

[1] Art. 4 D.lgs. n. 546/1992.

[2] CTP Pesaro, sent. n. 48 del 5.05.1997; CTP Pesaro, sent. n. 86 del 26.05.1997.

[3] CTP Milano sent. del 29.10.1996.

[4] CTP Modena sent. n. 216 del 12.04.1999.

[5] CTP Latina, ord. dell’8.05.1996.

[6] CTP ord. n. 732 del 31.05.1996.

[7] CTP Salerno, ord. n. 9 del 30.07.1996.

[8] CTP Reggio Emilia sent. n. 7/1998.

[9] CTP Bari sent. n. 1 del 3.05.1996.

Autore immagine: 123rf com

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1 Commento

  1. Anche se talvolta polemico con gli avvocati italiani ma comunque con critiche derivanti da un ex ingegnere diventato praticante legale abilitato per vedere dal di dentro i mali della giustizia, non posso che congratularmi per la grande utilità sciale del vostro sito e la grande competenza tecnica, questo detto da un praticante formatosi in uno studio tributarista. Grazie

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