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Diritto oblio: per il Garante Privacy Google non è sempre obbligato

31 marzo 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 31 marzo 2015



Cancellazione dei link con gli articoli “negativi” dal motore di ricerca solo per notizie vecchie e non di pubblico interesse.

Google non è tenuto a cancellare, dai risultati del proprio motore di ricerca, quei link riguardanti notizie recenti o, comunque, di interesse pubblico. Lo ha decretato, con una recente decisione, il Garante della Privacy: la notizia è stato diffusa poche ore fa dalla stessa Authority [1].

Google non cancella per il passato; figuriamoci per il presente.

Le richieste finalizzate ad ottenere il cosiddetto diritto all’oblio, ossia la deindicizzazione, dalle pagine del motore di ricerca, di quei fatti non più attuali, possono essere inoltrate alla stessa società di Mountain View a seguito dell’ormai nota sentenza della Corte di Giustizia UE del maggio 2014. A tal fine, posto che la predetta pronuncia ha ritenuto responsabile del trattamento dei dati degli utenti anche il motore di ricerca, BigG ha messo a disposizione di tutti un’apposita pagina ove presentare le istanze per ottenere la cancellazione dei link “pregiudizievoli”. Una mossa, però, che in tutti questi mesi si è rivelata più di facciata che di sostanza (per le 7 ragioni che abbiamo spiegato in un precedente articolo). Così, chi non viene “servito” da Google non ha che da rivolgersi al Garante della Privacy o al Tribunale ordinario (eventualmente con un ricorso d’urgenza).

Ma proprio il Garante ha appena precisato che, in ogni caso, le istanze per il diritto all’oblio non possono avere ad oggetto fatti recenti o di interesse pubblico. Insomma, solo le questioni che non sono più di pubblico interesse possono (e devono) essere deindicizzate (l’indicizzazione consiste nella associazione, nei risultati delle ricerche, del nominativo dell’interessato all’articolo pescato dal motore). Negli altri casi, invece prevale il diritto di cronaca.

Nel caso concreto, l’Autorithy ha negato, a una persona indagata, il diritto alla cancellazione di una notizia dal web perché il fatto era stato ritenuto ancora molto recente e soprattutto di sicuro interesse pubblico, trattandosi di una importante indagine giudiziaria.

Senonché qui ci scontriamo con il solito problema del diritto all’oblio: cosa si può ritenere non più attuale? Dopo quanti giorni, mesi, anni un fatto di cronaca si deve considerare obsoleto e, quindi, da cancellare? E poi: quando una questione è davvero di pubblico interesse? Qual è il confine “dimensionale” per stabilire se un reato è di interesse generale o meno? Quesiti, questi, ai quali nessuna legge risponde, perché il diritto all’oblio è solo un istituto di interpretazione giurisprudenziale, mai oggetto di una apposita normativa. Sicché, stante l’attuale incertezza, casi come quello appena approdato al Garante potrebbero moltiplicarsi all’infinito negli anni a venire.

Nella decisione in commento, viene inoltre affrontata, per la prima volta, un’altra importante questione: quella della coerenza del cosiddetto “snippet”, ossia l’abstract che compare, nelle pagine del motore di ricerca, sotto ogni link con il titolo dell’articolo e che serve per riassumere la notizia richiamata.

Il ricorrente aveva infatti chiesto a Google che, in alternativa alla deindicizzazione, cancellasse o modificasse lo snippet posto che lo stesso associava il proprio nominativo a reati più gravi rispetto a quelli per i quali era indagato. La richiesta è stata ritenuta legittima perché, dall’istruttoria, è effettivamente emerso che lo snippet era fuorviante.

note

[1] Garante Privacy, doc. web n 3736353.

Autore immagine: 123rf com

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