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Cessazione di convivenza: diritto al mantenimento?

2 Aprile 2015 | Autore:
Cessazione di convivenza: diritto al mantenimento?

Coppie di fatto: nessun diritto alla casa, all’assegno e al risarcimento dei danni morali e materiali.

Chi non è sposato non ha diritto al mantenimento (così come non ha neanche diritto a che l’altro gli sia fedele): pertanto, in caso di cessazione della convivenza, anche se per colpa dell’altro partner, non si può rivendicare alcun assegno di mantenimento, né alcun’altra somma mensile per far fronte alle proprie necessità di sopravvivenza.

Lo ha chiarito il Tribunale di Roma in una recente sentenza [1].

In particolare, secondo i giudici romani, la cessazione di una lunga convivenza more uxorio non genera alcun diritto al mantenimento né a risarcimenti per danno esistenziale: interrompere un rapporto sentimentale e di convivenza non è, di per sé, un illecito, neanche se la convivenza è durata una vita intera e se uno dei due ha deciso di dedicarsi alla casa, rinunciando alla propria carriera pur di badare alle esigenze dell’altro.

La nostra legge, anche in presenza di una brusca interruzione della convivenza, ed anche se addebitabile al comportamento colpevole di uno dei due partner, non tutela (almeno in questo senso) le coppie di fatto, che così si trovano realmente discriminate rispetto a quelle sposate: ad esse, infatti, non si applicano le norme sulla vita familiare.

E così vale anche per il diritto di abitazione nella casa che è stato il tetto domestico della coppia per lungo tempo. Le cose non cambiano – secondo il tribunale capitolino – in presenza di un figlio che non sia di entrambi i membri della coppia (ma avuto da una precedente relazione): a lui non può applicarsi la relativa tutela.

Il dovere di mantenimento, per le coppie di fatto, esiste solo durante il rapporto, ossia sinché la relazione prosegue. Ma alla cessazione del legame affettivo non resta alcun obbligo di mantenimento; né la presenza di un minore legittima una diversa soluzione.

Vien da sé che ancora più pretestuosa è la richiesta di una condanna dell’ex al risarcimento dei danni morali e materiali subiti a seguito della cessazione della convivenza, come ipotesi di illecito endofamiliare. Infatti tale illecito è stato riconosciuto dai giudici solo in presenza di una violazione dei doveri familiari, qualora non vi sia una specifica sanzione e se l’illecito civile violi in modo grave diritti inviolabili della persona garantiti dalla Costituzione.

Ma non è questo il caso: la semplice cessazione di una convivenza di fatto, senza che vi siano state violenze, non genera mai un illecito.


note

[1] Trib. Roma sent. del 17.12.2014 (R.G. n. 44390/2012).

Autore immagine: 123rf com


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