Diritto e Fisco | Editoriale

La tenuità del fatto entra in vigore: sarà una vera rivoluzione?

1 Aprile 2015 | Autore:
La tenuità del fatto entra in vigore: sarà una vera rivoluzione?

Al momento dellentrata in vigore del decreto che prevede la non punibilità dei reati per particolare tenuità del fatto rimangono ancora molti dubbi su come sarà applicata la nuova legge e sui suoi effetti concreti.

Oggi entra in vigore il decreto [1] che prevede la non punibilità di numerosi reati per particolare tenuità del fatto. Il testo della legge presenta dei punti oscuri che fanno sorgere molti dubbi su come sarà applicata dai tribunali italiani: eccone alcuni.

 

Lapplicabilità ai reati di competenza del Giudice di Pace.

 

Pochi ne parlano, ma l’archiviazione per particolare tenuità del fatto esiste già dal 2002 per i reati di competenza del Giudice di Pace (es. ingiuria, diffamazione, minacce, lesioni personali ecc.).

La legge già in vigore da ben tredici anni [2] è in gran parte simile alla nuova, ma si distingue per alcuni importanti dettagli:

– l’archiviazione o la sentenza che accerta la tenuità del fatto non viene iscritta nel casellario giudiziale;

– la sentenza non vale come prova di responsabilità nei processi civile o amministrativo per il risarcimento dei danni;

– la persona offesa dal reato può opporsi: in questo caso l’opposizione impedisce al giudice di applicare la tenuità del fatto, a differenza di quanto avviene con la nuova legge che permette al giudice di applicare la causa di non punibilità anche se la persona offesa si oppone.

Si tratta di differenze molto rilevanti, specialmente l’ultima, perché fornisce alla vittima del reato un vero e proprio potere di decidere le sorti del processo penale, ciò che non avviene con la nuova normativa che rischia di lasciare a mani vuote migliaia di vittime di ingiurie, minacce, lesioni, diffamazioni ecc.

Quale disciplina applicheranno i Giudici di Pace? Quella già in vigore o quella nuova?

È molto probabile che la questione dovrà essere risolta dalla Corte di Cassazione o dalla Corte Costituzionale.

L’appellabilità dellarchiviazione o della sentenza.

 

Un’altra importantissima questione su cui la nuova legge non dice nulla riguarda la possibilità di impugnare i provvedimenti di archiviazione o le sentenze di proscioglimento che riconoscono la particolare tenuità del fatto.

La legge infatti impedisce che l’indagato possa impugnare il decreto di archiviazione o la sentenza di proscioglimento [3], a meno che la sentenza non applichi delle misure di sicurezza o abbia prosciolto l’imputato perché ritenuto incapace di intendere e di volere.

Se si considera che comunque l’archiviazione o il proscioglimento per tenuità del fatto producono degli effetti negativi per l’imputato, come ad esempio l’iscrizione nel casellario giudiziale, si comprende perché l’impossibilità di appellare queste pronunce può apparire ingiusta.

La possibilità di applicare la non punibilità più volte.

 

Nonostante in molti abbiano detto che la non punibilità per particolare tenuità del fatto possa essere applicata solo una volta, la legge in proposito dice ben poco.

Se è vero, infatti, che il “perdono” può essere concesso solo se il fatto commesso non è abituale, è anche vero che il giudice può ritenere che non sia abituale commettere ad esempio tre o quattro reati di scarsa gravità e non simili per condotta, scopo od oggetto dell’offesa, se commessi a distanza di qualche anno l’uno dall’altro.

Inoltre, la cancellazione dell’iscrizione dal casellario giudiziale dopo dieci anni, anche se la persona ha commesso altri reati, impedisce che i giudici, dopo questo periodo, possano sapere se la stessa persona ha già usufruito del beneficio.

La libertà dei giudici nellapplicazione della non punibilità.

 

La legge concede molta libertà ai giudici nel valutare se applicare o meno la particolare tenuità del fatto.

Nei primi tempi è quindi molto probabile che ciascun tribunale applicherà una propria “politica”, portando sicuramente a conseguenze discriminatorie.

La vaghezza della legge, infatti, permette ad esempio che un giudice possa rifiutare di applicare la non punibilità a una persona incensurata che ha rivolto un’offesa a un vicino di casa, ma non impedisce che un altro possa decidere di concederla a uno spacciatore che in passato abbia già commesso un furto.

Si può dire quindi che della ormai famosa “tenuità del fatto” tutti parlano, ma nessuno sa e può prevedere quali ne saranno gli effetti concreti, a causa dei molti dubbi su come la nuova legge sarà interpretata e applicata dai giudici italiani.

Il nostro portale continuerà a tenervi aggiornati sui “primi passi” di quella che è stata presentata come una rivoluzione nella giustizia italiana, ma che potrebbe rivelarsi ben meno rivoluzionaria delle attese.



1 Commento

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