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Concorsi pubblici: tempi di correzione delle prove scritte insindacabili

3 Aprile 2015 | Autore:
Concorsi pubblici: tempi di correzione delle prove scritte insindacabili

Tempi di correzione ridotti e mancata indicazione nel verbale del tempo medio di correzione per elaborato: il giudizio della commissione è legittimo e non sindacabile nel merito.

 

I tempi impiegati dalla commissione giudicatrice per la correzione degli elaborati di un concorso pubblico non sono sindacabili, a meno che non siano stati appositamente predeterminati i termini medi da dedicare a ciascun candidato.

È quanto affermato da una recente sentenza del TAR Lazio [1] che ha respinto il ricorso di un candidato che aveva impugnato il verbale di correzione dei propri elaborati giudicati non idonei al concorso per magistratura ordinaria del 2009.

Secondo il ricorrente la commissione esaminatrice era stata responsabile di violazione di legge per non aver verbalizzato il tempo impiegato per la correzione di ciascuna prova scritta nonché di eccesso di potere per l’esiguità del tempo medio indicato per la correzione complessiva degli elaborati.

I giudici hanno ritenuto che la durata delle operazioni di valutazione delle prove concorsuali è, di norma, insindacabile, in assenza di predeterminazione dei rispettivi tempi da dedicare alla correzione [2].

Ciò in quanto non è possibile stabilire quanti e quali candidati abbiano fruito di maggiore o minore attenzione da parte della commissione e se, quindi, il tempo effettivamente impiegato possa incidere in concreto sul giudizio del singolo candidato.

Difatti la congruità del tempo di correzione impiegato va valutata anche con riferimento alla consistenza degli elaborati e alle problematiche di correzione dagli stessi emergenti.

Non è dunque detto che un tempo esiguo abbia inficiato la corretta valutazione degli elaborati.

In sintesi secondo i giudici ai tempi medi impiegati per la correzione non può riconoscersi alcun decisivo rilievo ai fini della correttezza del procedimento valutativo.

Nella stessa sentenza i giudici ribadiscono poi che il giudizio espresso da una commissione di concorso, poiché comporta una valutazione essenzialmente tecnico-qualitativa della preparazione del candidato, non è sindacabile nel merito ma solo per motivi di legittimità e cioè per evidente superficialità, incompletezza, incongruenza, manifesta disparità, laddove tali profili risultino emergenti dalla stessa documentazione fornita in giudizio e siano tali da configurare un palese eccesso di potere.

Il giudice non può entrare nel merito della valutazione in quanto deve rispettare la discrezionalità tecnico-scientifica di giudizio operata dalla commissione ai fini del risultato di idoneità/inidoneità al concorso.

In altri termini il giudice non può sostituirsi alla commissione rivalutando gli elaborati del ricorrente ma può sindacare in punto di legittimità il giudizio della commissione solo quando questo risulti macroscopicamente viziato da illogicità, irragionevolezza o arbitrarietà.

note

[1] TAR Lazio sent. n. 2250 del 6.2.15.

[2] TAR Lazio, sent. n. 12826/2014 e TAR Palermo sent. n. 362/2014.


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