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Ricorsi contro l’Agenzia delle Entrate: a rischio aumento IVA

6 Aprile 2015 | Autore:
Ricorsi contro l’Agenzia delle Entrate: a rischio aumento IVA

Scandalo dei dirigenti decaduti: per far fronte al grosso buco, che mette a rischio il gettito fiscale e la griglia del Def (Documento di economia e finanza), potrebbero scattare le clausole di salvaguardia.

Potrebbero essere i contribuenti a pagare i risarcimenti per gli illegittimi accertamenti fiscali firmati, in tutti questi anni, dai “falsi dirigenti” dell’Agenzia delle Entrate. Sembrerebbe, infatti, che qualora si avveri ciò che, al momento, sembra un rischio tutt’altro che remoto – ossia che le Commissioni Tributarie accolgano i ricorsi contro le cartelle di Equitalia per accertamenti firmati dai 767 funzionari del fisco ghigliottinati dalla Corte Costituzionale – questo potrebbe far saltare i piani di bilancio dell’Erario e avvicinarci, ancor di più, alla possibilità di un aumento dell’IVA di 2 punti percentuali: aumento che scatterà, in automatico, tra otto mesi se le cose resteranno inalterate.

Il Governo sta cercando una cura che, probabilmente, potrebbe essere più dannosa dello stesso male: quello di una norma di interpretazione autentica che “sani” tutti gli accertamenti fino ad oggi emessi: norma, però, che rischierebbe anch’essa – e a maggior ragione – di cadere sotto la scure della Corte Costituzionale, perché porrebbe il proprio presupposto su una legge appena dichiarata incostituzionale. Insomma, l’esecutivo starebbe tentando di sviare la sentenza della Consulta, ancora una volta calpestando lo Statuto dei contribuenti. Ma procediamo con ordine.

Operazione “IVA al 24%”

Il pericolo di un aumento dell’IVA è tutt’altro che remoto ed è apparso, nella sua più chiara evidenza, proprio ora che il Governo si appresta ad approvare il Def, ossia il Documento di economia e finanza che detta le linee guida della politica infrastrutturale nazionale. Infatti, tra le tante cose di cui il Def dovrebbe occuparsi è di scongiurare l’aumento dell’IVA, disinnescando le cosiddette clausole di salvaguardia contenute nella legge di stabilità per il 2015, che prevedono l’automatico rincaro dell’IVA qualora non saranno raggiunti gli obiettivi della spending review. In forza di tale previsione, se le cose rimarranno invariate, l’imposta sul valore aggiunto toccherà il 24% nel 2016, il 25% nel 2017 e il 25,5% nel 2018.

Il rischio di una valanga di ricorsi

Ebbene, quando tutto faceva sperare che questo aumento potesse essere scongiurato, qualcuno si è accorto che i conti del Governo rischiano di “saltare” proprio per via del potenziale caos dovuto ai ricorsi contro gli atti dei dirigenti illegittimi dell’Agenzia delle Entrate: un caos che mette a rischio il gettito e la stessa griglia del Def.

L’esito dei ricorsi, infatti, è tutt’altro che scontato come, invece, aveva ritenuto l’Orlandi, direttrice dell’Agenzia delle Entrate, quando aveva diffidato (nel vero senso della parola) gli italiani dallo “spendere inutilmente i propri soldi” in ricorsi senza speranza. Lo ha detto la stessa Associazione Magistrati Tributari, facendo letteralmente tremare tutta l’Amministrazione Finanziaria, Equitalia compresa (leggi “Accertamenti dell’Agenzia Entrate illegittimi: i giudici zittiscono il Ministro”). Evidentemente l’Orlandi – che già conosceva lo scandalo del quale l’Agenzia avrebbe dovuto, prima o poi, rispondere nei confronti degli italiani – deve smettere di vestire i panni del giudice: i giudici – questa volta quelli veri – le hanno ricordato, infatti, che l’ultima parola spetta solo ai Tribunali e non certo alla pubblica amministrazione, che peraltro, in questo caso, è parte in causa.

Così, dopo le parole dell’Associazione Magistrati Tributari, il Fisco si è sentito tremare la terra sotto i piedi. Del resto l’Agenzia già conosce tutte le condanne che ha riportato, in questi anni, per via degli atti di accertamento firmati da funzionari senza poteri (leggi “Falsi dirigenti all’Agenzia delle Entrate: le sentenze pro-contribuente”). Un orientamento ormai consolidato in tutti i tribunali d’Italia.

Il rischio, dunque, è che il potenziale di ricorsi e di condanne che si profilano all’orizzonte potrebbe far saltare i conti dello Stato. Con la conseguenza di dover aumentare l’IVA di 2 punti percentuali tra 8 mesi. Se così dovesse essere, lo Stato si riprenderà, dai contribuenti, i soldi che è stato costretto a restituire loro.

La pessima soluzione che cerca il Governo

Una possibile soluzione – si legge nelle pagine del Sole 24 Ore – dovrebbe arrivare da un imminente decreto interpretativo da parte del governo che assicuri come gli atti firmati dai dirigenti siano legittimi. Una scelta forse ancora più catastrofica rispetto a quella dell’aumento dell’IVA perché il rischio – tutt’altro che infondato – è che una sanatoria di una legge già dichiarata incostituzionale è incostituzionale anch’essa perché cerca di eludere il dettato della Corte Costituzionale.

Insomma, il governo vorrebbe salvare il problema dei falsi dirigenti con una norma di interpretazione autentica. Ma tali norme hanno dei limiti invalicabili, indicati nello Statuto del contribuente, che lo Stato continua a ignorare e a calpestare.

Si tratta, certo, della solita coperta troppo corta; ma chi la gestisce dimostra certamente di avere le idee poco chiare.

note

Autore immagine: 123rf com


2 Commenti

  1. Cancelliamo questi 3 governi anti costituzionali voluti dall’ex presidente della Rep.
    Con 3 colpi di stato ,ripartiamo con Berlusconi il meno peggiore, i partiti di sx non sanno governare anzi nemmeno l’opposizione.

  2. Il governo illegittimo dimostra tutti i propri limiti giorno che passa.
    Annaspa con DL ma, privo di statura “statuale” sceglie problematiche emozionali che il popolino segue, distraendolo
    dai problemi veri. l’elenco sarebbe lungo (euro, fisco, lavoro,ecc)

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