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Lo sai che? I buoni postali entrano nella comunione con l’altro coniuge?

Lo sai che? Pubblicato il 31 marzo 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 31 marzo 2015

L’acquisto di prodotti finanziari alla Posta, anche se fatto da uno solo dei due coniugi, si divide al 50% con l’altro perché rientra automaticamente nel patrimonio comune.

Che succede se uno dei due coniugi, durante il matrimonio ed in regime di comunione dei beni, acquista dei buoni postali? A chi appartengono tali prodotti finanziari? La soluzione a questo quesito, che evidentemente ha diviso gli interpreti, è stata fornita da una recente sentenza [1] della Corte di Appello di Catania.

Se l’acquisto viene fatto da entrambi i soggetti congiuntamente, è facile intuire che i beni rientrano automaticamente nel patrimonio comune dei coniugi e, pertanto, in caso di separazione, i buoni devono essere divisi al 50%.

Ma alla stessa conclusione si deve giungere anche nell’ipotesi in cui l’acquisto sia stato fatto da uno solo dei due coniugi, ed anche se questi abbia utilizzato denaro “proprio”, operando disgiuntamente e autonomamente dall’altro. Il collegio siciliano ha fornito tale interpretazione, spiegando che i buoni postali si considerano, a tutti gli effetti, beni mobili, in quanto rientranti nella categoria dei prodotti finanziari. Attraverso l’acquisto del buono, infatti, i coniugi investono il denaro di cui hanno la disponibilità, trasformandolo in un bene durevole, destinato ad incrementare il patrimonio familiare. Ebbene, in tali casi si applica la norma del codice civile [2] che stabilisce cosa rientra nella comunione legale dei coniugi e cosa, invece, deve considerarsi escluso.

In particolare, rientrano nella comunione tutti gli acquisti compiuti dai coniugi insieme o separatamente durante il matrimonio, ad esclusione di quelli relativi a beni personali. Pertanto, confluisce automaticamente, nel patrimonio comune dei coniugi, non solo l’acquisto dei buoni postali che la coppia effettua congiuntamente, ma anche quello realizzato da un solo coniuge, nonostante il denaro utilizzato per l’acquisto, anziché comune, sia personale.

Risultato: l’altro coniuge, sebbene non abbia messo un solo euro per acquistare i buoni, ne diventa contitolare al 50%.

Come evitare la comunione sui titoli?

Questa conseguenza, però, può essere evitata: i coniugi, cioè, possono fare in modo che i buoni acquistati da uno di loro rientrino nel patrimonio di quest’ultimo e non dell’altro. A tal fine bisogna operare per come il codice civile impone in questi casi [3]. In pratica, è necessario che l’acquisto venga fatto con il prezzo di beni non rientranti nella comunione (vedi i beni donati o ottenuti in eredità) e di ciò sia fatta menzione all’atto dell’acquisto con una apposita dichiarazione.

note

[1] C. App. Catania, sent. del 13.11.2014.

[2] Art. 177 cod. civ.

[3] Art. 179 cod. civ., comma 1 lett. F)

Autore immagine: 123rf com


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