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Riscossione esattoriale fino a 5 anni dalla cancellazione dal registro imprese

2 Aprile 2015
Riscossione esattoriale fino a 5 anni dalla cancellazione dal registro imprese

Cassazione: il fisco ha cinque anni di tempo, ma solo se l’istanza di cancellazione della società è pervenuta dopo il 13 dicembre 2014.

Arriva la prima sentenza della Cassazione che chiarisce la portata applicativa della nuova norma contenuta nel decreto Semplificazioni [1], norma che porta da un anno a cinque il termine entro cui il fisco, a partire dalla data di cancellazione dell’azienda dal registro delle imprese, può bussare alla porta della società estinta e pretendere ugualmente il pagamento del debito.

Oggi, dicevamo, la Suprema Corte ha stabilito un importante chiarimento [2]: la norma in commento non ha portata retroattiva: pertanto, l’amministrazione finanziaria potrà valersi del più ampio termine dei cinque anni solo a condizione che l’istanza di cancellazione dal registro delle imprese sia pervenuta dopo il 13 dicembre 2014.

Dunque, il differimento quinquennale (operante nei soli confronti dell’amministrazione finanziaria e degli altri enti creditori o di riscossione, con riguardo a tributi o contributi) degli effetti dell’estinzione della società [3] si applica esclusivamente ai casi in cui la richiesta di cancellazione della società dal registro delle imprese (richiesta che costituisce il presupposto di tale differimento) sia presentata dopo l’entrata in vigore del Dl Semplificazioni (cioè il 13 dicembre 2014 o successivamente).

Vale a dire l’amministrazione finanziaria ha più tempo per riscuotere i suoi crediti solo nei confronti di società, di capitali e di persone, il cui liquidatore ha fatto istanza di cancellazione dopo il 13 dicembre 2014, giorno di entrata in vigore della nuova norma.

Come cambia la responsabilità della società

Per via della riforma approvata l’anno scorso, dunque, gli effetti dell’estinzione della società, qualora derivi però da una cancellazione dal registro delle imprese disposta su richiesta, è differito per cinque anni, decorrenti dalla richiesta di cancellazione, ma tale differimento vale solo per il settore tributario e contributivo. In altre parole, per esempio, se a bussare alla porta della società è una banca, per il mancato pagamento di un mutuo, la richiesta non potrà più essere rivolta alla persona giuridica ormai estinta; e questo vale per qualsiasi altro creditore privato. Diverso, invece, il discorso quando a dover riscuotere è il fisco. In tale ipotesi, infatti, lo Stato ha ben cinque anni di tempo per presentarsi “a casa” della ex società e pretendere – nonostante la cancellazione dal registro delle imprese – il pagamento del debito erariale.

Questo significa che l’estinzione intervenuta durante tale periodo non fa venir meno la “validità” e l’efficacia sia degli atti di liquidazione, di accertamento, di riscossione relativi a tributi e contributi, sanzioni e interessi, sia degli atti processuali afferenti a giudizi concernenti detti tributi e contributi, sanzioni e interessi (si pensi, ad esempio, a un appello contro una decisione di una CTR favorevole al contribuente).

In più, spiega ancora la Cassazione il differimento degli effetti dell’estinzione non opera necessariamente per un quinquennio, ma per l’eventuale minor periodo che risulta al netto dello scarto temporale tra la richiesta di cancellazione e l’estinzione.

La riforma è stata anche oggetto di una importante circolare dell’Agenzia delle entrate [4] secondo cui la possibilità di riscuotere i crediti delle società estinte per cinque anni varrebbe anche per quei casi in cui l’istanza sia stata presentata prima del 13 dicembre 2014. Secondo, infatti, l’interpretazione dell’amministrazione finanziaria, il decreto semplificazioni avrebbe effetti retroattivi, applicandosi a tutte le società, a prescindere dalla data di estinzione.

La Cassazione, invece, si schiera dalla parte del contribuente e dice “no” all’interpretazione retroattiva. Una importante sentenza che, certamente, non mancherà di far discutere.


note

[1] Dl n. 175/14, comma 4 dell’art. 28.

[2] Cass. sent. n. 6743/15 del 2.04.2015.

[3] Ex art. 2495, secondo comma, cod. civ.

[4] Ag. Entrate circolare n. 31/E del 2014. In particolare, in tale circolare si legge che “sempre nell’ambito della semplificazione fiscale, il comma 4 dell’art. 28 del decreto stabilisce che – ai soli fini della liquidazione, accertamento e riscossione dei tributi e contributi, sanzioni e interessi – l’estinzione della società, disciplinata dall’art. 2495 del codice civile, produce effetto trascorsi cinque anni dalla richiesta di cancellazione dal registro delle imprese. Trattandosi di norma procedurale, si ritiene che la stessa trova applicazione anche per attività di controllo fiscale riferite a società che hanno già chiesto la cancellazione dal registro delle imprese o già cancellate dallo stesso registro prima della data di entrata in vigore del decreto in commento”.

Autore immagine: 123rf com


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