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Fondo e vincolo non salvano la casa per i debiti volti a mantenere la famiglia

31 Marzo 2015
Fondo e vincolo non salvano la casa per i debiti volti a mantenere la famiglia

Vincolo di destinazione inopponibile come il fondo patrimoniale: spetta al debitore dimostrare che il creditore conosceva l’estraneità del credito ai bisogni della famiglia.

Non serve blindare la casa col fondo patrimoniale o il vincolo di destinazione se il debito è già sorto. Opporre, infatti, l’impignorabilità dell’immobile al creditore, il quale agisce in esecuzione forzata per recuperare un pagamento insoluto, potrebbe essere molto difficile. Infatti, in entrambi i casi, il debitore deve riuscire a dimostrare che il creditore conosceva l’estraneità del proprio credito ai bisogni della famiglia. A ricordarlo è il tribunale di Reggio Emilia con una recente sentenza [1]. Ma procediamo con ordine.

Simile, ma non identico al fondo patrimoniale, è il cosiddetto vincolo di destinazione: un istituto che consente a chiunque di destinare beni immobili (o mobili registrati) a un interesse meritevole di tutela (interesse da indicare nell’atto). Tale vincolo, che può durare massimo 90 anni o tutta la vita del beneficiario, rende impignorabile l’immobile nei confronti dei creditori, salvo che il debito sia stato contratto per mantenere la famiglia. In tutti gli altri casi, i creditori non potranno né ipotecare, né pignorare la casa del debitore.

Ma attenzione: se il debitore vuol blindare la casa dalle aggressioni del creditore, deve riuscire a dimostrare che quest’ultimo era consapevole del fatto che il debito non era stato contratto per esigenze essenziali della famiglia. In mancanza di questa prova, non c’è ostacolo che tenga. Valgono, insomma, le stesse regole previste dal codice civile per il fondo patrimoniale, istituto con il quale c’è analogia. Diversamente, sarebbe troppo facile sfuggire alle proprie responsabilità patrimoniali.

In ogni caso, l’interesse da tutelare, oggetto del vincolo di destinazione apposto sull’immobile, deve essere meritevole: in pratica, l’interesse del disponente deve risultare prevalente su quello dei terzi estranei, destinati a essere sacrificati. La parte, quindi, deve indicare, nell’atto di destinazione, le specifiche (e non generiche) ragioni che l’hanno indotta a optare per quel particolare vincolo, evidenziando i motivi per i quali la separazione patrimoniale costituisca l’extrema ratio o comunque lo strumento più indicato per garantire al nucleo familiare quel minimo di tutela che l’ordinamento le riconosce.

Per esempio: non si può considerare un interesse meritevole di tutela il vincolo di destinazione della casa affinché la stessa sia strumentale alle “esigenze di residenza” della famiglia. Né potrebbe esserlo quello rivolto a garantire un futuro stabile ai figli fino a quarant’anni (i giovani – si spera – raggiungono prima l’indipendenza economica). Così, se le motivazioni sono generiche, meglio optare per un fondo patrimoniale che non richiede, invece, finalità di questo tipo e può essere disposto anche senza una specifica causa.


note

[1] Trib. Reggio Emilia, sent. n. 399/2015.

Autore immagine: 123rf com


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