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Stop lavoro per riscaldamenti non funzionanti: la paga matura lo stesso

1 Aprile 2015
Stop lavoro per riscaldamenti non funzionanti: la paga matura lo stesso

Illegittima la trattenuta sullo stipendio: se in azienda fa troppo freddo i dipendenti possono astenersi dal lavoro e vanno pagati lo stesso.

In azienda fa troppo freddo per poter lavorare? L’astensione dei dipendenti è più che legittima perché il datore è tenuto, per legge [1], a garantire le condizioni idonee per la tutela della salute e della sicurezza sul posto di lavoro. Non solo: l’azienda non può neanche operare una trattenuta sullo stipendio per lo “stop” dalle attività, stop avvenuto non certo per volontà dei dipendenti, ma per una impossibilità oggettiva attribuibile a colpa dell’imprenditore. Risultato: i dipendenti vanno pagati in misura integrale, senza alcuna decurtazione.

A dirlo è una sentenza [1] di poche ore fa della Cassazione.

La Corte, giustamente, si mette nei panni dei prestatori d’opera, che non possono patire le conseguenze sfavorevoli dell’inadempimento addebitabile all’impresa perché la caldaia non funziona. E allora, chi è causa del suo mal pianga se stesso: l’imprenditore, nonostante l’astensione del personale, dovrà versare regolarmente lo stipendio.

Se il gelo rende impossibile la prestazione lavorativa – si legge in sentenza – per via della mancata manutenzione degli impianti di riscaldamento o di un guasto improvviso ai termosifoni, i dipendenti ben possono astenersi dal prestare la propria attività lavorativa, nonostante non sia stato indetto alcuno sciopero: lo possono fare con o senza il consenso del datore. Infatti, la disorganizzazione dell’azienda non può ripercuotersi a danno dei lavoratori e sulla loro salute: è il datore che deve assicurare le condizioni necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale. Un obbligo da intendersi a 360 gradi: non, quindi, riferito solo ai macchinari e alla sicurezza sul posto di lavoro, ma anche alle condizioni ottimali per non doversi ammalare di continuo.

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 20 gennaio – 1 aprile 2015, n. 6631
Presidente Macioce – Relatore Buffa

Svolgimento del processo

1. Con sentenza del 14.11.2007, la corte d’appello di Milano, confermando sentenza del tribunale di Lecco del 2005, ha condannato la Bessel spa al pagamento in favore dei lavoratori indicati in epigrafe della retribuzione di un’ora e mezzo di lavoro, illegittimamente trattenuta in ragione ed a seguito della astensione dal lavoro dei lavoratori a causa del freddo nell’ambiente di lavoro per il malfunzionamento della caldaia.
In particolare, la corte territoriale ha rilevato che non fu proclamato alcuno sciopero in quella giornata ma che l’astensione dal lavoro era riconducibile alla impossibilità della prestazione dovuta alla temperatura troppo bassa nell’ambiente di lavoro e al fermo a monte della lavorazione.
2. Avverso tale sentenza ricorre il datore di lavoro per un motivo, illustrato da memoria, cui resistono con controricorso i lavoratori.
3. Con unico motivo di ricorso si deduce vizio di motivazione della sentenza impugnata, in ragione della mancata considerazione che l’ambiente di lavoro in cui operavano i ricorrenti era regolarmente riscaldato e che il fermo dell’impianto di riscaldamento aveva interessato solo il piano sottostante quello occupato dai lavoratori in causa mentre, per altro verso, si rileva, lamentando che tale accertamento non era stato fatto dalla sentenza impugnata, che il varco aperto verso l’esterno al piano interessato dalle lavorazioni era di dimensioni assai contenute tali da non poter incidere sulla temperatura del grande locale.

Motivi della decisione

4. Il ricorso non può trovare accoglimento.
Occorre premettere che il datore di lavoro è obbligato ex art. 2087 cod. civ. ad assicurare condizioni di lavoro idonee a garantire la sicurezza delle lavorazioni ed è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro.
5. La violazione di tale obbligo legittima i lavoratori a non eseguire la prestazione, eccependo l’inadempimento altrui (Sez. L, Sentenza n. 10553 del 07/05/2013; Sez. L, Sentenza n. 14375 dei 10/08/2012; Sez. L, Sentenza n. 11664 del 18/05/2006; Sez. L, Sentenza n. 9576 del 09/05/2005).
I lavoratori, inoltre, mantengono il diritto alla retribuzione, in quanto al lavoratore non possono derivare conseguenze sfavorevoli in ragione della condotta inadempiente del datore.
6. Nella specie, la Corte territoriale, con motivazione congrua e corretta, ha      accertato che la temperatura era significativamente bassa in considerazione della stagione e della eccezionalità della temperatura del giorno, tanto che l’azienda aveva ritenuto legittima l’interruzione dell’attività lavorativa diparte dei dipendenti del piano inferiore. Nel contempo, la sentenza ha accertato che il sito aziendale era articolato in due piani non separati del tutto tra loro, perché il divisore dei piani non occupava l’intero perimetro e consentiva il passaggio d’aria tra i due piani, essendovi un tunnel tra i due piani che consentiva il collegamento tra gli stessi per il passaggio dei carrelli e quindi l’immissione di aria fredda.
La sentenza ha considerato altresì che al piano superiore vi ero un varco per consentire l’installazione di una porta per realizzare una nuova uscita di sicurezza e che tale varco era completamente aperto per un certo periodo della mattina, aggravando la situazione.
II fatto che il reparto fosse vasto è stato valutato dalla corte, che lo ha ritenuto tuttavia irrilevante, essendosi evidenziato che il passaggio di aria fredda avveniva senza ostacoli.
7. Tale valutazione della corte territoriale, involgendo un giudizio di merito, non è censurabile in questa sede di legittimità.
8. II ricorso deve essere pertanto rigettato. 9. Le spese seguono la soccombenza.

P.Q.M.

la Corte rigetta il ricorso; condanna il ricorrente al pagamento in favore dei controricorrenti in solido delle spese di lite, che si liquidano in euro tremilacinquecento per compensi, euro cento per spese, oltre accessori come per legge e spese generali nella misura del 15%.


note

[1] Art. 2087 cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 6631/15 dell’1.04.2015.

Autore immagine: 123rf com


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