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Imposta di registro: come si calcola la base imponibile

6 Aprile 2015
Imposta di registro: come si calcola la base imponibile

L’imposta va calcolata sul valore catastale, sul valore ai fini Imu o sul valore venale risultante dall’atto di compravendita?

Dal 1° gennaio 2014 è stata rimodulata l’aliquota dell’imposta di registro sugli atti di trasferimento degli immobili. In particolare, per i trasferimenti aventi per oggetto “altri immobili” (cioè non prima casa), le modifiche sono così sintetizzabili:

– l’aliquota dell’imposta di registro è stata portata al 9%

– le imposte ipotecarie e catastali a 50 euro cadauna.

Riguardo all’imposta di registro, è bene chiarire quale sia la base imponibile dell’aliquota del 9%: l’imposta va calcola sul valore catastale, sul valore ai fini Imu o sul valore venale risultante dall’atto di compravendita?

In verità, le modifiche introdotte dal 2014 alle aliquote dell’imposta di registro ed ipo-catastali nulla hanno variato in termini di base imponibile che resta, in generale, riferita solo al valore del bene da intendersi come valore normale di mercato [1].

Il valore di mercato non coincide necessariamente con il corrispettivo indicato in atto in quanto costituisce un valore astratto, potenziale, desumibile da atti aventi oggetto beni analoghi intercorsi nell’ultimo triennio, oppure dalle valutazioni dell’Omi (osservatorio del mercato immobiliare) o da altre considerazioni svolte dagli Uffici.

I valori Imu non costituiscono un parametro vincolante.

Esiste una sola eccezione a tale regola: si tratta degli immobili abitativi acquistati da privati (come acquirenti) per i quali è utilizzabile il meccanismo del prezzo-valore: in tale caso la base imponibile è pari al valore catastale.


note

[1] Tanto, del resto, è previsto dall’art. 43 Tur.

Autore immagine: 123rf com


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