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Assegno scoperto: istruzioni su cosa fare

6 Aprile 2015 | Autore:
Assegno scoperto: istruzioni su cosa fare

Il possessore di un assegno scoperto può tutelarsi mediante la procedura di esecuzione forzata.

A quanti di noi è capitato di recarsi in banca per cambiare un assegno ed avere l’amara sorpresa di sentirsi rispondere che era scoperto. Cosa fare in casi del genere?

Esistono due tipi di assegni: l’assegno circolare e l’assegno bancario.

L’assegno circolare viene firmato ed emesso dalla banca che poi trattiene la somma dal proprio correntista; l’assegno bancario, invece, viene firmato direttamente dal correntista (cioè la persona che ci ha dato l’assegno).

Mentre nel primo caso la banca assume su di sé l’obbligo di pagare la somma indicata nell’assegno, nella seconda ipotesi la banca si limita a pagare l’importo richiesto purché il conto del correntista abbia la liquidità necessaria.

Ovviamente l’assegno circolare presenta maggiori garanzie visto che l’istituto bancario ha sempre una provvista (cioè un deposito di denaro) a copertura degli assegni emessi. Nel secondo caso, invece, tutto dipende dalla buona fede di chi ha emesso l’assegno: questi, in teoria – ed in pratica succede spesso – potrebbe rilasciare un titolo pur non avendo, sul conto, il deposito di denaro sufficiente a coprire il pagamento dell’assegno. Cosa fare, quindi, nel caso in cui abbiamo ricevuto un assegno bancario scoperto?

L’assegno è un titolo di credito che attribuisce al possessore il diritto alla prestazione in esso indicata (cioè il diritto a ricevere dalla banca la somma riportata) dietro presentazione del titolo [1]. La legge che disciplina l’assegno bancario specifica che il suddetto titolo di credito è pagabile dietro presentazione dello stesso presso lo sportello bancario (tecnicamente si dice che è “pagabile a vista”)[2].

Inoltre esso va presentato entro termini ben precisi.

Più in particolare il termine entro il quale presentare l’assegno è di otto giorni se è pagabile nello stesso comune in cui è stato emesso; quindici giorni se è pagabile in altro comune della Repubblica italiana [3].

Qualora il titolo di credito risulti scoperto il possessore potrà in primo luogo “protestare” l’assegno cioè avviare un procedimento per ottenere che venga riconosciuto che l’assegno è stato presentato alla banca ma non è stato pagato.

Poiché l’assegno oltre ad essere un titolo di credito è anche un titolo esecutivo, il possessore potrà immediatamente avviare la procedura per recuperare il credito.

A tal fine il portatore dell’assegno dovrà redigere il cosiddetto atto di precetto cioè l’atto con il quale si intima al debitore di pagare l’assegno entro il termine di dieci giorni [4].

L’atto di precetto ed il titolo esecutivo dovranno poi essere notificati (cioè inviati tramite un Ufficiale Giudiziario) al debitore il quale sarà tenuto a pagare entro il termine indicato a partire dal momento in cui riceve l’atto.

La procedura esecutiva appena illustrata dev’essere avviata entro il termine di sei mesi dall’esibizione dell’assegno presso la banca.

Decorso il termine di sei mesi il creditore potrà comunque recuperare la somma di denaro mediante il procedimento per decreto ingiuntivo il quale però prevede un iter ben più complesso.

Infatti il creditore dovrà avviare una vera e propria causa ordinaria al fine di far accertare il proprio diritto di credito e poi poter agire mediante esecuzione forzata.


note

[1] Art. 1992 cod. civ.

[2] Art. 31, R.D. 21 dicembre 1933, n. 1736.

[3] Art. 32, R.D. 21 dicembre 1933, n. 1736.

[4] Art. 480 cod. proc. civ.

Autore immagine: 123rf com


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