Pensioni 2015, ultime novità riforma, quota 96 e Opzione donna

2 Aprile 2015 | Autore:
Pensioni 2015, ultime novità riforma, quota 96 e Opzione donna

Prosegue il susseguirsi di proposte per riformare il settore previdenziale, con particolare riguardo ai requisiti d’accesso alla pensione.

Dal 2012, anno di entrata in vigore del Decreto Salva-Italia, meglio conosciuto come la famigerata Riforma Monti-Fornero [1], il panorama pensionistico italiano non ha conosciuto pace: moltissimi, infatti, sono stati i soggetti seriamente danneggiati dall’inasprimento dei requisiti per l’accesso alla quiescenza.

È pur vero che esistono alcune deroghe alla normativa, come l’Opzione Donna (che consente alle lavoratrici di pensionarsi a 57 anni e 3 mesi d’età, con 35 anni di contributi, optando per il calcolo contributivo dell’assegno), il Salvacondotto per i nati del 1951 e 1952, le normative di Salvaguardia, ed ulteriori agevolazioni per gli addetti a lavori usuranti, notturni, e per i comparti di pubblica sicurezza e sanità. Tuttavia, le eccezioni elencate non sono sufficienti alla risoluzione dell’enorme piaga sociale che è stata generata dalla Riforma, con un numero enorme di soggetti che si ritrova senza stipendio e senza pensione, e con altrettanti giovani disoccupati a causa del blocco del turnover generato dai pensionamenti tardivi.

Allo stato attuale, la situazione si preannuncia ancora più grigia, con i nuovi incrementi dei requisiti di età e contribuzione legati alla speranza di vita: dal primo gennaio 2016, entrambi i parametri saliranno di ben 4 mesi.

Modificare la normativa è un compito arduo, poiché il Salva Italia, abbinato agli incrementi periodici, garantisce allo Stato ben 80 miliardi di entrate extra sino al 2020: in questo senso si sono mosse le dichiarazioni del Consigliere economico di Renzi, Yoram Gutgeld, e dell’ex ministro Corrado Passera, che sembrano allontanare ogni innovazione.

Tuttavia, molti politici, nonostante siano consci delle problematiche economiche legate alla questione, si sono resi conto che proseguire verso un progressivo e rigido inasprimento dei requisiti pensionistici porti comunque ripercussioni negative nelle casse erariali, con un nutrito numero di famiglie che ritrovandosi prive di reddito, hanno comunque bisogno di sussidi pubblici.

A questo proposito, Cesare Damiano, il Presidente della Commissione Lavoro della Camera, ha formulato due nuove proposte, battezzate “Quota 97 e Quota 100”: esse consentirebbero di accedere alla pensione a partire dai 62 anni d’età, con 35 anni di assicurazione, con una penalizzazione graduale, pari al massimo all’8%.

Il partito Sel ha poi proposto l’istituzione di nuove tabelle per l’accesso al trattamento pensionistico, basate su età anagrafica ed annualità di contribuzione, diversificate in base alla tipologia d’impiego svolto: tale programma ha subito trovato riscontri positivi, in specie da parte di chi riteneva molto limitativi i requisiti previsti per entrare nella “cerchia” degli addetti ai lavori usuranti; ad esempio, mansioni come quelle di un manovale, pur essendo insindacabilmente faticose, non rientrano nella normativa degli impieghi usuranti, a meno che non si tratti di lavori effettuati in miniere o cave, in spazi angusti, o, ancora, sia implicata asportazione dell’amianto.

Un’altra proposta è giunta, in questi giorni, dal leader del Partito Italia Nuova, che ha avanzato la possibilità di pensionare i soggetti con 35 anni di contribuzione, con un assegno pari ad € 800 euro ,per 14 mensilità; per i soggetti con 40 anni di contributi, l’ammontare sarebbe pari, invece, a € 1.000. Il tutto, senza prendere in considerazione l’età anagrafica. L’idea ha già ottenuto l’appoggio del leader della Lega e addirittura dell’Inps : in particolare, si è a favore di un assegno così “forfettizzato”, in quanto in tanti, a causa del calcolo contributivo, rischiano, un domani, di trovarsi molto al di sotto della soglia di povertà; con un simile calcolo, il pericolo sarebbe scongiurato..

L’ultimo suggerimento arriva, infine, da Landini, che, in parallelo a quanto formulato da Damiano, propone un abbassamento dell’età pensionabile tra i 60 ed i 62 anni, ma senza riferimento alle quote.

Come andrà a finire il dibattito? Al momento non esistono certezze, né una proposta più probabile rispetto alle altre; certo è che, se non una vera e propria riforma, delle notevoli innovazioni, o un’estensione di deroghe, dovranno essere effettuate in tempi non biblici, a causa dell’insostenibilità delle problematiche sociali connesse, che comportano, comunque, pesanti esborsi da parte dello Stato.

note

[1] D.L. 201/2011.

Autore immagine 123rf com


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